BCE: un terzo del risparmio europeo è fermo sui conti

Un terzo del risparmio delle famiglie dell’eurozona è fermo in contanti e conti correnti a basso rendimento, per un totale di circa 10.000 miliardi di euro. Il dato arriva da un’analisi della Banca centrale europea, ripresa ieri da Milano Finanza.

La BCE conta il risparmio fermo: 10.000 miliardi in liquidità

Lo studio scompone le famiglie europee in quattro gruppi sulla base della destinazione del risparmio. Il 60% lo concentra soprattutto negli immobili, il 25% lo lascia sui depositi, il 10% passa attraverso prodotti assicurativi e previdenziali e il 4% destina una parte sostanziale del patrimonio ad azioni, obbligazioni, fondi o ETF. Complessivamente, l’80% delle famiglie dell’eurozona non possiede azioni né altri strumenti finanziari di mercato.

Negli Stati Uniti, la quota di famiglie che si ferma a contanti e depositi è dell’11%, contro il 25% dell’eurozona. Il divario rimane anche guardando solo a chi ha i mezzi per investire: fra il 20% più ricco, oltre il 65% delle famiglie americane detiene azioni, obbligazioni o fondi, contro meno del 45% nell’eurozona.

Quel confronto è importante perché toglie di mezzo la spiegazione più comoda. Fra le famiglie che hanno margine di risparmio, la BCE individua nel rischio percepito uno dei principali ostacoli, insieme alla scarsa conoscenza finanziaria e alla poca fiducia nei mercati. Non è quindi soltanto una questione di capienza, ma del modo in cui il rischio viene valutato prima di decidere. Tra le soluzioni indicate dallo studio ci sono l’educazione finanziaria, prodotti più semplici da capire e schemi di previdenza a adesione automatica, sul modello olandese.

Come Ufficio Studi, la parte su cui ci fermiamo è proprio quel rischio percepito, perché può essere misurato anche al contrario. La liquidità sul conto viene spesso letta come la scelta che non espone a nulla e, in effetti, non espone alle oscillazioni di prezzo. Espone però interamente all’inflazione, che agisce con la regolarità di un prelievo automatico e non produce mai un estratto conto in rosso. Un capitale che non oscilla ma perde, per esempio, il 2% l’anno di potere d’acquisto è comunque esposto a un rischio, anche se chi lo detiene spesso non lo considera tale.

Questo non significa che la liquidità vada azzerata. Serve quella transazionale, cioè quella necessaria per vivere e per affrontare gli imprevisti, ed è una quota che si decide guardando alle proprie spese, non ai mercati. La domanda utile riguarda il resto: che lavoro sta facendo quel capitale e per quanto tempo può permettersi di non farne nessuno?

Quel 4% dice molto della distanza tra le famiglie europee e i mercati finanziari: l’accesso agli strumenti di mercato resta, di fatto, una scelta di minoranza. Ed è da questo dato che parte anche il dibattito sull’Unione del risparmio e degli investimenti.

Fonte: Milano Finanza, BCE

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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