Home bias: acerrimo nemico della diversificazione

L'italiano medio investe prevalentemente nei titoli del FTSE MIB (mercato italiano). Perché accade? Perché dovrebbe essere evitato?

Compra azioni di qualche banca italiana, aggiungi un po’ di FCA (che oltre a tutto non è più italiana ma per molti è come se lo fosse ancora), un po’ di Eni ed Enel, una massiccia quantità di BTP ed il portafoglio è fatto…L’allocazione dei tuoi soldi è pronta a regalarti possibili/probabili dolori e dei pretesti per inveire contro il nostro paese un giorno sì e l’altro anche.

Sarà un caso che in media si tenda ad investire nelle società legate al nostro paese? La risposta è no. Questo fenomeno in finanza comportamentale è chiamato “home bias” ed è la tendenza ad investire nel proprio paese poiché si ha la convinzione di conoscere le società/gli strumenti finanziari in cui si sta andando ad investire. Si crede quindi di avere una maggiore padronanza e consapevolezza dell’investimento rispetto a quella che si avrebbe investendo in società estere oppure in strumenti meno convenzionali dei titoli di stato italiani. Ovviamente non è una convinzione sana e razionale.

Provate a rispondere a queste domande con onestà nei vostri confronti:

  • Veramente avete studiato a fondo i bilanci delle banche italiane?
  • Avete studiato i grafici, i fondamentali e le previsioni su Enel, Eni, FCA etc?
  • Avete considerato/pesato il rischio derivante dall’avere un grosso quantitativo di BTP in portafoglio?
  • Il rischio che correte è adeguato al rendimento potenziale del vostro portafoglio?
  • Avete idea di quanta volatilità abbiano i vostri asset e, soprattutto, siete in grado di valutare quale quantitativo di volatilità siete in grado di sopportare prima di “andare in panico”?

La risposta a queste domande la sapete solo voi.

Se anche ad una sola domanda avete risposto con il no allora dovete domandarvi se veramente sapete cosa state facendo con il vostro denaro.

Statisticamente (lo dicono i numeri, non io) con una buona diversificazione (comprare molti asset diversi tra loro per tipologia, per area geografica, per settore di investimento…etc) si abbassa il rischio del proprio investimento e di conseguenza migliora l’indicatore relativo al premio al rischio (il rendimento rimane costante ma il rischio si abbassa perciò sarà soggetto a minore volatilità per raggiungere il medesimo risultato).

Esempio

Il soggetto A fa lo stuntman. Per un film d’azione deve saltare giù da un muretto. Più è alto il muretto da cui salta più viene pagato e di solito fa queste attività scalzo e senza protezioni per le ginocchia. Se salta da 1 metro gli danno 5 euro. Se salta da 2 metri gli danno 10euro, da 3 metri 15 euro e così via… ovviamente più salta dall’alto più ha probabilità di farsi male (da 1 metro ha il 10%, da 2 metri ha il 20%, da 3 metri il 30% etc). Il soggetto B fa anch’egli lo stuntman ed è ugualmente bravo ad A ma usa scarpe da ginnastica e protezioni quando fa azioni di questo genere. Anche per lui la paga è la stessa ma le probabilità di farsi male sono minori (da un metro 5%, da 2 metri 10%, da 3 metri 15%...etc). Per guadagnare 15 euro (rendimento atteso) il soggetto A rischia di farsi male il 30% delle volte mentre il soggetto B solo il 15%.

Chi vorrebbe essere il soggetto A? Nessuno credo. Il rischio di farsi male è il medesimo e per entrambi il guadagno aumenta in proporzione all’aumentare del rischio. È però evidente come a parità di guadagno atteso il soggetto B si muove in condizioni migliori. Negli investimenti è pieno di soggetti A a causa di inefficienze legate ad una bassa diversificazione ed una scarsa gestione dei rischi.

Non siate soggetti A.

Una pianificazione strategica di qualità vi permette di affrontare più serenamente e consapevolmente i vostri investimenti avendo piena coscienza di ciò che state facendo, monitorandone i rischi ed avendo dei premi al rischio (in termini di rendimento) adeguati. Per farlo non ci si può improvvisare. Per questo, come ho scritto in altri articoli, è importante avere un professionista di fiducia con cui condividere le proprie scelte di investimento e valutare quali siano le migliori allocazioni del capitale secondo le vostre esigenze e la vostra propensione al rischio.

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Davide Berti, consulente finanziario