Charles Dow. Chi era e perché è stato creato un indice in suo onore, il Dow Jones.

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Nel fermento del tardo XIX secolo, quando la finanza americana era ancora agli albori in un territorio dominato da speculazioni e mezze verità, un giovane reporter del Connecticut stava per cambiare per sempre le regole del gioco.

Charles Henry Dow, nato il 6 novembre 1851 a Sterling, proveniva da una piccola comunità agricola dove la perdita precoce del padre, all'età di sei anni, lo aveva forgiato con un eccezionale senso di responsabilità e determinazione.

Nonostante le limitate possibilità di accesso all'istruzione formale, Dow coltivò una straordinaria capacità di apprendimento autodidatta. La sua carriera nel giornalismo iniziò a 21 anni presso il "Springfield Daily Republican" nel Massachusetts, dove affinò quelle capacità di analisi e scrittura che lo avrebbero distinto nel panorama dell'informazione finanziaria.

Il 1879 segnò un momento cruciale nella sua vita: a ventotto anni, Dow intraprese un viaggio rivelatore a Leadville, Colorado. Inviato dal Providence Journal per documentare il boom dell'argento, si trovò immerso in un mondo dove le fortune si facevano e si perdevano sulla base di semplici voci. Osservando il caos delle transazioni minerarie e intervistando banchieri e investitori, Dow maturò una consapevolezza fondamentale: il mercato soffriva di una profonda mancanza di informazioni verificabili e accessibili.

L'anno successivo, il trasferimento a New York City lo portò nel cuore pulsante della finanza americana. Al Kiernan Wall Street Financial News Bureau, Dow incontrò Edward Jones, un ex studente di Brown University dotato di un talento straordinario per l'analisi dei report finanziari. La loro sintonia professionale fu immediata: in un'epoca in cui era prassi comune per i giornalisti accettare compensi per manipolare le quotazioni di borsa, condividevano la visione di un giornalismo finanziario libero da corruzioni e basato su dati verificabili.

La rivoluzione dell’informazione finanziaria

Nel 1882, la fondazione della Dow Jones & Company segnò una svolta rivoluzionaria nel panorama dell'informazione finanziaria. Insieme al metodico statistico Charles Bergstresser, che preferì rimanere un partner silenzioso ma fu fondamentale per le sue eccellenti capacità di analisi e intervista, Dow e Jones stabilirono la loro sede nel seminterrato di una modesta confetteria di Wall Street. L'azienda si distinse immediatamente per un approccio senza precedenti: mentre la concorrenza si basava su speculazioni e informazioni privilegiate, loro costruirono un sistema di reportistica fondato su tre pilastri fondamentali: analisi rigorose, dati verificati e assoluta integrità professionale. Jones, noto per la sua capacità di mantenere la calma nelle situazioni di crisi, gestiva le operazioni quotidiane e la rete di messaggeri, mentre Dow si concentrava sulla direzione editoriale e l'analisi dei mercati.

Il loro primo prodotto, il "Customers' Afternoon Letter", rivoluzionò la comunicazione finanziaria. Non era una semplice newsletter, ma uno strumento di precisione che combinava analisi sintetiche con dati concreti. La vera svolta arrivò nel 1884, quando Dow creò quello che sarebbe diventato il più antico indice azionario ancora in uso: il Dow Jones Transportation Average (DJTA). In un'epoca dominata dalle ferrovie, l'indice includeva inizialmente nove società ferroviarie e solo due aziende di altri settori, riflettendo la struttura dell'economia americana del tempo.

Dodici anni dopo, il 26 maggio 1896, Dow lanciò quello che sarebbe diventato il simbolo stesso del mercato azionario americano: il Dow Jones Industrial Average (DJIA). L'indice originale includeva 12 società "industriali", tra cui la National Lead Company e la United States Rubber Company. La composizione dell'indice si è evoluta nel tempo per riflettere i cambiamenti dell'economia americana: si espanse a 20 società nel 1916 e raggiunse le attuali 30 nel 1928. Delle dodici società originarie, solo General Electric è rimasta nell'indice per gran parte della sua storia.

La trasformazione del "Customers' Afternoon Letter" nel Wall Street Journal nel 1889 segnò l'inizio di una nuova era nell'informazione finanziaria. Con il motto "La verità nel suo uso appropriato", il giornale divenne un punto di riferimento per l'integrità e l'accuratezza. Il costo era accessibile: 2 centesimi per numero o 5 dollari per un abbonamento annuale. Dow si distinse per una pratica innovativa: pubblicava i nomi delle aziende che si rifiutavano di fornire informazioni sui loro bilanci, incentivando una maggiore trasparenza nel mercato.

L'eredità di Dow in questo campo trascende la creazione di indici o di un giornale. La sua vera rivoluzione fu metodologica e culturale: trasformò l'informazione finanziaria da privilegio di pochi in strumento accessibile a tutti, ponendo le basi per un mercato più equo e trasparente. 

