Uno degli eventi più discussi delle ultime settimane è stata l’apparizione televisiva di Leonardo Maria Del Vecchio a Otto e Mezzo, il programma di La7 condotto da Lilli Gruber.
Trent’anni, un patrimonio personale stimato intorno ai 7 miliardi di euro e quasi quaranta minuti in diretta per parlare di politica, editoria e strategie imprenditoriali.
Un debutto che non è passato inosservato. A colpire sono state le esitazioni, le pause, gli intercalari ripetuti. L’inesperienza davanti alle telecamere si è vista tutta.
I social hanno reagito subito con meme e ironia. In poche ore l’impaccio ha finito per oscurare i contenuti, trasformando l’intervista in un piccolo caso mediatico, ben oltre i confini del programma…tanto da arrivare a parlare del «Miglior spot possibile per la tassa di successione».
Ma chi è davvero Leonardo Maria Del Vecchio? E come è arrivato fin lì?
L’impero Del Vecchio: la storia
Per rispondere, è inevitabile tornare alla figura che ne definisce il contesto e il peso simbolico: suo padre. Leonardo Del Vecchio senior.
Leonardo Del Vecchio nasce a Milano nel 1935. Nel 1961, a ventidue anni, fonda Luxottica ad Agordo, un piccolo paese nel bellunese. All’inizio è poco più di una bottega artigianale con 10 dipendenti, specializzata nella produzione di montature per occhiali.
La crescita è graduale, ma costante.
L’intuizione è semplice ma radicale: controllare l’intera filiera, dalla produzione alla vendita, senza intermediari. Questo modello, quasi unico nel settore dell’epoca, sarà poi confermato dalle successive acquisizioni di marchi e catene retail.
Luxottica smette presto di lavorare per conto terzi e punta sul proprio marchio. Il vero salto arriva nel 1990, quando Del Vecchio decide di quotare l’azienda al New York Stock Exchange. Per un’impresa italiana dell’epoca è una mossa audace: significa esporsi ai mercati internazionali e accedere a capitali molto più ampi.
Forte della sua solidità finanziaria inizia una stagione di acquisizioni. Nel 1999 Luxottica compra Ray-Ban, il marchio di occhiali più riconoscibile al mondo. Nel 2007 arriva Oakley. Nel portafoglio entrano anche brand come Persol, Vogue Eyewear, Oliver Peoples.
Ma Del Vecchio vuole controllare l’intera filiera. Così Luxottica acquisisce le principali catene retail internazionali: LensCrafters, Sunglass Hut, Pearle Vision, GrandVision. Produzione e distribuzione finiscono sotto lo stesso tetto.
Il risultato è che, se negli ultimi vent’anni hai comprato un paio di occhiali, è molto probabile che quel prodotto sia passato interamente dentro l’ecosistema Del Vecchio.
Il culmine del successo imprenditoriale di Del Vecchio arriva nel 2018, con la fusione tra Luxottica ed Essilor, il colosso francese delle lenti. Nasce EssilorLuxottica: circa 140 miliardi di euro di capitalizzazione, 150 mila dipendenti, un quarto del mercato mondiale sotto controllo.
L’impero di Del Vecchio non si limita agli occhiali. Con i profitti di EssilorLuxottica, crea la holding Delfin. Attraverso Delfin, Del Vecchio diventa primo azionista di Mediobanca con il 19,8%, acquisisce il 9,77% di Generali, sale al 28% di Covivio, società immobiliare quotata a Parigi, e prende posizioni significative anche in UniCredit e MPS.
Non si tratta quindi solo di industria, ma di finanza, credito, assicurazioni e immobiliare: un sistema di partecipazioni che rende Del Vecchio uno degli uomini più influenti nell’intero equilibrio del capitalismo italiano.
La storia di Luxottica e dell’impero costruito da Leonardo Del Vecchio arriva a un momento culminante nel giugno 2022, quando il fondatore muore.
Secondo Forbes lascia 27,3 miliardi di dollari.
La successione
Come viene gestita la successione?
È fondamentale che tutto venga organizzato nel modo migliore possibile.
Sei figli da tre relazioni diverse, la vedova e un figlio di quest’ultima nato da una relazione precedente:
- Claudio, Marisa e Paola (figli del primo matrimonio);
- Leonardo Maria (figlio della moglie Nicoletta Zampillo);
- Luca e Clemente (figli dell’ex compagna Sabina Grossi);
- e infine la vedova Nicoletta e Rocco Basilico.
La soluzione disegnata da Leonardo Del Vecchio parte da un principio molto semplice: nessun erede deve contare più degli altri.
La holding Delfin, tramite cui controllava tutto, viene quindi divisa in otto quote perfettamente uguali, il 12,5% ciascuna. Formalmente, tutti sullo stesso piano.
Ma il vero meccanismo di protezione non sta nella divisione, bensì nelle regole che la governano: i patti parasociali.
Questi tipi di regole bloccano qualsiasi iniziativa individuale:
- nessun erede può vendere la propria quota senza il consenso degli altri sette;
- nessuna decisione strategica su EssilorLuxottica, Mediobanca o Generali può essere presa senza un accordo collettivo.
Otto persone che devono mettersi d'accordo per smontare qualcosa difficilmente lo faranno. Il sistema si protegge per inerzia.
