Investire nei Megatrend: la Space Economy.

Ben ritrovati su questo blog, oggi voglio parlarvi di un tema molto interessante che ci fa tanto sognare con la mente e con il cuore: la Space Economy.

Che cos’è la Space Economy?

Con il termine “Economia Spaziale” si indica la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti, così detto “Upstream”, ovvero i pilastri della Space Industry, arriva fino alla generazione di prodotti e servizi innovativi “abilitati”, così detto “Downstream” (servizi di telecomunicazioni, di navigazione e posizionamento, di monitoraggio ambientale previsione meteo, agricoltura, inquinamento, etc..).

Dunque, potete ben capire come questo tema sia trasversale e colpisca vari settori industriali, anche molto diversi fra loro. In realtà, il settore spaziale è già molto presente nelle nostre vite e viene utilizzato per fornire migliori servizi tramite l’uso di satelliti in orbita.

Voglio però essere più preciso con voi e mostrarvi i 4 ambiti principali della Space Economy:

  • Il primo è la Earth observation, l’infrastruttura e i servizi che consentono agli utenti di monitorare la Terra e la sua atmosfera grazie all’elaborazione di dati ottenuti da satelliti, con i quali si possono definire servizi a valore aggiunto in settori prima non interessati da queste tecnologie, come agricoltura, meteorologia, pesca, assicurazioni, finanza, energia, sanità.
  • La Satellite navigationè invece composta dall’infrastruttura e dai servizi che permettono agli utenti di determinare la propria posizione, velocità e tempo attraverso i dati satellitari di posizione, particolarmente utilizzata nei trasporti.
  • La Satellite communication, cioè infrastruttura e servizi che permettono la trasmissione di segnali delle telecomunicazioni radio.
  • L’Accesso allo Spazio, cioè l’insieme delle attività per l’esplorazione spaziale, a partire dal lancio di satelliti e sonde fino al controllo delle operazioni.

Dopo aver compreso la trasversalità e l’utilità, nonché l’utilizzo quotidiano dell’Industria Spaziale, vorrei velocemente descrivervi come i Governi e i Privati stanno agendo in questo megatrend.

Avrete sicuramente sentito parlare del progetto SpaceX di Elon Musk, di Blue Origin di Jeff Bezos o di Virgin Galactic di Richard Branson. Ecco, da quando i privati sono diventati importanti investitori nel settore spaziale, tutta l’industria ne ha tratto beneficio, con aumento di risorse e progetti volti a scoprire e esplorare l’Universo e i suoi pianeti.

Gli investitori istituzionali non si sono mai tirati indietro e continuano a investire miliardi di dollari ogni anno nella Space economy. Pensate che a livello globale gli investimenti governativi nella Space economy sono pari a circa 90 miliardi di dollari l’anno, di cui poco meno della metà negli Stati Uniti. Cresce anche il numero di satelliti in orbita: circa 6.000, di cui quasi 2.800 operativi, il 54% a uso commerciale, il 16% governativo, il 13% militare, il 5% civile; la metà sono satelliti di telecomunicazione (49%), il 29% è attivo nel monitoraggio del pianeta e della sua atmosfera, il 12% nello sviluppo tecnologico e il 6% nella navigazione satellitare.

E l’Italia che fa? Come si comporta rispetto alla Industria Spaziale?

Forse vi sorprenderò dicendovi che l’Italia è quinta al mondo e seconda in Europa per spesa in Space economy in rapporto al Pil (0,55%, poco oltre un miliardo di euro) ed è il terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nel 2020, con 665 milioni di euro, dietro a Germania (1,3 miliardi) e Francia (980 milioni). Per spingerne ulteriormente lo sviluppo il governo italiano ha varato nel 2016 il Piano strategico nazionale Space economy, del valore di 4,7 miliardi di euro.

Insomma, siamo veramente davanti a un driver forte di crescita e investimenti. Per farvi capire le possibili potenzialità e ritorni di questo megatrend, vi lascio alcuni dati che fanno molto riflettere.

