Settembre 2026: perché gli utili delle aziende contano più del calendario

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Benvenuto in questo articolo del mese di settembre 2026. Settembre ha una pessima reputazione: secondo Yardeni Research, dal 1928 a oggi l'S&P 500 ha perso in media l'1,1% in questo mese, il peggior risultato medio dell'anno. E quest'anno gli ingredienti per confermare la statistica c'erano tutti: una banca centrale che alzava i tassi per la prima volta dal 2023, i rendimenti obbligazionari americani ai massimi da quasi vent'anni, il petrolio di nuovo vicino ai 110 dollari.

Eppure la Borsa americana ha tenuto. E il dato più interessante del mese non si trova sul listino, ma dentro le aziende: mentre i prezzi restavano quasi fermi, gli utili attesi continuavano a crescere. È il tema di oggi, ed è una buona notizia che vale la pena raccontare con i numeri.

Andiamo per ordine. Come di consueto partiamo dal recap di come sono andati i mercati nell'ultimo mese, poi entriamo nel tema.

1 Come sono andati i mercati in questo mese?

Azionario

S&P500 (LINEA BLU): +0,51%

FTSE MIB (LINEA VERDE): -0,21%

DAX (30 titoli tedeschi a maggior capitalizzazione) (LINEA ROSSA): -2,19%

NASDAQ (azionario tech statunitense) (LINEA ARANCIONE):+2,67%

Grafico 1 – Andamento dei principali indici azionari nel mese (base 100)

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti

Mese a due velocità, con gli Stati Uniti nettamente davanti all'Europa. Oltreoceano l'S&P 500 chiude sostanzialmente invariato e il Nasdaq in rialzo, trainato ancora una volta dal tecnologico. In Europa mese sulla parità per il listino italiano, che fa meglio dell’indice tedesco, in ribasso di più di 2 punti percentuali.

Obbligazionario

GOVERNATIVO USA SCADENZA 20+ (LINEA BLU): -4,44%

BTP 10 ANNI (LINEA ARANCIONE): -3,11%

BTP SCADENZA 1-3 ANNI (LINEA VERDE): -0,48%

GOVERNATIVO USA SCADENZA 1-3 ANNI (LINEA ROSSA): +1,59%

Grafico 2 – Andamento dell'obbligazionario governativo nel mese (base 100)

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti

Mese impegnativo per il governativo a lunga scadenza. Il 28 settembre il rendimento del Treasury decennale ha toccato il 5,27%, livello che non si vedeva da giugno 2007, e il BTP decennale si è portato intorno al 4,59%, con lo spread sul Bund tornato a quota 100 punti base per la prima volta dalla primavera del 2025. Per le brevi duration mese sostanzialmente sulla parità.

Materie prime

Il gas naturale (LINEA VERDE): +2,93%

L'oro (LINEA BLU): -3,49%

Il petrolio (LINEA ARANCIONE): +10,34%

Grafico 3 – Andamento delle principali materie prime nel mese (base 100)

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti

Il petrolio è rimasto il sorvegliato speciale: il Brent si è avvicinato ai 110 dollari a metà mese, per poi ripiegare nell'ultima settimana sulle ipotesi di tregua nello Stretto di Hormuz. L'oro, dopo la corsa di agosto, ha rifiatato, frenato proprio dalla risalita dei rendimenti: è il meccanismo che ricordo spesso, l'oro risponde ai tassi reali più che alla paura. Mese positivo per il gas naturale, che ha seguito il trend delle materie prime energetiche.

2 Cos'è successo sui mercati questo mese?

Settembre 2026 è stato un mese in cui le notizie e i fondamentali hanno raccontato due storie diverse. Le notizie parlavano di tassi in salita, rendimenti record e petrolio caro. I fondamentali, cioè i dati sull'economia e sui conti delle aziende, raccontavano qualcosa di molto più incoraggiante. Vediamoli uno alla volta.

Il mese peggiore che non lo è stato

Partiamo dalla statistica. Dal 2000 al 2025 settembre ha chiuso in calo nove volte su ventisei: circa una volta su tre. Non è quindi una condanna, ma è comunque il mese con la media storica più debole. È lo stesso tipo di "regola del calendario" che avevamo già messo alla prova con il «Sell in May and go away» e con il Santa Claus Rally: tendenze che nei dati esistono, ma che da sole non bastano a prendere decisioni.

