L'importanza del ribilanciamento del portafoglio

L’espressione “ribilanciamento del portafoglio” è un termine che tutti coloro che sono all’interno del mondo degli investimenti o ne sono appassionati dovrebbero conoscere, ma tuttavia è una pratica che spesso viene poco presa in considerazione e praticata dagli investitori.

Ribilanciamento strategico

Un ribilanciamento del portafoglio consiste nel riportare l’asset allocation del portafoglio alle condizioni originarie prestabilite, in funzione della propensione al rischio dell’investitore.

È importante avere un periodico ribilanciamento del portafoglio in quanto ciò permette di mantenere la propensione al rischio decisa dall’investitore e, di conseguenza, di non rischiare di sovrappesare alcune asset class, mettendolo nella condizione di avere un portafoglio con volatilità e con rendimenti attesi al di fuori della sua tolleranza al rischio e dei suoi obiettivi di investimento.

Un esempio pratico

Prendiamo in considerazione solamente due macro asset class per fare un esempio pratico: un investitore decide di strutturare il proprio portafoglio con 50% azionario e 50% obbligazionario. Nel caso in cui ci fosse un forte rialzo complessivo dei mercati si avrà, molto probabilmente, un aumento superiore dal punto di vista della redditività degli asset azionari. Ciò farebbe si che la composizione del portafoglio diventi non più 50% azionario 50% obbligazionario, ma 60% azionario e 40% obbligazionario. In questo caso un ribilanciamento non sarebbe altro che la vendita della quota azionaria in eccesso ed un eventuale acquisto della quota obbligazionaria tale per cui si ritorni alla situazione iniziale prestabilita al momento dell’investimento, visti la propensione al rischio, gli obiettivi e l’orizzonte temporale dell’investitore.

A volte però è da evitare

C’è una casistica nella quale preferisco evitare o limitare il ribilanciamento del portafoglio. Quando creo un portafoglio per un cliente, se all’inizio della collaborazione noto che questo ha poca fiducia e tranquillità verso la figura del consulente finanziario e dei mercati in generale, spesso preferisco partire con un profilo di rischio più contenuto rispetto a quello ideale per l’età del cliente, per il suo orizzonte temporale e per le attese di redditività. Preferisco quindi, in modo precauzionale, metterlo nella condizione di non partire in quarta per evitare che possa, in caso di discesa di mercato, trovarsi paura e di conseguenza sentirsi ed essere a disagio nella gestione e nell’affronto del mercato con il suo portafoglio investimenti.

Nel caso sopra citato ci si ritrova con un portafoglio tale per cui con il passare del tempo vi è una naturale tendenza a far si che le asset class che hanno rendimenti più alti e che sono anche più rischiose (avendo più rischio hanno anche più rendimento nel lungo termine) tendano ad acquisire quote più rilevanti rsipetto alla  composizione del portafoglio originaria.

Se la struttura del portafoglio iniziale è più cautelativa, ovvero il portafoglio è strutturato in maniera meno rischiosa rispetto a quella ideale, tendo a limitare i ribilanciamenti in quanto la composizione naturale del portafoglio tenderà a diventare più rischiosa nel tempo e, di conseguenza, tenderà ad adattarsi in modo più efficace all’effettivo portafoglio di cui ha bisogno il cliente. Ritengo infatti necessario fare qualche anno di “palestra”/di rodaggio per capire quale sia la volatilità più idonea per il cliente e per fare in modo che egli si adatti ad essa.

Ribilanciamento tattico

Il ribilanciamento può essere effettuato non solo sotto forma di ribilanciamento strategico, ma anche sotto forma di ribilanciamento tattico.

Il ribilanciamento tattico consiste nel creare posizionamenti di breve termine all’interno della propria composizione di portafoglio per cavalcare determinati trend di mercato. Come però già ribadito in altri video, non sono d’accordo su questa pratica per due motivi:

  • non è facile da mettere in atto;
  • ciò che la clientela realmente apprezza è una rivalutazione efficace ed efficiente del proprio patrimonio nel tempo e soprattutto una gestione del rischio oculata.

Quando ribilanciare

Il periodo del ribilanciamento del portafoglio varia. Personalmente non sono un amante dei ribilanciamenti nel breve termine (ribilanciamenti che coprono un arco temporale da uno a tre mesi), ma preferisco lasciare “galoppare” le asset class per orizzonti temporali più lunghi. In ogni caso, queste sono finezze dal punto di vista dell’approccio al ribilanciamento. La cosa più importante è effettuare ribilanciamenti del portafoglio evitando esagerati scostamenti dal posizionamento delle asset class e dal profilo di rischio del cliente definito in sede di preparazione del portafoglio.

È quindi logico avere un orizzonte temporale stimato nel quale devono essere fatti i ribilanciamenti. Se ci fossero delle casistiche di mercato improvvise e non prevedibili e quindi degli importanti scostamenti, si dovranno fare interventi mirati e ad personam al portafoglio senza rimanere eccessivamente ancorati al quantitativo di mesi inizialmente fissato per il ribilanciamento.

Tu ribilanci il tuo portafoglio? Pensi che sia importante farlo? Se lo fai ogni quanto lo fai?

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Davide Berti, consulente finanziario

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