La tassazione degli strumenti finanziari

"Sto guadagnando, ma se vendo quante tasse pago?". Maggiore chiarezza sulla tassazione degli strumenti finanziari.

Pagare le tasse non piace a nessuno.

Fino a qui nulla di strano.

È evidente che siano un elemento rilevante nelle scelte di investimento.

Con questo articolo cercherò di farti comprendere sinteticamente quante tasse paghi, come funzioni la tassazione degli strumenti finanziari in generale e come, in certi casi, sia possibile evitarla.

Per rendere più scorrevole e chiara la lettura ricorrerò, quando necessario, a degli esempi.

Azioni:

La tassazione è pari al 26% delle plusvalenze (capital gain) ma, nel caso in cui siano state registrate delle minusvalenze (in seguito alla vendita di azioni in perdita), si compensa la plusvalenza con la minusvalenza.

Esempio

Mario compra l’azione A a 100€ e la rivende dopo un mese a 120€. Su quei 20€ di guadagno pagherà 5,20€ di tasse (cioè il 26% del guadagno). Se in precedenza però Mario avesse comprato l’azione B a 200€ e la avesse rivenduta a 190€ avrebbe contabilizzato una perdita di 10€ (che fa sorgere un credito di imposta pari a 2,60€ che è il 26% della perdita contabilizzata).
In questo caso la plusvalenza di 20€ sull’azione A verrebbe tassata in questo modo: 5,20€ (tassazione su plusvalenza) – 2,60€ (tassazione risparmiata in seguito a minusvalenza su perdita precedente) = 2,60€ di tasse effettivamente pagate.
È importante ricordare che la compensazione è possibile in quanto sia le plusvalenze sulle azioni che sulle obbligazioni sono redditi diversi.

Trucchetto utile

quando si crea un portafoglio di azioni è improbabile che si guadagni sempre e con tutte le azioni detenute in portafoglio. Può quindi capitare che alcune azioni facciano guadagnare bene mentre altre siano in perdita. Spesso succede che vedendo il segno rosso sul monitor si abbia difficoltà a vendere e quindi contabilizzare la perdita anche se l’investimento è stato palesemente sbagliato. Una soluzione per liberarsi dai segni rossi sul monitor e riuscire a non pagare tasse è la seguente: vendere prima le azioni in perdita e contabilizzare la minusvalenza (come è stato fatto con l’azione B nell’esempio prima) e il giorno dopo vendere l’azione in guadagno (per pari importo) al fine di non pagare tasse. Con questo trucchetto è possibile liberarsi dalle minusvalenze che sappiamo benissimo non hanno molte possibilità di diventare “verdi” e si risparmiano quantomeno le tasse sulle operazioni che sono andate a buon fine (e che compenseranno quindi, totalmente o in parte, le perdite conseguite con le operazioni sbagliate).

Obbligazioni:

Tassazione pari al 26% sia sul capital gain sia sui proventi da dividendo. Infatti con le obbligazioni si può guadagnare sia tramite le cedole sia tramite un apprezzamento in conto capitale (esattamente come con le azioni). È importante però fare una grossa distinzione: i guadagni in conto capitale sono redditi diversi (si può compensare minusvalenze di redditi diversi quindi perdite in conto capitale sia di azioni che di obbligazioni) mentre le cedole sono redditi di capitale e quindi non si può compensare la perdita sulle azioni con le cedole derivanti da una obbligazione.

Esempio

Mario compra una obbligazione a 100 che dà il 4% di interessi ogni anno. Sul 4% di cedola percepita paga il 26% di tassazione perciò gli rimane in tasca un netto pari a 2,96% che non è compensabile con niente. Ipotizziamo però che dopo un anno l’obbligazione valga 110. Se Mario la vende si ritrova a pagare il 26% su 10 di plusvalenza pari a 2,60 euro. Se Mario avesse però delle minusvalenze in azioni potrebbe quindi utilizzarle per compensare il guadagno in conto capitale sull’obbligazione.

Titoli di Stato:

Tassazione sia in conto capitale che in conto interessi pari al 12,5%. Per il resto il funzionamento è identico a quello delle obbligazioni, cambia solo la tassazione che è ridotta.

Fondi di investimento ed ETF:

Le cedole sono tassate in un ammontare che varia da 12,5% a 26% a seconda degli strumenti finanziari che hanno al loro interno: se hanno solo titoli di stato sarà del 12,5% mentre se saranno solo azioni o obbligazioni sarà del 26%. Questo perché i fondi comuni di investimento e gli ETF sono come dei contenitori di altri strumenti finanziari. La stessa tassazione vale anche per i guadagni in conto capitale. Le minusvalenze invece sono redditi diversi perciò sono compensabili solo con plusvalenze in azioni, obbligazioni (solo guadagno in conto capitale), certificates. In sostanza le plusvalenze e le cedole derivanti da fondi dal punto di vista della tassazione sono come le cedole delle obbligazioni. Le minusvalenze invece sono come quelle sulle azioni o sulle obbligazioni in conto capitale e quindi sono compensabili solo ed esclusivamente con delle plusvalenze in azioni o in apprezzamenti in conto capitale delle obbligazioni.

PIR:

Sono piani individuali di risparmio in cui se il compratore rimane detentore dello strumento per almeno 5 anni sarà esente da tassazione sulle plusvalenze. Se invece lo strumento viene ceduto prima allora è soggetto a tassazione come qualunque azione. Sono sicuramente accattivanti dal lato fiscale, ma la fiscalità non è tutto negli investimenti, non bisogna dimenticarlo…

Fondi pensione/piani individuali pensionistici:

Funzionano esattamente come i fondi comuni di investimento o gli ETF solo che la tassazione sulle plusvalenze è agevolata al 20%. Inoltre i versamenti aggiuntivi sono interamente deducibili fino ad un massimale di 5164,57€. Per saperne di più sui fondi pensione e sulla loro tassazione leggi l'articolo relativo.

Questa infarinatura serve per avere maggiore chiarezza per quanto riguarda la tassazione degli strumenti finanziari. Esistono poi altri casi particolari che sono sicuramente più complessi e, in un certo senso, più interessanti.

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Davide Berti, consulente finanziario