Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono un buon investimento per l’Italia?

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Tra pochi giorni, il 6 febbraio 2026, si accenderà la fiaccola olimpica. Per due settimane Milano e Cortina saranno il centro assoluto dell’attenzione mondiale: cerimonie spettacolari, atleti da 93 Paesi e un pubblico televisivo stimato in 3 miliardi di persone.

L’immagine che vedremo sugli schermi è quella che conosciamo bene: sport, bandiere, competizione ed emozione. 

Ma mentre godiamo dello spettacolo, vale la pena dare un'occhiata anche a ciò che succede dietro le quinte: l'aspetto economico. Dietro le Olimpiadi si muove infatti una macchina enorme fatta di cantieri, appalti e opere pubbliche che, nel caso di Milano-Cortina, mobilita oltre 5 miliardi di euro di risorse dello Stato.

In cosa stiamo spendendo o investendo tutti questi soldi?

Quanto ci costano le Olimpiadi?

Per capirlo, è necessario distinguere due dimensioni molto diverse dell’evento:

1. Il Budget dell'Evento

Il primo livello è quello che riguarda il funzionamento immediato dei Giochi. È il budget dell’evento, ovvero il budget operativo necessario a far girare la macchina organizzativa durante le due settimane di gare. Parliamo di circa 1,7 miliardi di euro, gestiti dalla Fondazione Milano Cortina 2026, destinati a coprire:

  • Cerimonie di apertura e chiusura
  • Sicurezza
  • Trasporti degli atleti
  • Gestione dei volontari
  • Logistica complessiva dell’evento

La caratteristica centrale di questo budget è che non grava direttamente sulle finanze pubbliche. È infatti quasi interamente autofinanziato, grazie a:

  • contributi del CIO tramite i diritti televisivi
  • sponsorizzazioni
  • biglietti e merchandising

È il lato più industriale e strutturato dell’operazione. L’obiettivo dichiarato è chiudere in pareggio, seguendo il modello di Los Angeles 1984, la prima Olimpiade moderna capace di generare profitto affidandosi quasi interamente a capitali privati. 

Il quadro cambia radicalmente quando si sposta lo sguardo dal breve periodo delle gare al lungo periodo delle trasformazioni territoriali. 

2. Il Budget delle Opere

Qui entra in gioco il secondo livello: il budget delle opere

A differenza del budget operativo, questo investimento è interamente a carico dello Stato e delle amministrazioni locali ed è il vero cuore politico ed economico delle Olimpiadi.

L’investimento complessivo stimato per Milano Cortina è di circa 3,54 miliardi di euro.  Una cifra rilevante, ma comunque lontana da Sochi 2014 in Russia, dove i costi superarono i 51 miliardi di dollari

Ma a cosa servono questi fondi?

L’idea più immediata è che la maggior parte delle risorse serva a costruire impianti sportivi. In realtà, i dati raccontano un’altra storia.

Analizzando nel dettaglio le voci di spesa emerge infatti un dato sorprendente: solo il 13% del totale, circa 460 milioni di euro, è destinato direttamente alle strutture olimpiche, tra cui:

  • la pista da bob di Cortina
  • il Villaggio Olimpico di Milano
  • la riqualificazione di palazzetti e impianti per sci alpino, fondo e salto

Questo 13% è quello destinato alle opere che trovano il loro massimo utilizzo nelle due settimane di gare e che, se non accompagnate da una strategia di lungo periodo, rischiano di trasformarsi nelle celebri “cattedrali nel deserto”. L’esperienza di Atene 2004, con impianti oggi inutilizzati e in rovina, resta un precedente difficile da ignorare.

Se una quota così ridotta del budget è destinata allo sport in senso stretto, il resto delle risorse dove va?

Ed è qui che compare la parola chiave che attraversa tutta la documentazione ufficiale: legacy, l’“eredità”. Con questo termine si indicano le infrastrutture pensate per restare ben oltre il 2026.

La parte preponderante degli investimenti riguarda infatti strade, ferrovie e collegamenti:

  • quasi la metà dei fondi è destinata alla rete stradale, tra tangenziali, svincoli, varianti e potenziamenti
  • una quota significativa va alle ferrovie, con interventi su linee esistenti, stazioni e nuovi treni
  • in Lombardia, il progetto più rilevante è il potenziamento della linea Milano–Lecco–Sondrio, atteso da decenni
  • a Bormio sono previsti circa 180 milioni di euro per la tangenziale
  • a Milano, il Villaggio Olimpico di Scalo Romana nasce già con una funzione post-Giochi: diventerà uno studentato
  • in Veneto e Trentino, molte risorse servono a ricucire vallate e ammodernare collegamenti storici

Mettendo insieme questi elementi, le Olimpiadi smettono di essere solo un evento sportivo e assumono un significato più ampio: diventano un motore per investimenti infrastrutturali che, senza la spinta dei Giochi, probabilmente sarebbero rimasti bloccati tra burocrazia e rinvii.
Per ogni euro speso nelle strutture strettamente olimpiche, se ne investono oltre sei in opere che con lo sport hanno poco a che fare. A questo punto, il discorso esce dal piano tecnico ed entra in quello politico: la vera domanda non è quanto costano le Olimpiadi, ma che tipo di eredità lasciano e se questo enorme investimento pubblico genera davvero valore per il Paese.

