Fed e BCE dovrebbero lasciare i tassi invariati. Il mercato sconta la pausa e guarda alle indicazioni sulla riunione di dicembre, con l'inflazione spinta dal petrolio sopra i 115 dollari.
Fed e BCE ferme: il mercato guarda a dicembre
La Federal Reserve annuncia stasera alle 19, ora italiana, la decisione sui tassi, e la Banca centrale europea domani alle 14:15. Per entrambe il mercato si aspetta che i tassi restino dove sono: fra il 3,75% e il 4% negli Stati Uniti, al 2,50% sui depositi nell'area euro. Per la BCE la pausa è attesa da 70 economisti su 73 interpellati da Reuters.
Quando una decisione è prezzata in questo modo, il fatto che arrivi non muove quasi niente: i mercati reagiscono alla differenza fra quello che succede e quello che si aspettavano. La notizia vera starà quindi nel comunicato e nella conferenza stampa, cioè in cosa Jerome Powell e Christine Lagarde lasceranno intendere sulle riunioni di dicembre. Su entrambe le sponde dell'Atlantico i contratti derivati sui tassi danno per probabile un rialzo a fine anno, e qualunque parola che lo confermi o lo allontani si vedrà subito sui rendimenti dei titoli di Stato e sul cambio fra euro e dollaro.
Il Brent viaggia sopra i 115 dollari dopo gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture saudite di questi giorni. Nell'area euro l'inflazione di settembre è al 3,8%, spinta soprattutto dall'energia. Negli Stati Uniti il dato di ieri sulla fiducia dei consumatori ha sorpreso: l'indice del Conference Board è salito a 91,7 da 84,2, sopra le attese, aiutato dal calo della benzina rispetto a settembre (Bloomberg). Ma la componente sulle aspettative, a 72,6, è ancora sotto la soglia di 80 che l'istituto collega al rischio di recessione.
È la tenaglia in cui si trovano le due banche centrali. Un rincaro che nasce dall'offerta di energia non si cura con i tassi: alzarli non fa arrivare più petrolio a Rotterdam. Quello che i tassi possono fare è evitare che il rincaro passi ai salari e alle aspettative delle famiglie, diventando inflazione stabile. Il prezzo di questa prudenza è un'economia che rallenta, e i dati sulla fiducia mostrano che il rallentamento è già nelle attese delle famiglie americane.
Come Ufficio Studi riteniamo che questa sia la variabile da guardare stasera e domani, più del tasso in sé: quanto le due banche centrali considerano temporaneo lo shock del petrolio. Se lo giudicano tale, dicembre è una partita aperta; se temono che entri nei prezzi in modo duraturo, il rialzo diventa più probabile. Per chi risparmia, la lezione di questi mesi è la stessa che si legge nel dato europeo: con l'inflazione vicina al 4%, conta il rendimento al netto dell'inflazione, e la liquidità ferma ne perde ogni mese una parte.
Fonte: Reuters, Bloomberg.
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