Nike batte le stime sugli utili ma taglia le previsioni sull'anno di un quinto rispetto alle attese, e il titolo scende ai minimi dal 2013. In Cina vendite giù del 22%: i concorrenti guadagnano quote.
Nike taglia le stime: il titolo ai minimi dal 2013
Nike ha presentato ieri sera, a Borsa americana chiusa, i risultati del primo trimestre dell'esercizio 2027, che per il gruppo di abbigliamento sportivo va da giugno a maggio. I conti confermano la fase difficile che sta attraversando la società, che ha anche rivisto al ribasso le previsioni per l'intero anno. Nel dopo mercato il titolo è arrivato a perdere tra il 4% e il 6%, a seconda dell'ora della rilevazione, scendendo intorno ai 33 dollari, il livello più basso dal 2013 (Forbes, Investing.com).
I ricavi sono stati di 11,21 miliardi di dollari, il 4% in meno rispetto a un anno fa e sotto gli 11,35 miliardi attesi dagli analisti. L'utile per azione è stato invece di 48 centesimi, contro i 44 previsti. A sostenere il risultato sono stati il margine lordo, salito al 42,8%, e la riduzione del 3% delle spese generali, secondo i dati diffusi dalla società. Nike è quindi riuscita a difendere gli utili nonostante il calo delle vendite.
Le prospettive per l'intero esercizio sono però più deboli. Nike prevede ricavi in calo di una percentuale alta a una cifra e un utile per azione rettificato tra 1,15 e 1,35 dollari, contro un consenso intorno a 1,69. Anche il punto più alto della forchetta è quindi circa un quinto sotto le attese. Insieme ai risultati, il gruppo ha presentato «Pace», un piano pluriennale che punta a ottenere 2,5 miliardi di dollari di risparmi cumulati entro l'esercizio 2031, con circa un miliardo di costi di ristrutturazione e una riduzione del personale (Investing.com).
Forbes ha collegato il calo del titolo ai ricavi sotto le attese. Lo scostamento del trimestre, però, è stato poco più dell'1%. A pesare maggiormente sono le nuove previsioni sugli utili: quando una società riduce in modo significativo le stime per l'intero anno, il mercato deve rivedere anche le aspettative sui risultati futuri.
La situazione è particolarmente difficile in Cina, dove le vendite sono diminuite del 22%. In Nord America, invece, sono cresciute del 2%. Secondo Forbes, in Cina stanno guadagnando quote marchi come Hoka, On, Adidas e Puma, tutti concorrenti nel mercato delle scarpe sportive e da corsa. Il problema per Nike è quindi anche la concorrenza: se i consumatori continuano a spendere ma scelgono altri marchi, recuperare le vendite diventa più difficile.
Il piano «Pace» punta a intervenire sui costi e a rendere il gruppo più efficiente. Per tornare a crescere, però, Nike dovrà anche recuperare terreno sul mercato e rafforzare la propria posizione rispetto ai concorrenti.
Come Ufficio Studi, stiamo guardando con attenzione a quello che sta succedendo nel settore dell'abbigliamento sportivo e dell'athleisure. Nike è il caso più evidente, ma non è l'unica società sotto pressione: anche Lululemon e altri grandi marchi stanno affrontando una fase più complessa, tra maggiore concorrenza e cambiamenti nelle preferenze dei consumatori.
Per gli investitori, questo rende il settore da seguire con attenzione. Le quotazioni più basse possono creare opportunità, ma prima bisogna capire quali difficoltà siano temporanee e quali invece possano durare nel tempo. Vendite, margini e quote di mercato saranno i dati più importanti per capire quali aziende possono recuperare e quali stanno invece perdendo terreno in modo più strutturale.
Fonte: Nike, Forbes, Investing.com, Yahoo Finance.
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