Il Tesoro colloca otto miliardi del nuovo BTP Green e ne chiede oltre 110. Ma il numero che conta per chi risparmia non è la domanda record: è il rendimento a scadenza, e non coincide con la cedola.
Il Tesoro colloca il BTP Green 2038: rende il 4,49%
Il Ministero dell'Economia ha collocato ieri 8 miliardi di euro del nuovo BTP Green con scadenza 30 ottobre 2038. Gli ordini hanno superato i 110 miliardi, quasi quattordici volte l'importo offerto. Il regolamento è fissato al 29 settembre.
La cedola annua è del 4,40%, pagata in due rate semestrali. Il prezzo di emissione è stato fissato a 99,591: chi ha acquistato in collocamento ha quindi pagato meno di 100 euro e a scadenza ne riceverà 100, oltre alle cedole. Il rendimento lordo a scadenza sale così al 4,492%.
È questo il dato più utile da guardare: la cedola indica quanto paga il titolo ogni anno, mentre il rendimento a scadenza tiene conto anche del prezzo pagato e dell'importo rimborsato alla scadenza.
Il BTP Green, per il resto, funziona come un normale titolo di Stato italiano: stesso emittente, stesso rischio e stessa tassazione agevolata al 12,5%. La differenza riguarda la destinazione dei fondi raccolti, che il Tesoro si impegna ad associare a spese di bilancio con finalità ambientale e a rendicontare annualmente.
La domanda è arrivata soprattutto dagli investitori istituzionali esteri, che hanno rappresentato il 74,7% del collocamento. Oltre 330 investitori di più di 35 Paesi hanno partecipato all'operazione e circa l'80% dei titoli è stato assegnato a investitori con criteri ambientali nei propri mandati.
Ma i 110 miliardi di ordini vanno letti nel modo giusto. Si tratta della domanda raccolta nel collocamento riservato agli investitori istituzionali, non di 110 miliardi di risparmiatori che hanno deciso di comprare il titolo. Per chi acquista oggi sul mercato secondario, il prezzo è già diverso da quello di emissione e continuerà a muoversi fino al 2038.
Per questo, davanti a un BTP di questa durata, come Ufficio Studi guardiamo soprattutto a due aspetti.
Il primo è il rendimento reale, cioè quello che rimane dopo l'inflazione. Un 4,49% lordo può apparire interessante, ma su un investimento che dura dodici anni la differenza tra un'inflazione stabile e una più elevata può incidere molto sul risultato finale.
Il secondo riguarda il peso del titolo nel portafoglio. Investire in Italia non significa soltanto comprare BTP: per molti risparmiatori significa già avere qui il lavoro, la casa, il conto corrente e buona parte del proprio patrimonio. Diversificare anche la componente obbligazionaria per Paese, emittente e scadenza può quindi ridurre la concentrazione complessiva.
Ufficio Studi Davide Berti
Fonte: MEF, SoldiOnline, ANSA
Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.
Hai dubbi sull'efficienza o la pianificazione del tuo portafoglio di investimenti? Clicca qui e compila il modulo!
Se vuoi rimanere aggiornato sui contenuti finanziari in tempo reale seguimi sulla mia pagina instagram!
