Nel 2025 la borsa di Istanbul ha guadagnato il quattordici per cento. Nello stesso identico anno, chi ci aveva investito partendo da qui ha chiuso in perdita. Non è un errore di calcolo e non è successa nessuna stranezza: è la stessa borsa, gli stessi giorni, le stesse aziende, misurate con due metri diversi.
La borsa più redditizia del mondo ti ha fatto perdere soldi
Quando qualcuno ti dice che un investimento è raddoppiato, la prima domanda da fare non è quanto ha reso. È: raddoppiato in quale valuta? Perché la risposta decide se sei diventato più ricco davvero, oppure soltanto sulla carta. È la domanda che ci portiamo dietro per tutto il video.
Benvenuto, il mio nome è Davide Berti e sono un consulente finanziario.
Da un paio di anni mi arrivano sempre le stesse domande. Conviene comprare azioni in Turchia, in Egitto, in India. Conviene comprare una casa dove costa un terzo che in Italia. E in effetti i numeri che circolano sono spettacolari, perché letti nella valuta di quei paesi lo sono davvero. Il punto è che fra quel numero e il tuo conto corrente c’è un passaggio che quasi nessuno mette a bilancio: il cambio. Partiamo da lì. Chi lo decide, il cambio?
Chi decide il cambio
Nessuno. Non esiste una riunione in cui qualcuno firma quanto vale una valuta. Il cambio è un prezzo, e come tutti i prezzi lo fanno chi compra e chi vende. Le forze che lo tirano, però, sono poche e riconoscibili. Nel lungo periodo comanda il differenziale di inflazione: se in un paese i prezzi salgono di oltre il trenta per cento all’anno e da noi di due, quella valuta deve perdere valore contro l’euro, altrimenti in pochi anni nessuno comprerebbe più niente di quel paese. Nel breve periodo comandano i tassi e la fiducia: quanto ti pagano per tenere quella valuta, e quanto ti fidi di rivederli indietro, quei soldi.
Una banca centrale può rallentare la corsa. Non può deciderne la direzione. La Turchia è il caso di scuola: nel 2021 ha provato a fare l’esatto contrario di quello che fanno tutti, tagliando i tassi mentre l’inflazione saliva, su indicazione esplicita del presidente Erdogan, convinto che siano i tassi alti a generare inflazione. L’inflazione è arrivata sopra il settantacinque per cento, e la banca centrale ha poi dovuto portare i tassi vicino al cinquanta per rimettere le cose a posto. Oggi interviene con regolarità sul mercato dei cambi per tenere la discesa lenta e ordinata. Ordinata: ma in discesa. Ad agosto la lira ha segnato l’ennesimo minimo storico contro il dollaro.
E allora la domanda diventa un’altra. Se il cambio prima o poi segue l’inflazione, perché quel paese ti offre il trentasette per cento?
Perché un paese ti offre il trentasette per cento
Perché il tasso alto non è un regalo. È il prezzo del rischio di cambio. Oggi la banca centrale turca tiene il tasso ufficiale al trentasette per cento, e il titolo di Stato turco a due anni, quello in lire, rende più o meno lo stesso, con l’inflazione intorno al trentadue. Quindi parliamo di quello che il mercato paga davvero a chi presta i suoi soldi in lire, non di un numero da manuale. Visto dall’Italia sembra una macchina da soldi. Se fosse davvero denaro gratis, però, il mondo intero prenderebbe a prestito in euro al due per cento per prestare in lire al trentasette, e quell’affare durerebbe il tempo di un pomeriggio. Continua a esistere proprio perché, in media, la valuta restituisce quello che il tasso aveva promesso. Certe volte restituisce anche di più.
L’illusione monetaria, dalla casa alle azioni
E questo effetto non lo subisce soltanto chi investe da fuori. Lo subisce per primo chi ci vive dentro. Nel 2015 con un euro portavi a casa poco più di tre lire turche, oggi ne porti a casa più di cinquanta.
Facciamo un esempio con numeri tondi. Uno compra casa a Istanbul nel 2015 e la paga trecentomila lire: al cambio di allora sono centomila euro. Passano dieci anni. Oggi quella casa, in lire, ne vale cinque milioni: il prezzo si è moltiplicato per più di sedici volte, un rendimento che in Italia non vedremo mai, e infatti quel signore si sente più ricco. Solo che cinque milioni di lire, al cambio di oggi, fanno centomila euro. Gli stessi centomila euro di dieci anni fa. Il prezzo è esploso, il valore è rimasto fermo.
