Khaby Lame ha venduto se stesso per 975 milioni?

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Tempo di lettura: 6 min

Khaby Lame ha venduto il suo brand per quasi un miliardo di dollari.
O meglio: è vicino a chiudere un’operazione da 975 milioni di dollari con Rich Sparkle Holdings per la cessione dei diritti del suo personal brand.

Una cifra enorme.
Soprattutto se si considera che Khaby ha solo 25 anni e che la sua carriera nasce da video in cui non pronuncia mai una parola.

Ma chi è davvero Khaby Lame?

E come si arriva a trasformare un profilo social in un’operazione finanziaria di questa portata?

Khaby Lame: il re di Tik Tok

Torniamo indietro nel tempo; siamo in pieno lockdown nella primavera 2020.
Khaby ha 20 anni, vive a Chivasso, vicino Torino, e perde il lavoro in fabbrica a causa della pandemia. Si ritrova a casa senza prospettive.

In quel periodo siamo tutti chiusi in casa: guardiamo le serie TV, scrolliamo i video sui social, insomma cerchiamo di distrarci dalla monotonicità delle giornate.

Khaby intuisce l'opportunità. Inizia a pubblicare video su TikTok con un format semplicissimo: prende in giro i "life hack" in giro per il web, mostrando la soluzione più ovvia. La sua caratteristica? Non parla mai.

Ed è questo il punto di forza. I suoi video sono semplici ma funzionano ovunque, senza barriere linguistiche. 

In pochi mesi diventa virale. In meno di un anno conquista il titolo di tiktoker più seguito al mondo. E da lì non si ferma più: oggi Khaby conta 160 milioni di follower su TikTok e oltre 360 milioni complessivi su tutte le piattaforme.

Di fronte a numeri del genere, viene spontaneo chiedersi quanto può guadagnare un creator così seguito?
Sui social il successo si misura in follower e visualizzazioni, ma questi non si traducono automaticamente in soldi veri. Per guadagnare davvero, bisogna trasformare quell’attenzione in entrate reali.

All'inizio Khaby lo fa in modo diretto: i suoi video generano miliardi di visualizzazioni e TikTok paga una quota in base a quei numeri. Un flusso immediato, ma instabile, perché dipende dagli algoritmi.
Poi arrivano le sponsorizzazioni. I brand vogliono apparire nei suoi contenuti e associarsi alla sua immagine. Un singolo post raggiunge centinaia di milioni di persone.

Khaby passa con il tempo dalle singole collaborazioni ad accordi strutturati e pluriennali. Non vende più solo visibilità: concede diritti di utilizzo della propria immagine.

Diventa testimonial globale di Hugo Boss, presenza fissa alla Milano Fashion Week.
Collabora con Google, Pepsi, Binance, Epic Games. Arriva persino un personaggio dedicato sul videogioco Fortnite.

Secondo Forbes, Khaby arriva complessivamente a fatturare circa 20 milioni di dollari l'anno con singoli post sponsorizzati che possono arrivare a valere 750.000 dollari

Fin qui, sembra la storia di successo di un content creator.
Numeri incredibili, brand di primo livello, ricavi in forte crescita.

Ma sotto la superficie c’è un limite chiaro: tutto questo avviene ancora senza una vera struttura organizzativa scalabile.

Ed è proprio per questo motivo che nel 2024 arriva la svolta.

Khaby fonda Step Distinctive Limited, una holding incorporata nelle Isole Vergini Britanniche che centralizza tutti i diritti commerciali del brand. Tutto passa sotto un'unica società: immagine, collaborazioni, licenze, merchandising.

Contestualmente, il capitale si apre a nuovi soci strategici, soprattutto cinesi e americani, come il gruppo di live commerce Three Sheep e la statunitense Pink13 Group. Khaby mantiene il 49%, il resto delle quote della società vanno ad investitori esterni.

La ristrutturazione consente di ottenere nuovi capitali per rendere il business scalabile e prepararlo a eventuali exit future.

E infatti, circa un anno dopo, l'interesse arriva.

L’operazione di acquisizione: reverse merger

Tra fine 2025 e inizio 2026, la società Rich Sparkle Holdings presenta un'offerta formale per acquisire Step Distinctive: 975 milioni di dollari.

Cinque anni da quel primo video girato in camera sua, un'operazione da quasi un miliardo.

A questo punto la domanda è inevitabile: chi è Rich Sparkle e perché è disposta a scommettere una cifra simile su Khaby Lame?

La Rich Sparkle è una società anch’essa con sede alle Isole Vergini Britanniche

Il suo business? Nulla a che fare con creator, social media o tecnologia.

Operava attraverso sussidiarie a Hong Kong nel settore della stampa finanziaria: prospetti IPO, relazioni annuali, circolari per azionisti. 

Un business tradizionale, ma strutturalmente in declino, eroso anno dopo anno dalla digitalizzazione. I numeri lo confermano: circa 6 milioni di dollari di fatturato annuo, 34 dipendenti, margini in progressiva compressione e prospettive di crescita sempre più limitate.

Nel luglio 2025 arriva il primo tentativo di cambio di passo: Rich Sparkle si quota al Nasdaq. Ma l’operazione è tutt’altro che trionfale. L’IPO raccoglie appena 5 milioni di dollari a 4 dollari per azione, il minimo della forchetta prevista

È solo dopo la quotazione che la strategia diventa chiara. Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, Rich Sparkle abbandona di fatto il business storico. La stampa finanziaria non è più il futuro. Con i capitali ottenuti dall'IPO, la società vuole riposizionarsi come veicolo quotato per la monetizzazione di asset digitali ad altissima visibilità.