Grafico 1: Dow Jones Transportation Average

 Grafico 1: Dow Jones Transportation Average

Fonte: FRED

La Teoria di Dow: la nascita dell’analisi tecnica

L'eredità intellettuale più significativa di Charles Dow emerge da una serie di 255 editoriali pubblicati sul Wall Street Journal tra il 1900 e il 1902. Senza mai definirla formalmente come una "teoria" o presentarla come un sistema di trading, Dow elaborò attraverso questi scritti una visione rivoluzionaria dell'analisi dei mercati finanziari che avrebbe influenzato generazioni di investitori gettando a ciò che oggi conosciamo come “analisi tecnica”.

Alla sua prematura scomparsa nel 1902, questo patrimonio di intuizioni rischiava di andare disperso. Fu il merito di tre figure chiave - William Peter Hamilton, suo successore alla direzione del Wall Street Journal, Robert Rhea e George Schaefer - raccogliere, sistematizzare e pubblicare questi principi in opere fondamentali: "The Stock Market Barometer" (1922) e "The Dow Theory" (1932). Attraverso questo lavoro, le riflessioni sparse di Dow si trasformarono in quello che oggi conosciamo come uno dei primi e più influenti tentativi di comprendere scientificamente i movimenti del mercato azionario.

I principi fondamentali

Al cuore della teoria ci sono sei principi che rivoluzionarono la comprensione dei mercati finanziari:

  1. Il mercato sconta tutto: Con questa intuizione, che anticipa di decenni la moderna teoria dei mercati efficienti, Dow sostiene che ogni informazione disponibile si riflette nei prezzi di mercato.
  2. La struttura dei trend: Dow identifica tre livelli di tendenze: il trend primario (movimento principale del mercato, durata superiore all'anno), il trend secondario (correzioni intermedie) e i trend minori (fluttuazioni quotidiane).
  3. Le fasi dei trend primari: Ogni tendenza principale attraversa tre fasi distinte. In un mercato rialzista: accumulazione, partecipazione pubblica ed eccesso. In un mercato ribassista: distribuzione, partecipazione pubblica e panico.
  4. La conferma degli indici: Una delle intuizioni più innovative è che un vero trend di mercato si manifesta solo quando diversi indici (nel suo caso, l'indice industriale DJIA e quello dei trasporti DJTA) si muovono nella stessa direzione.
  5. L'importanza dei volumi: Le variazioni di prezzo devono essere confermate da volumi significativi per validare il trend.
  6. La persistenza dei trend: Un trend continua fino a quando non emergono chiari segnali di inversione, un principio che invita alla cautela nell'identificazione dei punti di svolta.

Sebbene alcuni aspetti specifici della teoria, come l'enfasi sul settore dei trasporti ferroviari, possano apparire datati, i principi fondamentali dell'analisi di Dow continuano a influenzare profondamente il modo in cui gli investitori interpretano i mercati finanziari. La sua capacità di individuare pattern ricorrenti e relazioni significative nei movimenti di mercato ha posto le basi per la moderna analisi tecnica, dimostrando come l'osservazione metodica e rigorosa possa rivelare le dinamiche profonde che guidano i mercati finanziari.

Conclusioni

L'eredità di Charles Dow nel mondo della finanza e del giornalismo economico è straordinariamente multiforme. Da giovane autodidatta di umili origini, è riuscito a rivoluzionare due settori fondamentali: l'informazione finanziaria e l'analisi dei mercati. Il Wall Street Journal, evolutosi da una semplice newsletter specializzata a uno dei più autorevoli quotidiani finanziari al mondo, incarna perfettamente la sua visione di un'informazione accessibile, accurata e trasparente.

Il suo contributo all'analisi finanziaria è altrettanto significativo. Il Dow Jones Industrial Average è diventato il termometro più consultato dell'economia americana, un simbolo riconosciuto globalmente e nonostante le critiche sulla limitata rappresentatività e sul metodo di calcolo basato sul prezzo, rimane uno degli indici più seguiti e citati al mondo. La sua longevità e il suo successo testimoniano la validità dell'intuizione di Dow: creare strumenti che potessero rendere i mercati finanziari più comprensibili e accessibili a tutti. 

La sua teoria sui mercati, sviluppata attraverso anni di osservazione metodica, ha posto le fondamenta dell'analisi tecnica moderna, fornendo agli investitori strumenti che mantengono la loro validità ancora oggi.

Ma il lascito più profondo di Dow trascende gli strumenti tecnici e le innovazioni specifiche: ha trasformato radicalmente il rapporto tra il mondo della finanza e il pubblico. La sua insistenza sulla trasparenza, sulla precisione e sull'accessibilità dell'informazione ha contribuito a democratizzare i mercati finanziari, aprendo le porte della conoscenza a un pubblico sempre più ampio.

A più di un secolo dalla sua scomparsa, l'influenza di Dow continua a risuonare nelle sale di borsa e nelle redazioni finanziarie di tutto il mondo. Il suo percorso professionale dimostra come la dedizione all'eccellenza, unita a una visione innovativa e a un profondo impegno etico, possa non solo trasformare un settore, ma lasciare un'impronta indelebile nella storia, ridefinendo il modo in cui intere generazioni comprendono e interagiscono con i mercati finanziari.

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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