Asta BTP 13 ottobre: triennale al 3,69%, perché conta

Il Tesoro ha collocato 7 miliardi di BTP con i rendimenti più alti dal 2023. Che cosa misura il 3,69%, e perché contro l'inflazione al 4,2% il conto cambia.

Asta BTP: il triennale rende il 3,69%, massimo dal 2023

Il Tesoro ha collocato stamattina 7 miliardi di euro di BTP su tre scadenze, con rendimenti ai livelli più alti dal 2023 per i titoli a tre e sette anni. Il triennale con scadenza settembre 2029 rende il 3,69%, 27 punti base in più rispetto all'asta precedente. Sono stati assegnati 2,5 miliardi, a fronte di richieste per 3,9 miliardi, pari a 1,56 volte l'importo offerto. Il settennale 2033 rende il 4,24%, con un aumento di 26 punti base: il Tesoro ha collocato 3 miliardi, con una copertura di 1,59 volte. Il quindicennale 2041 rende invece il 4,84%, con 1,5 miliardi assegnati su richieste per 2,4 miliardi.

Per confrontare questi titoli bisogna guardare al rendimento a scadenza, che non coincide con la cedola. Il triennale, per esempio, paga il 3% annuo, ma offre un rendimento del 3,69% perché viene acquistato sotto la pari: alla scadenza il Tesoro rimborserà 100 euro per ogni 100 euro di valore nominale, mentre il prezzo pagato all'asta è inferiore. La differenza si aggiunge alle cedole incassate nel tempo. Lo stesso vale per il settennale, che paga una cedola del 3,35% ma rende il 4,24%.

Il confronto con l'inflazione aiuta a inquadrare questi rendimenti. A settembre l'Istat ha registrato un aumento dei prezzi del 4,2% su base annua, trainato soprattutto dall'energia. Il rendimento del triennale è quindi inferiore di circa mezzo punto percentuale all'inflazione attuale. È un confronto indicativo, perché chi acquista oggi un titolo con scadenza nel 2029 deve considerare l'inflazione attesa nei prossimi tre anni, che potrebbe essere molto diversa da quella registrata a settembre.

L'aumento dei rendimenti ha effetti anche su chi possiede già BTP. Quando i rendimenti di mercato salgono, i prezzi dei titoli già emessi tendono a scendere. Chi mantiene il titolo fino alla scadenza riceve il rimborso previsto, salvo rischi legati all'emittente, ma può comunque aver sostenuto un costo opportunità rispetto ai nuovi rendimenti disponibili. Se invece vende prima della scadenza, potrebbe realizzare una perdita. È quanto accaduto a molti investitori che nel 2021 avevano acquistato titoli di Stato a rendimenti molto bassi, valutando soprattutto la cedola e sottovalutando il rischio di oscillazione del prezzo.

Come Ufficio Studi, riteniamo che per valutare un BTP sia importante partire da due elementi: l'orizzonte temporale e il peso che il titolo avrà sul patrimonio complessivo. La scadenza dovrebbe essere coerente con il momento in cui si prevede di utilizzare il capitale, così da ridurre il rischio di dover vendere in una fase sfavorevole. Conta anche l'esposizione complessiva all'Italia: per molti risparmiatori, reddito da lavoro, casa e investimenti sono già legati allo stesso Paese. Diversificare la componente obbligazionaria tra emittenti e scadenze aiuta a contenere questa concentrazione, senza basare la scelta soltanto sul rendimento offerto oggi.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Istat.

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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