E qui entra in gioco Khaby Lame. A inizio 2026 arriva l'offerta: 975 milioni di dollari per acquisire Step Distinctive. Venti volte quello che Rich Sparkle stessa valeva sei mesi prima all'IPO.

Secondo l'accordo proposto, Rich Sparkle otterrebbe l'esclusiva globale sui diritti commerciali del brand per tre anni. Ogni collaborazione, campagna pubblicitaria, attività di e-commerce passerebbe attraverso la società quotata.

Ma c'è di più.

L'accordo prevede che Khaby autorizzi l'uso di voce, volto, espressioni e movimenti per creare un gemello digitale basato su intelligenza artificiale

Khaby AI potrebbe fare live streaming 24/7, presentare prodotti in lingue diverse simultaneamente, essere presente su più mercati nello stesso momento. 

Ma fermiamoci un attimo. Come fa una società che fino a pochi mesi prima fatturava 6 milioni di dollari a parlare di un’operazione da quasi un miliardo, non vi sembra una cifra esagerata?

Ed infatti è così. Rich Sparkle non paga Khaby Lame 975 milioni in cash. Non ci sono bonifici o assegni da un miliardo di dollari.

La società paga in azioni

In che modo?

Rich Sparkle fa aumento di capitale ed emette 75 milioni di nuove azioni ordinarie ad un prezzo di circa 13 dollari per azione. Queste azioni non vengono vendute sul mercato, ma assegnate direttamente ai soci di Step Distinctive.

Ciò significa che se Rich Sparkle aveva circa 12,5 milioni di azioni in circolazione. Con l’emissione delle nuove 75 milioni di azioni, il totale sale a 87,5 milioni

La conseguenza diretta di questa operazione è che i soci dell’acquirente vengono completamente diluiti. Non c’è un esborso di denaro ma la quota della partecipazione dei soci attuali di Rich Sparkle perde valore in termini relativi: dal 100% a poco più di un settimo mentre Khaby e i suoi soci, diventano i nuovi azionisti di controllo.

La valutazione di 1 miliardo, in tal senso, non deriva da fondamentali aziendali classici ma dalla percezione del potenziale commerciale di Khaby.

Tecnicamente, questa operazione si chiama reverse merger, o fusione inversa. Una società privata più grande (quella di Khaby) entra in Borsa sfruttando una società più piccola già quotata (ovvero la Sparkle). Si tratta di una scorciatoia legale e finanziaria molto usata nei mercati anglosassoni, soprattutto quando si vuole accedere rapidamente ai mercati dei capitali.

Questo è il punto che spesso sfugge nei titoli sensazionalistici sui social.
Khaby non sta “vendendo e uscendo”. Sta facendo l’opposto: entra come azionista di controllo in una società quotata al Nasdaq, legando il proprio patrimonio futuro all’andamento del titolo. 

Ma allora, perché fare tutto questo? Chi ci guadagna?

Rich Sparkle ottiene la possibilità di rilanciarsi controllando un asset social da 360 milioni di follower con un potenziale di crescita enorme. Può trasformare quell'attenzione in capitalizzazione di mercato e far crescere la propria valutazione. E in questo senso il mercato sembra aver apprezzato: pensate che all'annuncio il titolo è schizzato da $20 a $180 (+650%), per poi assestarsi intorno ai $70.

Khaby e i suoi soci scommettono che il brand, potenziato dall’AI e dall’accesso ai capitali, valga molto di più in Borsa di quanto valesse da privato.
Evitano una quotazione tradizionale, lunga e costosa, ed entrano sul mercato in pochi mesi. In questo modo si preparano meglio anche ad una futura exit: essere quotati significa avere un prezzo pubblico, liquidità potenziale e una struttura che rende più semplice vendere quote o attirare acquirenti strategici.

Conclusioni

Quindi Khaby è diventato miliardario? Teoricamente sì.

Se Khaby possiede il 40-45% delle azioni - stima ragionevole dato il 49% che aveva in Step Distinctive - parliamo di circa 35-40 milioni di azioni Rich Sparkle. Anche a prezzi conservativi di $20-30 per azione, il valore teorico si aggira tra 700 milioni e 1,2 miliardi di dollari.

Sulla carta quindi sì, è ricchissimo. Nella pratica? Quei soldi dipendono totalmente dal valore delle azioni. E soprattutto, non ne può disporre come vuole.

Come azionista di controllo di una società quotata è vincolato da regole ferree. Le azioni possono essere vendute liberamente: esistono i lockup periods, spesso di diversi anni, durante i quali non può vendere nemmeno un'azione.

E quando il lockup scadrà? Neanche allora sarà completamente libero. Se vendesse anche solo il 10-15%, il mercato lo interpreterebbe come sfiducia. Il prezzo crollerebbe, trascinando con sé a ribasso il valore della sua posizione.

Detto ciò, se ha gestito bene le cose, Khaby è probabilmente a posto anche senza contare quel miliardo immobilizzato.  Negli ultimi anni ha generato profitti importanti dalla sua attività, e se anche solo una parte di questi li ha investiti in modo intelligente, il suo futuro finanziario può essere sereno.

Va infine evidenziato che Khaby ha reso sì il suo personal brand più scalabile, ma entrare in Borsa significa anche rispondere a un azionariato. La creatività che prima era totalmente libera ora si misura in aspettative di rendimento e responsabilità verso chi ha investito.

La domanda che giro a voi è questa: Khaby ha posto le basi per qualcosa di duraturo, o stiamo assistendo solamente ad un’operazione priva di reali fondamentali aziendali destinata a sgonfiarsi? 

Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.

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Davide Berti, consulente finanziario

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Mission

In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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