Cos'è la partita IVA?

La partita Iva è un codice identificativo che serve a chiunque voglia svolgere professionalmente ed abitualmente un’attività per conto proprio. La partita Iva serve dunque ai commercianti e agli artigiani, ai liberi professionisti e a tutte quelle organizzazioni (società ma anche associazioni, fondazioni…) che svolgono attività commerciali.

Ma quand’è che ti serve la partita Iva?

Devi aprire la partita Iva se hai intenzione di svolgere un’attività commerciale in maniera professionale ed abituale. Non è sempre chiaro da comprendere se tu svolga o meno la tua attività in maniera professionale ed abituale. Molti pensano che la partita Iva si debba aprire solo se si supera il limite di 5 mila euro di ricavi. In realtà non è così. Il limite dei 5 mila euro infatti è il limite di compensi che puoi ricevere tramite collaborazioni occasionali che come dice il termine stesso si riferiscono ad una attività che tu svolgi solo occasionalmente. Esistono diverse attività che possono darti ricavi inferiori ai 5 mila euro ma che rientrano pienamente nella definizione di attività svolte professionalmente ed abitualmente.

Obblighi e costi

IRPEF e contributi

Se hai capito di aver bisogno di aprire una partita Iva ti starai sicuramente chiedendo quali siano i costi e gli obblighi cui vai incontro aprendo la partita Iva. I costi fiscali della partita Iva sono prevalentemente le imposte sui redditi ed i contributi previdenziali. In un articolo precedente ti ho spiegato come funziona l’Irpef, per quanto riguarda i contributi previdenziali invece la disciplina è più complessa:

  • Se svolgi attività di impresa ti devi iscrivere all’Inps Artigiani e Commercianti. Questa gestione previdenziale prevede il pagamento di quattro rate fisse (maggio, agosto, novembre e febbraio) che coprono fino ad un reddito pari a circa 16.000 euro. In caso di reddito superiore si dovranno pagare i contributi previdenziali sulla differenza nello stesso momento del pagamento dell’Irpef.
  • Se invece sei un libero professionista puoi rientrare in due casi diversi:
    • Appartieni ad un ordine professionale (avvocati, geometri, architetti, medici, commercialisti, …) che ha anche una cassa di previdenza. In questo caso la tua gestione previdenziale sarà affidata alla cassa di previdenza del tuo ordine.
    • Non appartieni ad un ordine o il tuo ordine non ha una cassa di previdenza. In questo caso rientri nella gestione separata dell’Inps. Verserai quindi i contributi in percentuale al tuo reddito nello stesso momento in cui verserai l’Irpef.

Ciascuna situazione comporta quindi diverse tempistiche e diversi importi da pagare. Inoltre è importante capire che se sei iscritto alla gestione artigiani e commercianti o ad una cassa di previdenza professionale ci sono degli importi minimi da pagare anche se il tuo reddito è pari a zero.

Ovviamente non puoi scegliere liberamente se iscriverti alla gestione artigiani e commercianti o alla gestione separata dell’Inps: dipende dalla tipologia di attività che svolgi dalla quale deriva un codice attività che comanda l’iscrizione all’una o all’altra gestione previdenziale.

I contributi previdenziali non sono gli unici contributi che devi versare, infatti per tutti i soggetti con partita Iva (tranne i professionisti e i commercianti se lavorano da soli) c’è l’obbligo di iscrizione all’Inail da cui deriva un obbligo di versare dei contributi assistenziali a questo ente.

IVA

Oltre all’Irpef e ai contributi previdenziali e assistenziali, se hai la partita Iva, devi affrontare la gestione dell’Iva a credito (quella che paghi ai tuoi fornitori) e a debito (quella che ricevi dai tuoi clienti). A seconda del tuo fatturato dovrai liquidare la differenza o dichiarare di avere un credito Iva mensilmente o trimestralmente. Esiste però un regime particolare che viene spesso utilizzato da chi apre partita Iva, il regime forfetario, che non prevede la gestione dell’Iva (poiché se sei nel regime forfetario emetti fattura senza Iva).

Obblighi formali

Esistono anche degli obblighi formali se apri partita Iva. Il primo è l’emissione delle fatture attive, ormai elettroniche quasi per tutti. Il secondo è la tenuta della contabilità che serve per determinare il tuo reddito imponibile che dovrai indicare nella tua dichiarazione dei redditi. Il tipo di contabilità che dovrai tenere cambia a seconda del tuo inquadramento fiscale. Le alternative sono:

  • Regime forfetario: possibile solo a determinate condizioni che vedremo in un prossimo articolo. In questo caso la contabilità si fonda solo sulle fatture attive in quanto questo regime prevede una determinazione dei tuoi costi come percentuale dei tuoi incassi.
  • Contabilità semplificata: è il regime opzionale a cui possono aderire solo le imprese minori cioè di tutti quei soggetti con partita Iva che hanno:
    • Ricavi inferiori ai 400 mila euro se operano nel settore dei servizi.
    • Ricavi inferiori ai 700 mila euro se operano nel settore della cessione di beni.

Questo regime prevede l’elaborazione di un conto economico cioè il prospetto contabile che riepiloga i ricavi e i costi (in realtà incassi e uscite perché segue il regime di cassa) e calcola così il reddito. Non viene invece elaborata una situazione patrimoniale dove siano evidenziati i crediti, i debiti, le immobilizzazioni (macchinari, veicoli…).

  • Contabilità ordinaria: è il regime che si applica a tutte i soggetti con partita Iva che superano i limiti della contabilità semplificata e comunque per tutte le società di capitali (srl, spa e sapa). Questo regime prevede la redazione di un vero e proprio bilancio che comprende quindi sia la situazione economica (cioè la determinazione del reddito) sia la situazione patrimoniale.

Nei prossimi articoli mi dedicherò all’analisi delle varie possibilità tra cui puoi scegliere se vuoi aprire una partita Iva.

Per qualsiasi consulenza in merito ad una possibile apertura di partita Iva non esitare a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. !

Lorenzo Stagno di Studio Stagno Dottori Commercialisti