Questa si chiama illusione monetaria: confondere il numero con il valore. E in quello che ho appena raccontato non c’è niente di specifico sul mattone. Sostituisci la casa con un pacchetto di azioni, con un’obbligazione, con la quota di un’azienda: cambia l’investimento, non cambia il meccanismo. Perché il meccanismo non riguarda quello che hai comprato, riguarda l’unità di misura con cui lo conti.
E prima di guardare la Turchia dall’alto, guardiamoci in casa nostra. Chi ha lasciato i soldi fermi sul conto negli anni in cui l’inflazione italiana correva al cinque, al sei per cento, ha vissuto esattamente lo stesso film, con numeri più piccoli e maniere più educate. Il saldo era identico. Quello che ci compravi, no. E allora fatti questa domanda: con i soldi che hai sul conto adesso, compri più cose o meno cose di tre anni fa?
Da dove arriva il rendimento vero
E se il rendimento vero non può venire dal prezzo che sale, da dove viene?
Viene dagli utili. Un’azienda che alza i listini soltanto perché li alzano tutti cresce nei numeri e sta ferma nella sostanza. Un’azienda che esporta, che fattura in dollari o in euro, che ha un marchio o un prodotto che il cliente non riesce a sostituire, quella cresce sul serio, e il cambio non glielo cancella: se lo assorbe, e ogni tanto lo gira a proprio favore, perché la svalutazione le abbassa i costi in casa e le lascia intatti i ricavi fuori. È il potere di prezzo di cui abbiamo già parlato, applicato a un paese ad alta inflazione. Quindi i mercati emergenti non sono un no. Quello che conta davvero è che cosa sta producendo il rendimento.
E se invece compri un immobile
E se invece di un’azienda compri un immobile?
Lì la faccenda peggiora, per tre motivi molto concreti. Il primo: il cambio su una casa non lo copri. Su un portafoglio finanziario esistono strumenti per farlo, su un appartamento no. Il secondo: non esci quando vuoi tu. Esci quando il mercato locale te lo permette, e il mercato locale diventa illiquido proprio nei mesi in cui la valuta va peggio. Il terzo: l’affitto lo incassi in valuta locale, quindi anche la rendita invecchia insieme alla moneta. E il deprezzamento non arriva sempre piano: chi ha comprato sul Mar Rosso lo sa bene, perché la sterlina egiziana non si è svalutata con calma nel giro di dieci anni, è stata svalutata di colpo.
Poi c’è tutto il resto: come si compra, come si tassa, come si riportano a casa i soldi. Su quello non tocca a me rispondere, c’è il commercialista, c’è il notaio, e in ogni paese c’è chi fa quel mestiere lì. Io ti dico soltanto che cosa succede al valore. E ti lascio una domanda: una casa che costa un terzo di quanto costerebbe in Italia è un affare, oppure costa un terzo proprio perché la paghi in quella valuta lì?
Si può coprire il cambio?
A questo punto l’obiezione tecnica è legittima: e allora perché non coprire il cambio? Si può fare, su un portafoglio finanziario. Ma attenzione a una precisazione importante, perché è il cuore di tutto il ragionamento: la copertura costa più o meno il differenziale dei tassi fra le due valute. Tradotto, coprire una valuta che rende il trentasette per cento ti costa quasi il trentasette per cento. Restituisci esattamente quello per cui eri andato fin lì. E questo ti dice una cosa che vale più di qualsiasi grafico: quel rendimento in più ti veniva pagato esattamente per correrlo, il rischio di cambio. Se lo togli, ti resta il rendimento di casa tua.
Non voglio però che passi il messaggio sbagliato. Avere in portafoglio valute diverse dall’euro non è un difetto da correggere. Su un portafoglio azionario globale, distribuito su decine di valute e tenuto per anni, l’esposizione valutaria è più diversificazione che rischio, perché le valute non si muovono tutte insieme e in buona parte si compensano fra loro. Il guaio comincia quando lo concentri tutto su una valuta sola, per giunta volatile, per giunta dentro un bene da cui non si esce quando si vuole.
Conclusioni
Il cambio è il metro con cui misuri tutto il resto, altro che dettaglio tecnico da lasciare agli addetti ai lavori. E se il metro si accorcia mentre stai misurando, il numero cresce e la cosa che stai misurando resta identica a prima. Quindi, prima di chiederti quanto rende un investimento, chiediti in che valuta rende. E soprattutto in che valuta lo spenderai.
Poi dimmi una cosa nei commenti: tu ci andresti, su un paese che ti offre il trentasette per cento, adesso che sai perché te lo offre?
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