Se qualcuno possiede letteralmente la macchina per produrre denaro, perché lascia che milioni di persone facciano fatica ad arrivare a fine mese? Basterebbe accenderla, stampare e distribuire. Problema risolto. Detta così sembra perfino crudele non farlo.
E allora la domanda è una sola: se stampare moneta è gratis e immediato, perché non lo si fa davvero per cancellare la povertà? Parto da un dato di queste settimane, perché rende l'idea. La Banca Centrale Europea ha appena alzato i tassi e ha rivisto le sue stime: l'inflazione nell'area euro dovrebbe attestarsi intorno al 3% nel 2026. Tieni questo numero da parte, perché è il cuore di tutta la faccenda: capirai presto perché “stampare e distribuire” è esattamente la mossa che fa salire quel numero.
L'esperimento dell'isola
Facciamo l'esperimento più semplice del mondo. Immagina un'isola con dieci persone e cento monete in circolazione. Su quell'isola c'è un solo pesce fresco al giorno. Quanto vale quel pesce? Dipende da quante monete sono disposte a inseguirlo. Ora il governo dell'isola decide di essere generoso e raddoppia il denaro: regala cento monete nuove, dieci a testa. Tutti più ricchi, no? Ma il pesce è sempre uno solo. Cosa succede al suo prezzo quando il doppio dei soldi insegue la stessa identica cosa?
Il doppio delle monete a caccia dello stesso pesce: il prezzo semplicemente raddoppia.
Succede che il pesce raddoppia di prezzo. E qui sta il punto che quasi nessuno ti spiega: la ricchezza vera non sono i soldi, sono le cose. Il pane, le case, le ore di lavoro di un medico, l'energia. La moneta è solo il biglietto con cui ti metti in fila per quelle cose. Se stampo il doppio dei biglietti ma le cose restano quelle, non ho creato ricchezza: ho solo dimezzato il valore di ogni biglietto che avevi già in tasca. Allora ti chiedo: chi viene colpito più duramente quando i prezzi raddoppiano, il ricco con i suoi beni o chi vive di stipendio e risparmi?
La risposta è scomoda. Chi ha case, terreni, aziende, vede i propri beni rincarare insieme a tutto il resto: è coperto. Chi invece ha solo lo stipendio del mese e qualche risparmio sul conto, vede quei soldi perdere potere d'acquisto giorno dopo giorno. È per questo che l'inflazione viene chiamata “la tassa dei poveri”: colpisce proprio chi volevamo aiutare. La macchina pensata per combattere la povertà finisce per finanziarla a spese dei più deboli. Ma allora, se è così evidente, qualcuno l'ha mai fatto davvero fino in fondo?
Quando è successo davvero: lo Zimbabwe
Sì, ed è successo nello Zimbabwe. Negli anni Duemila il governo decise esattamente questo: stampare moneta senza freni per coprire le spese pubbliche. Il risultato è una banconota che esiste davvero e che puoi cercare adesso: un taglio da cento trilioni di dollari, che al momento dell'emissione valeva circa quindici dollari americani. Cento trilioni per fare la spesa. I prezzi raddoppiavano nel giro di ore, non di anni. La gente andava al mercato con le mazzette di contanti dentro le buste della spesa, e il denaro valeva meno della carta su cui era stampato. Quella banconota oggi non si usa per comprare il pane: si vende ai collezionisti. Ti sei mai chiesto come si arriva a un punto in cui il denaro vale meno della carta?
Ci si arriva con un passaggio invisibile: il momento in cui la gente smette di fidarsi. Una moneta funziona solo finché tutti credono che domani varrà più o meno quanto vale oggi. È un patto di fiducia, niente di più. Nel momento in cui capisci che lo Stato stampa a getto continuo, fai l'unica cosa razionale: spendi subito tutto quello che hai, perché domani varrà meno. Ma se tutti corrono a spendere nello stesso istante, i prezzi esplodono ancora più in fretta. Si innesca una spirale che si alimenta da sola. Ed è qui che torna il nostro 3% europeo: le banche centrali sorvegliano quel numero con un'ossessione che da fuori sembra esagerata proprio perché sanno dove porta la strada quando lo si lascia correre.
Chi ha davvero in mano la macchina
Ma a questo punto è giusto che tu sappia chi ha in mano quella macchina e come funziona davvero oggi, perché l'immagine della pressa che sforna banconote è ormai un'illusione. Primo punto, e non è un dettaglio: la macchina non è in mano al governo. In Europa a creare moneta è la banca centrale, la BCE, che è volutamente indipendente dai governi. È una separazione pensata apposta: chi spende — lo Stato — non può accendere la stampante quando gli fa comodo, perché la stampante è affidata a un'istituzione separata, il cui compito è tenere l'inflazione sotto controllo. È esattamente questa la prima diga contro il disastro.