Un investimento pubblico di questa portata non è automaticamente uno spreco.
Se le infrastrutture realizzate producono sviluppo reale e duraturo, l’operazione può avere senso, anche a fronte di costi elevati. Il vero nodo non è quanto si spende, ma quanto valore resta nel tempo.

E allora, ne vale davvero la pena?

Quanto renderanno le Olimpiadi?

Secondo gli studi commissionati alle Università Bocconi e Ca' Foscari, l'impatto economico complessivo dei Giochi dovrebbe essere di circa 5,3 miliardi di euro. A prima vista sembra un ottimo affare: investiamo 3,5 miliardi di soldi pubblici e ne otteniamo più di cinque. In termini di ROI, ritorno sull'investimento, il conto appare positivo.

Ma dietro quella cifra di 5,3 miliardi ci sono ipotesi molto ottimistiche. Partiamo dalla spesa turistica, la voce più grande. Il problema è duplice: 

  1. Non tutti quei soldi restano sul territorio: una parte potrebbe andare ad aziende internazionali, piattaforme online, fornitori esterni… quindi è difficile fornire una stima precisa in questo momento.
  2. Poi c'è l'effetto spiazzamento. Durante i Giochi, i turisti "normali" evitano le zone olimpiche perché i prezzi triplicano e tutto è prenotato. Lo abbiamo visto chiaramente a Parigi 2024. Quella spesa olimpica sostituisce in parte il turismo che ci sarebbe stato comunque.

Lo stesso vale per l'occupazione. I cantieri creano posti di lavoro, ma temporanei. Dei 36.000 annunciati, è ragionevole stimare che solo una minoranza possa essere permanente, dato che la maggior parte è legata a cantieri temporanei e all'organizzazione dell'evento. 

Una volta ridimensionati questi fattori temporanei, il fulcro della valutazione si sposta: il valore vero nel lungo periodo dipende da quanto l'investimento continuerà a generare benefici concreti negli anni. Una strada crea valore se viene effettivamente percorsa. Una ferrovia funziona se trasporta davvero persone e merci. 

Non basta costruirle ed utilizzarle per due o tre settimane: conta quanti benefici economici e sociali generano per la comunità nel tempo. Altrimenti diventano solo costi enormi con scarso ritorno, più decenni di manutenzione che pesano sui conti pubblici senza produrre valore reale.

Conclusioni

Come spesso accade nelle analisi economico-finanziarie, la valutazione finale ruota attorno a un concetto chiave: il costo opportunità.
Quei miliardi avrebbero potuto finanziare alternative diverse — sanità, scuola, ricerca, riduzione del debito. Investirli nelle Olimpiadi rappresenta la migliore allocazione possibile nel lungo periodo

Difficile poter rispondere ora.
La storia, da questo punto di vista, offre esempi in entrambe le direzioni.

Barcellona 1992 è considerata un successo perché le infrastrutture olimpiche sono state integrate in una strategia urbana coerente: il fronte mare è diventato un asset permanente, il Villaggio Olimpico un quartiere vivo, i collegamenti continuano a essere utilizzati a distanza di oltre trent’anni.
Atene 2004, al contrario, ha lasciato impianti sottoutilizzati e costi di manutenzione elevati, trasformando un investimento pubblico in un peso strutturale per i conti dello Stato.

Quale modello seguirà Milano-Cortina?
Lo sapremo solo nel tempo. Probabilmente tra 10 anni, quando i dati diranno se la linea Milano–Sondrio trasporta davvero pendolari, se le nuove tangenziali hanno migliorato la mobilità, se gli impianti sportivi ospitano eventi regolari e sostenibili.

C’è però una riflessione ulteriore, spesso trascurata: senza le Olimpiadi, queste infrastrutture sarebbero state realizzate comunque?
E, con tempi più distesi e senza la pressione di una scadenza fissa, sarebbero state progettate meglio, in modo diverso, o forse non realizzate affatto?

In sostanza, anche Milano-Cortina ci ricorda quello che cerco sempre di sottolineare come consulente finanziario: la cosa più importante in ogni decisione di investimento è ricordarsi del lungo termine. Questa è forse la lezione più utile che possiamo trarre.

Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.

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Davide Berti, consulente finanziario

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Mission

In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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