Da oggi il gasolio Eni non supera 2,19 euro, ma la media nazionale sale di 3 centesimi rispetto a venerdì. Cosa copre il tetto, chi resta fuori e cosa cambia il 6 ottobre con le accise piene.
Parte il tetto Eni, ma il gasolio costa più di venerdì
Da stamattina gli impianti Eni ed Enilive applicano un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, anche in autostrada. Il tetto resterà in vigore per 30 giorni, con possibilità di proroga fino alla fine dell'anno, e riguarda circa 4.000 dei 22.000 distributori presenti in Italia.
La misura arriva mentre il prezzo del gasolio continua a risentire dell'aumento delle accise. Da sabato è entrata in vigore la seconda fase del decreto 162/2026, che ha fatto salire l'accisa sul gasolio di 5 centesimi al litro, pari a 6,1 centesimi considerando l'IVA. Le principali compagnie hanno aumentato i prezzi consigliati di circa 6 centesimi, mentre la media nazionale del gasolio è salita di 3,1 centesimi rispetto a venerdì, arrivando a 2,369 euro al litro.
La benzina, invece, ha seguito un andamento diverso: la media nazionale è scesa a 2,152 euro al litro. I due carburanti stanno quindi risentendo di dinamiche differenti, anche per effetto della modifica delle accise.
Il tetto introdotto da Eni è un prezzo massimo, non un prezzo obbligatorio. I gestori possono quindi vendere anche a meno. Rispetto alla media nazionale di oggi, il gasolio Eni potrebbe costare fino a circa 18 centesimi in meno: su un pieno da 50 litri, la differenza può arrivare a circa 9 euro.
Anche IP ha annunciato un'iniziativa simile, che dovrebbe coinvolgere circa 4.500 impianti, ma senza aver ancora indicato il prezzo massimo. Eni ed IP insieme rappresentano circa il 39% della rete italiana, quindi la maggior parte dei distributori resterà fuori da queste iniziative.
C'è poi un altro elemento da considerare nelle prossime settimane. Il decreto sulle accise è ancora in fase di conversione e il testo potrebbe cambiare. Nella versione attuale, il 6 ottobre verrebbe meno anche l'ultima riduzione temporanea dell'accisa sul gasolio, con un ulteriore aumento di 6,1 centesimi al litro. Il tetto Eni, invece, resterebbe in vigore almeno fino al 28 ottobre.
Come Ufficio Studi, la prima cosa che analizziamo è quanto l'aumento del gasolio possa pesare sull'economia nel suo complesso. Il carburante non è soltanto una voce di spesa per chi utilizza l'auto: è un costo anche per il trasporto delle merci, l'agricoltura e molte attività produttive. Se i prezzi restassero elevati, una parte di questi maggiori costi potrebbe quindi trasferirsi sulle imprese e, di conseguenza, sui prezzi di beni e servizi. Il tetto introdotto da Eni può attenuare questo impatto per chi si rifornisce presso le reti interessate, anche se il beneficio sarà necessariamente parziale finché una parte significativa dei distributori resterà fuori dall'iniziativa.
Un secondo elemento riguarda invece direttamente Eni. Vendere il carburante a un prezzo massimo può comprimere i margini della rete se i costi all'ingrosso rimangono elevati. L'effetto sui risultati del gruppo, però, va letto nel contesto delle diverse attività in cui opera Eni, dalla produzione alla raffinazione fino alla distribuzione. Per questo, l'impatto complessivo dipenderà anche dall'andamento dei prezzi e dei margini lungo il resto della filiera.
Nelle prossime settimane, quindi, sarà importante capire da un lato quanto dell'aumento del gasolio verrà effettivamente assorbito da famiglie e imprese e quanto finirà per riflettersi sui prezzi di beni e servizi, dall'altro come il tetto introdotto da Eni inciderà sui margini della sua rete. Per gli automobilisti il beneficio può essere immediato, mentre per l'economia nel suo complesso sarà soprattutto la durata dell'aumento a determinare quanto sarà significativo il suo impatto.
Fonte: Eni, Sky TG24, Quotidiano Energia.
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