Secondo punto: quando senti dire che la BCE “stampa moneta”, nella stragrande maggioranza dei casi non esce una sola banconota di carta. La banca centrale crea liquidità nuova in forma elettronica — denaro che prima non esisteva, scritto in un registro digitale — e con quella liquidità compra titoli di Stato sul mercato. Funziona così: lo Stato ha bisogno di soldi ed emette titoli di debito; la banca centrale crea denaro dal nulla e li acquista; quel denaro nuovo entra nelle banche e nell'economia. La pressa esiste ancora, ma è diventata un clic. E quel clic muove cifre difficili perfino da immaginare.
Ti do due numeri, ai due lati della vicenda, così vedi l'ordine di grandezza. Tra il 2015 e il 2018 la BCE, col programma chiamato “quantitative easing”, ha immesso nel sistema circa 2.569 miliardi di euro comprando titoli, in gran parte titoli di Stato. Poi è arrivato il Covid, e qui il salto è ancora più impressionante: nel solo 2020 il bilancio complessivo dell'Eurosistema è passato da 4.671 a 6.979 miliardi di euro. Oltre duemila miliardi di liquidità nuova in dodici mesi.
Quanta moneta è stata creata: l'espansione del bilancio dell'Eurosistema, il picco del 2022 e la discesa in corso.
Allora perché da noi non è arrivata l'iperinflazione?
Una domanda è legittima: se anche qui hanno creato moneta dal nulla a queste cifre, perché da noi non è arrivata l'iperinflazione dello Zimbabwe? Una prima risposta è la più intuitiva: la scala. Quei duemila miliardi, spalmati su un'economia enorme come quella di venti Paesi europei, pesano in proporzione infinitamente meno di quanto pesasse la stampa selvaggia su un Paese solo e molto più piccolo. Ma c'è una seconda differenza, più importante, ed è quella che conta davvero.
Lo Zimbabwe stampava per coprire le spese correnti dello Stato: soldi creati e bruciati, senza niente dietro, a getto continuo e senza un piano per fermarsi. La BCE, invece, quella liquidità non la regala: la usa per comprare titoli, che restano un attivo nelle sue mani. E quando la tempesta passa, può fare il percorso inverso — ed è esattamente quello che sta facendo adesso. Non ricompra più i titoli che via via scadono, così la liquidità in eccesso rientra e il bilancio si sgonfia: dal picco di circa 8.300 miliardi del 2022 è sceso intorno ai 6.300 a fine 2025. Ecco la differenza vera: una cosa è una flebo che il medico sa di poter staccare quando serve; un'altra è aprire il rubinetto e buttare via la manopola. Il problema non è la macchina in sé: è l'idea di tenerla accesa per sempre. E comunque, anche dosata bene, quella liquidità un effetto sui prezzi lo lascia: è una parte del motivo per cui oggi parliamo di quel 3%.
Il nocciolo: i pesci, non i biglietti
E qui arriviamo al motivo per cui la stampante non potrà mai essere la risposta alla povertà. Torna all'isola: il problema non erano mai state le monete, era che c'era un solo pesce. Puoi stampare tutti i biglietti del mondo, ma se sull'isola continua a esserci un pesce solo, nessuno mangerà di più. La povertà si combatte aumentando i pesci, non i biglietti: cioè aumentando quello che gli economisti chiamano capacità produttiva. Più persone che lavorano, più competenze, più imprese che producono beni e servizi reali. Quella è ricchezza vera, ed è l'unica che la stampante non sa creare, perché la stampante moltiplica i biglietti ma non i pesci.
Stampare moneta moltiplica solo i biglietti. Solo produrre di più aumenta i pesci — cioè la ricchezza vera.
E qui devo essere onesto sul mio mestiere. Quali strade prendere per far crescere quella capacità produttiva — lavoro, formazione, sostegno alle imprese — è materia di chi fa politica economica, e il giudizio su cosa funzioni meglio non tocca a me darlo: posso spiegarti il meccanismo, la scelta su come usarlo spetta a chi governa e a te quando voti.
Quello che posso dirti, e che è esattamente il mio campo, è come ci si difende da questo meccanismo. Perché l'inflazione, quel 3%, non è un'astrazione da telegiornale: è una forza che ogni anno erode silenziosamente i soldi fermi sul tuo conto corrente. Quei duemila miliardi creati nel 2020 non sono evaporati: una parte la stiamo pagando adesso, nel carrello della spesa e nelle bollette. Tenere tutto liquido, in un'epoca in cui i prezzi salgono, significa accettare di diventare un po' più poveri ogni dodici mesi senza accorgersene.
La domanda vera è semplice: i tuoi risparmi oggi stanno lavorando per difenderti dall'inflazione, o stanno fermi a perdere valore in silenzio?
Conclusioni
Se vuoi capire come proteggere e allocare i tuoi risparmi in un contesto di inflazione come quello di oggi, come sempre, sono a disposizione.
Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.
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