Grafico 4 – Quante volte settembre ha chiuso in rialzo o in calo per l'S&P 500 dal 2000 al 2025

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati SPDR S&P 500 ETF Trust (SPY) elaborati da 24/7 Wall St.

Quest'anno le condizioni per un settembre difficile c'erano tutte. Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato i tassi di un quarto di punto, portandoli al 3,75%-4%: è il primo rialzo dal luglio 2023, deciso all'unanimità, una settimana dopo che la BCE aveva fatto lo stesso portando il tasso sui depositi al 2,50%. Nello stesso mese i rendimenti a lunga scadenza hanno toccato livelli che non si vedevano da quasi vent'anni.

Il risultato? L'S&P 500 ha chiuso il mese praticamente invariato ed il Nasdaq in rialzo, con l’azionario tech americano che ha aggiornato i propri massimi storici. Per capire perché, bisogna guardare cosa è successo nell'economia reale.

Un'economia che accelera

Il dato che meglio fotografa il mese è arrivato il 23 settembre. L'indice PMI composito di S&P Global, che misura lo stato di salute delle imprese americane intervistando i loro responsabili acquisti, è salito a 58,4 punti da 56 di agosto. Per orientarsi basta sapere che sopra 50 l'economia cresce: 58,4 è il valore più alto da luglio 2021, compatibile secondo S&P Global con una crescita di circa il 5% annualizzato. Le imprese hanno anche assunto al ritmo più veloce da oltre quattro anni.

Grafico 5 – Indici PMI di S&P Global per gli Stati Uniti: agosto e settembre 2026

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati S&P Global

Non è stato l'unico segnale. Il PIL americano del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo a +2,2%, contro il +1,5% della stima precedente, grazie ai consumi e agli investimenti delle imprese legati all'intelligenza artificiale. E l'ultimo giorno del mese l'inflazione PCE, quella che la Fed osserva con più attenzione, è scesa al 3,4% contro attese del 3,7%, con la componente di fondo al 3% contro il 3,3% atteso.

Grafico 6 – Inflazione PCE americana di agosto 2026: attese degli analisti e dato pubblicato

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Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati Bureau of Economic Analysis e consensus riportato da Il Sole 24 Ore e Teleborsa

Vale la pena leggere anche il rialzo della Fed sotto questa luce. Una banca centrale alza i tassi quando ritiene che l'economia sia abbastanza solida da sopportarlo, e Kevin Warsh lo ha detto chiaramente: l'obiettivo è riportare sotto controllo un'inflazione rimasta troppo alta troppo a lungo. Per chi risparmia è una notizia meno negativa di quanto sembri, perché un'inflazione che rientra significa proteggere il potere d'acquisto. Per completezza va detto che il quadro non è privo di rischi: lo stesso sondaggio PMI segnala costi delle imprese in crescita al ritmo più alto dall'ottobre 2022, anche per effetto del petrolio.

Il dato che conta davvero: gli utili

E arriviamo al cuore del tema. Nel lungo periodo il prezzo di un'azione segue una cosa sola: gli utili che l'azienda produce. A maggio, parlando dei nuovi massimi storici, vi raccontavo che sotto il cofano del rally c'erano proprio gli utili aziendali. Quattro mesi dopo, quel motore non solo non si è spento: ha accelerato. E su questo fronte settembre ha portato numeri che non si vedevano da anni.

Per il terzo trimestre 2026 gli analisti si aspettano una crescita degli utili delle società dell'S&P 500 del 29,1% rispetto a un anno fa. Ma il dettaglio più interessante è un altro: normalmente, durante un trimestre, le stime vengono ritoccate al ribasso, in media del 2,5% negli ultimi dieci anni. Questa volta sono state alzate dell'1,3%. E il 62% delle aziende che hanno dato indicazioni sui propri risultati le ha riviste al rialzo, contro una media decennale del 42%.

Grafico 7 – Variazione delle stime di utile dell'S&P 500 durante il trimestre: medie storiche e 3° trimestre 2026

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Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati FactSet

Allargando lo sguardo all'intero anno, il cambiamento è ancora più evidente. A inizio gennaio gli analisti stimavano per il 2026 una crescita degli utili di circa il 15%. A fine settembre la stima è salita al 32%: più del doppio. E la crescita non è concentrata in un solo angolo del mercato: tutti e undici i settori dell'S&P 500 sono attesi in crescita sugli utili nel trimestre, con energia, tecnologia e telecomunicazioni in testa.