I dati:

  • Nello studio “Global Space Economy” pubblicato da Nsr, si stimano oltre 1 trilione di dollari di ricavi cumulativi tra il 2019 e il 2029.
  • Recenti stime di Morgan Stanley prevedono che, con l’aumento delle tecnologie disponibili, la ricchezza generata dalle attività di Space economy possa passare dagli attuali 350 miliardi di dollari su scala globale a circa 1.000/1.100 miliardi da qui al 2040.
  • Secondo Solactive nel solo 2019 l’industria spaziale ha generato 518 miliardi di dollari di ricavi su dati Statista.com.
  • Secondo le stime di Vontobel, la crescita dal 2009 al 2019 del fatturato globale è stata sostenuta, passando da poco più di 200 miliardi agli oltre 400 miliardi di dollari.
  • Infine, secondo le stime di Bank of America, le revenue generate dall'industria spaziale globale raggiungeranno 1,4 mila miliardi di dollari entro il 2030, dai 414 miliardi di dollari nel 2018.

Numeri che fanno riflettere, numeri che fanno pensare, insomma, numeri che ci dicono che siamo difronte a una rivoluzione analoga a quella di internet e del digitale di vent’anni fa.

E non ci sono aziende che possono permettersi di ignorare questa rivoluzione. Vent’anni fa si parlava con scetticismo della “new economy” o di “digital economy”, oggi di internet e del digitale non possiamo farne a meno. Le imprese che stanno intercettando e che sfrutteranno con tempismo le opportunità di business offerte dalla combinazione di tecnologia digitale e spaziale avranno un importante vantaggio competitivo negli anni avvenire.

Ma cosa guida questa forte accelerazione della Space Economy?

Sono 10 i drivers di questa accelerazione: lancio di satelliti, telecomunicazioni spaziali, esplorazione dello spazio profondo, atterraggio sulla Luna, osservazione della Terra, sfruttamento degli asteroidi, eliminazione dei rifiuti spaziali, turismo spaziale, ricerca spaziale e produzione industriale per tutto ciò che potrà essere necessario a sostenere l’attività umana nello spazio. Drivers che afferiscono a tre categorie fondamentali riassumibili in cambiamento climatico, sicurezza e telecomunicazioni.

Infine, consideriamo che, dal momento che i primi turisti spaziali saranno uomini e donne miliardari o milionari, il turismo spaziale è destinato ad arricchire non poco il settore permettendo alle aziende di innovare più velocemente e di offrire nuovi servizi e opportunità di soggiorno nello spazio.

Oltre il turismo spaziale, c’è un aspetto molto interessante riguardante gli asteroidi e i pianeti nella nostra galassia.

La NASA, nel corso del 2020, ha individuato l’asteroide Psyche, lungo 226 km e interamente costituito da ferro, nickel e altri metalli rari. Si stima che esso possa valere fino a 10.000 quadrilioni di dollari, pari a circa 10.000 volte l’economia globale. Dopo quanto sopra è facile comprendere come sia potenzialmente molto ricco questo piccolo settore di mercato.

Inoltre, consideriamo la partita di tutte le risorse cruciali per lo sviluppo della Terra. In particolare, le esplorazioni del suolo lunare condotte fino ad ora indicano la presenza di diverse terre rare, minerali cruciali per la produzione tecnologica e la transizione energetica/digitale, tra cui spicca prevalentemente il titanio. La loro disponibilità limitata sulla Terra, unita a una distribuzione geografica che favorisce la stessa Cina (l’85% della fornitura globale di terre rare proviene dalla Repubblica popolare), rende la prospettiva di estrazione dalla Luna particolarmente attrattiva.

Vale la pena investire in questo settore?

Come sempre in Economia, la risposta è: “DIPENDE”. Non sono qui per fornirvi consigli di investimento, voglio solo farvi vedere le possibilità che il mercato attualmente offre e cosa è previsto accada in futuro. Se credete che questo tema sia centrale per il futuro della Terra e del genere umano, allora vi voglio lasciare alcuni consigli prima da consulente e poi da buon amico:

  • Scegliete un Etf tematico o un buon fondo attivo, così aumenterà la diversificazione in un settore ancora di nicchia.
  • Evitate l’acquisto di azioni singole (stock picking), vi espone a un enorme rischio specifico, diminuendo la diversificazione e aumentando la concentrazione.
  • Dovete avere un’elevata tolleranza al rischio e alle perdite, un profilo da investitore certamente aggressivo e non moderato.
  • Ci sarà una forte volatilità nel breve-medio termine, data dalla speculazione, che diminuirà nel lungo periodo.
  • Ponetevi in un lungo orizzonte temporale di minimo 10 anni di investimento.
  • Dedicate solo una piccola % del vostro portafoglio satellite per questi investimenti tematici.

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Davide Berti, consulente finanziario

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Mission

In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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