Opas Poste-TIM: perché il 90% non è più raggiungibile

Nel primo giorno di riapertura sono arrivate 8,6 milioni di azioni TIM: quattro decimi di punto. Per il delisting ne servirebbero centoventi milioni al giorno, e i conti dicono che la partita si è già spostata altrove.

Riapertura TIM, primo giorno: il 90% è fuori portata

Nel primo giorno della riapertura dei termini dell'offerta di Poste Italiane su TIM sono state portate in adesione 8.579.804 azioni. Il dato, diffuso ieri dopo la chiusura di Piazza Affari, porta il totale raccolto fra il primo periodo e la riapertura a 1.002.176.126 azioni, il 58,73% dei titoli oggetto dell'offerta. La finestra si chiude alle 17:30 di venerdì 25 settembre, con pagamento il 2 ottobre e corrispettivo invariato: 0,218 azioni Poste più 1,97 euro in contanti per ogni azione TIM.

Il capitale ordinario di TIM è di circa 2,136 miliardi di azioni, quindi gli 8,6 milioni di ieri valgono quattro decimi di punto. Poste passa da 66,63% a circa 67%. Il 90% è la soglia che apre la strada alla revoca dalla quotazione, abbassata dal 95% dal decreto legislativo 47 di quest'anno: per arrivarci mancano ventitré punti, cioè quasi 490 milioni di azioni in quattro sedute. Sono 122 milioni al giorno contro gli 8,6 di ieri, quattordici volte il ritmo del primo giorno. La domanda interessante diventa allora cosa succede sotto quella soglia.

Sopra il 95% dei titoli oggetto dell'offerta scatta l'obbligo di acquisto sui residui previsto dall'articolo 108 del Testo unico della finanza, che è la strada ordinaria per arrivare al delisting; il 58,73% di ieri è ancora lontano anche da quella soglia. Nel frattempo Poste ha il controllo di diritto e ha indicato la revoca dalla quotazione fra i propri obiettivi, perseguibili anche per altre vie, dalla fusione in una società non quotata a una seconda operazione più avanti.

Le altre due offerte aperte a Piazza Affari stanno in una condizione diversa. Su Iveco il 27,73% raccolto da Tata Motors è quasi per intero l'impegno irrevocabile già sottoscritto da Exor, e dal mercato libero è arrivato meno di un punto. Su Recordati il 49,61% è in larghissima parte la quota della famiglia. Qui, invece, Poste partiva dal 20,1% e quel 20,1% non poteva essere apportato a sé stessa: il 58,73% è adesione vera, arrivata da azionisti che hanno scelto di consegnare. È la ragione per cui questa operazione ha raggiunto il controllo mentre le altre due restano appese a una rinuncia.

Chi ha ancora azioni TIM in conto ha davanti tre strade. Aderire significa incassare 1,97 euro più un pacchetto di azioni Poste il cui controvalore segue il corso di Poste fino al giorno del pagamento, con le eventuali frazioni liquidate entro il 16 ottobre. Vendere sul mercato significa prendere il prezzo di TIM, che ieri ha chiuso a 7,84 euro in rialzo dell'1,27%. Non fare nulla significa tenere una minoranza in una società con un socio ampiamente maggioritario e un flottante che si è già ridotto di quaranta punti. Un dettaglio operativo sfugge spesso: le azioni comprate giovedì 24 e venerdì 25 non possono essere apportate, perché non arriverebbero in tempo a regolamento.

Fonte: Borsa Italiana; SoldiOnline; Poste Italiane 

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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