Grafico 8 – Crescita degli utili attesa per il 2026 dalle società dell'S&P 500, secondo le stime aggiornate nel corso dell'anno

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati FactSet

Prezzo e valore: perché la Borsa oggi costa meno di tre mesi fa

Qui c'è il passaggio controintuitivo del mese. Dal 30 giugno al 25 settembre il prezzo dell'S&P 500 è salito del 2,7%. Nello stesso periodo gli utili attesi per i prossimi dodici mesi sono saliti dell'8,9%. Gli utili, in altre parole, sono cresciuti più di tre volte più velocemente dei prezzi.

Grafico 9 – Variazione del prezzo dell'S&P 500 e degli utili attesi a 12 mesi dal 30 giugno al 25 settembre 2026

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati FactSet

Per capire cosa significa, facciamo un esempio con numeri tondi. Immagina un negozio che guadagna 10.000 euro l'anno e che viene valutato 204.000 euro: chi lo compra lo paga 20,4 volte i suoi utili. Tre mesi dopo il negozio guadagna 10.890 euro (+8,9%) e il suo prezzo è salito a circa 209.500 euro (+2,7%). Il prezzo è aumentato, eppure ogni euro di utile ora costa meno: 19,2 volte.

È esattamente quello che è successo all'S&P 500. Il rapporto tra prezzo e utili attesi, il cosiddetto P/E, è sceso da 20,4 a fine giugno a 19,2 a fine settembre: sotto la media degli ultimi cinque anni (19,8) e appena sopra quella degli ultimi dieci (19,0). In sintesi: rispetto a tre mesi fa, il mercato americano non è diventato più caro. È diventato più economico, perché le aziende guadagnano di più.

Grafico 10 – Rapporto tra prezzo e utili attesi a 12 mesi (P/E) dell'S&P 500 a confronto con le medie storiche

Immagine articolo 57

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati FactSet

Grafico 11 – Proiezioni macroeconomiche della BCE per l'area euro (settembre 2026)

Fonte: elaborazione ufficio studi Davide Berti su dati BCE

3 Cosa possiamo imparare dagli avvenimenti di questo mese?

Settembre 2026 lascia tre insegnamenti, e sono tutti buone notizie per chi investe con metodo.

1. Il calendario non decide i rendimenti

Settembre è il mese con la media storica peggiore, ma dal 2000 ha chiuso in rialzo due volte su tre. E quest'anno ha tenuto nonostante tassi in salita e petrolio caro. Le medie storiche descrivono il passato, non prescrivono il futuro: chi avesse disinvestito a fine agosto "perché settembre va sempre male" avrebbe preso una decisione basata su una statistica, non sui fatti.

2. Nel lungo periodo il prezzo segue gli utili

Benjamin Graham, il maestro di Warren Buffett, diceva in sostanza che nel breve periodo la Borsa si comporta come una macchina che conta i voti, mentre nel lungo diventa una bilancia che pesa. Settembre lo ha mostrato in piccolo: i prezzi hanno reagito alle notizie del giorno, ma sotto la superficie le aziende hanno continuato a crescere. È proprio questa crescita silenziosa degli utili il motore che, nel tempo, alimenta l'interesse composto di un portafoglio azionario.

3. Le notizie fanno rumore, i fondamentali lavorano in silenzio

"La Fed alza i tassi", "rendimenti ai massimi dal 2007", "petrolio a 110 dollari": titoli che spaventano. Ma dietro quegli stessi titoli c'era un'economia che accelerava e aziende che guadagnavano più del previsto. Non serve inseguire ogni notizia né anticipare la prossima mossa delle banche centrali. Serve un portafoglio pianificato, diversificato e coerente con i propri obiettivi, che lasci ai fondamentali il tempo di fare il loro lavoro.

Settembre aveva tutto per essere il mese peggiore dell'anno: la statistica, la banca centrale, i rendimenti, il petrolio. Alla fine è stato il mese in cui abbiamo scoperto che le aziende americane stanno attraversando una delle fasi di crescita degli utili più forti degli ultimi anni, e che il mercato, nonostante i massimi, oggi costa meno di tre mesi fa.

È una lezione che vale molto oltre questo mese. Il prezzo che vediamo ogni giorno è un'opinione, che cambia con le notizie. Il valore è qualcosa che si costruisce più lentamente, trimestre dopo trimestre, nei conti delle aziende. Chi investe con un piano non ha bisogno di indovinare l'opinione di domani: gli basta dare al valore il tempo di emergere.

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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