I titoli di stato italiani: tipologie e rischi

“Investo solo in titoli di stato italiani perché sono sicuri e la mia nazione dà un bel rendimento!”.

“Lo ha fatto mio nonno, lo ha fatto mio padre e di certo lo farò anche io!”.

Questo è il metodo giusto per non riuscire a rivalutare adeguatamente il proprio capitale nel lungo termine, correndo dei rischi evitabili.

I titoli di stato italiani sono lo strumento più amato dagli italiani in quanto sono di semplice comprensione e molte persone li considerano assolutamente sicuri.

Prima di parlare dei rischi ad essi collegati, vediamo le diverse tipologie e le loro caratteristiche.

I titoli di stato italiani possono essere riconducibili a tre macro-categorie:

Zero coupon bond

Sono strumenti che non prevedono il pagamento di cedole periodiche; il rendimento è dato infatti dalla differenza tra il prezzo di rimborso ed il prezzo di emissione. Tra questi strumenti finanziari possono essere ricordati:

  • Buoni ordinari del tesoro (BOT): titoli che vengono emessi sotto la pari e hanno una scadenza a 3, 6 e 12 mesi. Il guadagno derivante dalla sottoscrizione di questi titoli consiste, per fare un esempio, nel comprare all’emissione lo strumento per un valore di 99 e alla scadenza avere una restituzione del valore nominale pari a 100.
  • Certificati del tesoro zero coupon (CTZ): strumenti che funzionano come i BOT, ovvero vengono emessi sotto la pari ma hanno una scadenza a 24 mesi.

Titoli a tasso variabile

  • Certificati di credito del tesoro (CCT): titoli che hanno una durata di 7 anni e le loro cedole semestrali sono date dal rendimento annuale dei Buoni Ordinari del Tesoro a 6 mesi registrato nell’asta precedente di inizio godimento della cedola moltiplicato per 0,5 e dunque aumentato di uno spread di 15 punti base.
  • Certificati di credito del tesoro (CCTeu): strumenti finanziari che hanno una durata che non è mai inferiore a 5 anni (in media hanno una durata pari a 7 anni) e pagano cedole semestrali pari al tasso Euribor 6 mesi, maggiorato di uno spread.
  • Buoni del tesoro poliennali indicizzati all’inflazione europea (BTP€i): sono titoli a medio-lungo termine, hanno scadenze a 5, 10, 15 o 30 anni. I BTP€i sono rivalutati in base all’andamento dell’inflazione europea, misurato dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo nell’area euro (IAPC), con esclusione del tabacco.
  • Buoni del tesoro Italia (BTP Italia): titoli con scadenza a 4 anni che garantiscono una protezione dall’inflazione italiana. Il capitale investito e le cedole corrisposte sono rivalutati in base all’andamento dell’inflazione del paese che viene misurato dall’indice dell’ISTAT, chiamato FOI, ovvero l’indice dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati con frequenza semestrale.

Titoli a tasso fisso

  • Buoni del Tesoro poliennali (BTP): sono strumenti che hanno scadenza a 3, 10, 15 o 30 anni. In particolare, i titoli a 3 anni sono emessi due volte al mese, i titoli a 5 e 10 anni sono emessi mensilmente e i titoli a 15 e 30 anni sono emessi ogni tre mesi.

Ora che hai capito quali sono le tipologie di titoli di stato italiani e quali sono le loro caratteristiche salienti, quali sono i rischi insiti nella sottoscrizione di questi strumenti finanziari?

I macro-rischi nei quali puoi incorrere con la sottoscrizione dei titoli di stato italiani sono principalmente tre:

  1. Ridotta diversificazione: se decidi di concentrare il tuo intero capitale nel paese Italia, puoi incorrere nel rischio di inefficienza dal punto di vista della diversificazione. Ciò accade poiché il capitale viene investito in un paese che pesa circa lo 0.5% delle capitalizzazioni mondiali.
  2. Rischio di default del Paese: è un rischio che ha basse probabilità di accadimento ma, nel caso in cui si verificasse, non vi è la garanzia che ti venga restituito a scadenza il capitale che hai investito.
  3. Variazione dell’andamento dei prezzi: nel caso in cui decidessi di non detenere i titoli fino a scadenza potresti incorrere nel problema relativo all’andamento di prezzo degli stessi, che varia in funzione dell’andamento dello spread (differenza di tasso richiesto agli investitori per investire in Italia piuttosto che in Germania a parità di scadenze). Questo è il rischio più rilevante in quanto la variazione del prezzo dei titoli di stato, soprattutto quelli a scadenza più lunga, non è trascurabile durante il percorso di investimento.

Per ricapitolare: il consiglio che mi sento di darti non è quello evitare di investire in titoli di stato italiani, ma è fondamentale, nel caso in cui tu voglia inserirli all’interno del portafoglio, non dedicare ad essi una percentuale particolarmente rilevante del portafoglio.

Questo per non rischiare di peccare di scarsa diversificazione e quindi di concentrare eccessivamente il tuo rischio all’interno di un singolo asset (appartenente, per di più, ad un paese che di certo, fra tutte le opzioni possibili nel mondo, non brilla per efficienza e stabilità: sia politica che economica).

Se hai dubbi non esitare a contattarmi o a lasciare un commento, sarò felice di aiutarti a comprendere più a fondo questi concetti.

Davide Berti, consulente finanziario