Treasury al 5,35%: massimo dal 2002, cosa significa

Il rendimento del Treasury a dieci anni tocca il 5,35%, il livello più alto dal 2002, dopo un ISM con prezzi pagati a 74. I rendimenti salgono anche dopo un rapporto sul lavoro debole: ecco cosa guardare.

Il Treasury a 10 anni tocca il 5,35%, massimo dal 2002

Il rendimento del Treasury americano a dieci anni ha toccato nella notte il 5,3493%, il livello più alto dal 2002, e in Asia questa mattina è al 5,3089%. Anche il trentennale è salito fino al 5,70%. A spingere i rendimenti è soprattutto il ritorno dei timori sull'inflazione, dopo i dati arrivati ieri dal settore dei servizi americano.

L'ISM dei servizi di settembre è sceso a 54,9 dal 55,4 di agosto, appena sotto il 55 atteso. L'economia americana continua quindi a crescere, anche se a un ritmo leggermente più lento. A preoccupare il mercato è soprattutto una componente dell'indice: i prezzi pagati dalle imprese sono saliti a 74, il livello più alto dal luglio 2022. Un valore superiore a 50 indica che i prezzi stanno aumentando e 74 segnala una pressione particolarmente forte sui costi.

Il dato arriva pochi giorni dopo un rapporto sul lavoro più debole delle attese, con 29.000 occupati in più e la disoccupazione al 4,2%. Quel rapporto aveva ridotto le aspettative di un rialzo dei tassi della Fed in ottobre. I rendimenti dei Treasury hanno però continuato a salire, perché il mercato sta guardando soprattutto al rischio che l'inflazione resti elevata. Anche il petrolio, tornato vicino ai 100 dollari al barile, contribuisce a mantenere alta l'attenzione sui prezzi.

Anche in Europa il mercato obbligazionario è sotto pressione. L'euro è sceso a 1,1215 dollari, il livello più basso da 17 mesi, mentre lo spread dei titoli francesi sul Bund è salito a 137 punti base, tra i timori per i conti pubblici della Francia.

L'aumento dei rendimenti ha un effetto diretto sui titoli già presenti sul mercato. Prezzo e rendimento si muovono infatti in direzione opposta: quando salgono i rendimenti dei nuovi titoli, quelli già emessi diventano meno convenienti e il loro prezzo scende. L'effetto è maggiore sui titoli con scadenze più lunghe. Un Treasury decennale sopra il 5% ha inoltre un peso importante sulle valutazioni azionarie, perché rappresenta il principale riferimento per il rendimento considerato privo di rischio. Più questo rendimento sale, più diventa difficile per le azioni giustificare valutazioni elevate.

Per ora, però, Wall Street non sembra preoccuparsene: il Nasdaq ha chiuso ieri a un nuovo massimo. Il mercato azionario sta quindi assorbendo rendimenti obbligazionari molto più alti senza modificare, almeno per il momento, le proprie aspettative.

Come Ufficio Studi, guardiamo soprattutto a cosa c'è dietro questo aumento dei rendimenti. Se il Treasury sale perché il mercato teme un'inflazione più persistente, la Fed avrebbe meno spazio per ridurre i tassi e questo potrebbe mettere sotto pressione soprattutto le azioni con valutazioni più elevate. Se invece i rendimenti salgono soprattutto perché gli investitori chiedono un premio maggiore per detenere Treasury a lunga scadenza a causa dei dubbi sulla sostenibilità del debito statunitense, la Fed avrebbe meno motivo di reagire con una politica monetaria più restrittiva. L'impatto resterebbe però sui mercati: i titoli obbligazionari già emessi perderebbero valore e i rendimenti più alti potrebbero comprimere le valutazioni delle azioni, soprattutto quelle più sensibili ai tassi. I prossimi dati sui prezzi saranno quindi fondamentali per capire quale delle due dinamiche sta spingendo i rendimenti.

Fonte: Reuters, Teleborsa, Yahoo Finance.

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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