Ma Del Vecchio aveva capito anche l'altro lato della medaglia: troppi limiti impediscono l’operatività.
Per questo, accanto alla quota vincolata in Delfin, ogni erede riceve liquidità e asset personali completamente liberi.
Leonardo Maria Del Vecchio e LMDV
Ed è qui che emerge Leonardo Maria Del Vecchio. Non perché conti più degli altri eredi, ma perché è l'unico ad aver scelto di stare sulla scena. Mentre gli altri mantengono profili bassi, lui si muove in prima linea.
Leonardo Maria, quarto figlio, ha trent'anni e un patrimonio stimato intorno ai 7 miliardi di euro. Dopo la Bocconi inizia dal basso: gestendo un negozio. Nel 2017 entra in Luxottica, passa al retail, segue l'apertura dei Ray-Ban Store.
Quando il padre muore nel 2022, ha già cinque anni di esperienza alle spalle.
Da lì la carriera accelera diventando Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban.
Con la liquidità lasciata dal padre, fonda LMDV Capital, il suo family office personale. Il suo spazio per costruire qualcosa di proprio.
Nel 2023 acquisisce da Flavio Briatore l’intero universo Twiga (Vesta, Casa Fiori Chiari, Trattoria del Ciumbia) e apre Carnissage a Brera.
Nello stesso anno entra in Boem, il ready-to-drink di Fedez e Lazza, rilevandolo al 100% nel 2024.
A giugno 2024 acquista il 72,5% di Acqua Fiuggi, seguito dal 13,7% di Leone Film Group.
A dicembre 2024 entra nell’editoria con il 30% del quotidiano Il Giornale; a gennaio 2026 rileva la quota di maggioranza (oltre il 70%) di Editoriale Nazionale (QN).
Operazioni che fanno discutere, perché si tratta di settori complessi, con margini stretti e molte sfide operative.
La ristorazione ha costi fissi alti ed una gestione non banale. Twiga e Boem dipendono fortemente da chi li ha lanciati: Briatore ha costruito un brand in decenni, ma Fedez e Lazza sono fenomeni recenti. Se domani il pubblico si stufa di questi nomi, che valore ha il business?
Nell’editoria il problema è ancora più chiaro: perde lettori e ricavi da anni, investire nei giornali oggi significa scommettere su un settore in declino strutturale.
Il filo conduttore di queste operazioni? Settori ad alta visibilità con brand forti. Ma sono mercati dove il capitale non basta, servono competenze che si costruiscono in anni. Più che un piano industriale chiaro, emerge una strategia di posizionamento personale.
Il potere della comunicazione
Nonostante tutto ciò, EssilorLuxottica continua a operare serenamente. Il titolo resta vicino ai massimi e l’azienda è guidata da Francesco Milleri, CEO con esperienza decennale, e un management solido, capace di lavorare indipendentemente dai conflitti familiari.
Sul lungo periodo, però, il rischio rimane: un azionariato frammentato può creare problemi nelle decisioni strategiche, che restano nelle mani degli azionisti.
Ed è in questo contesto che si comprende il peso dell’intervista di Leonardo Maria a Otto e Mezzo. Quando rappresenti una famiglia che controlla miliardi e snodi del sistema finanziario italiano, ogni parola pubblica può avere conseguenze. Il padre aveva previsto formazione, strutture, autonomia. Ma la gestione della comunicazione pubblica - oggi più che mai - è parte integrante della leadership!
Basta guardare alcuni casi storici per capire quanto sia delicato questo aspetto, qualche esempio?
- 1991, Gerald Ratner, CEO della catena Ratners Group, definisce i propri gioielli “spazzatura”: in pochi secondi spariscono 500 milioni di sterline e l’azienda rischia il fallimento.
- 2010, Tony Hayward, CEO di BP, durante il disastro Deepwater Horizon dice “voglio riavere la mia vita”: il titolo crolla del 55% e lui viene rimosso.
- 2018, Elon Musk twitta di voler privatizzare Tesla senza avere finanziamenti assicurati: caos sui mercati e multe milionarie dalla SEC.
In tutti questi casi, non era in discussione la competenza tecnica, ma la capacità di comunicare e gestire l’esposizione pubblica.
Conclusioni
Per quanto riguarda Leonardo Maria, l’intervista non ha lasciato la migliore impressione in termini di gestione e comunicazione, considerando il patrimonio e il ruolo che rappresenta. Probabilmente sarebbe utile un supporto mirato da parte del management in questo ambito. Così come ci si affida a professionisti per gestire il patrimonio, la struttura aziendale, la pianificazione fiscale, allo stesso modo la gestione della comunicazione pubblica richiede preparazione e supporto dedicato. Improvvisare in questo ambito può fare danni concreti, come la storia dimostra.
Al netto di ciò che conterà davvero, ora, saranno le sue decisioni imprenditoriali. Solo il tempo dirà se gli investimenti che sta perseguendo si riveleranno scelte azzeccate o azzardi costosi. Per ora sta facendo mosse coraggiose in settori complessi. L'esito lo scopriremo nei prossimi anni.
Voi cosa ne pensate? Riuscirà Leonardo Maria a trasformare la visibilità e il patrimonio ereditato in un vero lascito imprenditoriale, oppure il peso dell’eredità sarà più grande delle sue ambizioni?
Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.
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