Inflazione al 4,2%: perché la BCE guarda il dato di fondo

L'inflazione italiana sale al 4,2%, massimo da tre anni, ma quasi tutto il rialzo viene dall'energia: senza, i prezzi crescono dell'1,7%. Oggi il dato europeo, e il numero da guardare non è quello principale.

Eurostat pubblica oggi l'inflazione: l'Italia è già al 4,2%

L'inflazione torna a farsi sentire in Europa, soprattutto per effetto dell'aumento dei prezzi dell'energia. Stamattina Eurostat diffonde la prima stima di settembre per i Paesi dell'euro: il consenso raccolto da Trading Economics indica un'inflazione del 3,6% su base annua, mentre altre previsioni la collocano al 3,7%. Per la componente di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, Barclays stima invece un dato intorno al 2,5%.

Alcuni Paesi hanno già pubblicato i loro numeri. In Spagna l'inflazione è salita al 4,9% (Admiral Markets), mentre in Italia, ieri, è arrivata al 4,2%, il livello più alto da settembre 2023.

Nel nostro Paese l'accelerazione arriva soprattutto dall'energia. L'indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è aumentato dello 0,7% in un mese e del 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. L'indice armonizzato europeo (IPCA), utilizzato per confrontare i diversi Paesi, si è invece attestato al 4,1% (Istat). I beni energetici costano il 22,3% in più rispetto a un anno fa, contro il 17,1% di agosto, mentre quelli a prezzo regolamentato, cioè le tariffe, sono aumentati del 25,9%. Anche gli alimentari non lavorati hanno accelerato, passando dal 3,8% al 5,5%.

La componente di fondo, però, racconta una storia diversa: è salita dall'1,5% all'1,7%, ancora sotto il 2% che la BCE considera coerente con la stabilità dei prezzi. È una distinzione importante, perché non tutti gli aumenti dell'inflazione hanno lo stesso significato. Un rincaro legato all'energia può essere forte ma temporaneo, mentre una crescita più diffusa dei prezzi tende a essere più difficile da riassorbire.

Anche per questo è importante capire quale dato si sta guardando. Il titolo di Geagency, «Inflazione, Istat: a settembre sale a 3,1% acquisito per il 2026», mette in evidenza l'inflazione acquisita, cioè il valore medio che il 2026 registrerebbe se i prezzi rimanessero invariati da qui a dicembre. È un dato utile per capire come potrebbe chiudersi l'anno, ma non rappresenta l'inflazione di settembre: il dato effettivo è infatti del 4,2%.

La distinzione tra inflazione complessiva e componente di fondo è importante anche per la BCE. Se l'aumento dei prezzi nasce dall'energia, siamo soprattutto di fronte a uno shock di offerta: la politica monetaria può influenzare la domanda, ma non può far scendere direttamente il prezzo del petrolio o del gas. La situazione cambia se l'aumento dell'energia comincia a trasferirsi agli altri prezzi, ai salari e alle aspettative. È per questo che, nel dato europeo di oggi, sarà importante guardare non solo al numero complessivo, ma anche alla componente di fondo.

Come Ufficio Studi, nella lettura di questi dati guardiamo quindi soprattutto a quanto dell'inflazione sia temporaneo e quanto possa invece diventare persistente. Per chi investe, la differenza è concreta: con un'inflazione al 4%, un titolo di Stato che rende il 4% lordo offre un rendimento reale molto più basso. Se il rincaro dell'energia rientrasse, come sembra suggerire la composizione del dato italiano, la pressione sul potere d'acquisto potrebbe attenuarsi. Se invece l'aumento dei prezzi si trasferisse alla componente di fondo, il problema diventerebbe più persistente e avrebbe un peso maggiore sulle decisioni di investimento di lungo periodo.

Fonte: Istat, Eurostat, Trading Economics, AGI, Sky TG24, Geagency.

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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