Il 14 agosto 2018, alle 11:36 del mattino, un pezzo di Italia è venuto giù. Il Ponte Morandi, a Genova, si è spezzato in due e ha portato con sé 43 vite. E in quel momento, insieme alle macerie, è crollata anche una certezza che davamo per scontata: che qualcuno, da qualche parte, stesse controllando che quel ponte fosse sicuro.
Ma quel ponte, su cui passavamo ogni giorno pagando il pedaggio, di chi era? Era nostro, dello Stato, o di un privato? È la domanda che ti sei fatto almeno una volta in coda al casello: questi soldi, di preciso, dove vanno? E perché li stai pagando?
Non mi occupo di infrastrutture, né di appalti: per quello ci sono gli ingegneri e i magistrati. Mi occupo di una cosa diversa, che però riguarda tutti: dove vanno a finire i soldi che tiriamo fuori dalle tasche ogni giorno. E più un gesto è quotidiano, più lo diamo per scontato — come quando ci fermiamo al casello, paghiamo, e ripartiamo senza pensarci. Dietro quei pochi euro c'è uno dei meccanismi economici più importanti e meno capiti del nostro Paese.
Perché paghiamo un pedaggio su una strada che è nostra
Le autostrade italiane sono dello Stato. Sono nostre. Le ha costruite la collettività, stanno su suolo pubblico, e sulla carta appartengono a tutti i cittadini. E allora la domanda viene da sé: se è roba mia, perché ogni volta che la uso devo pagare?
Qui entra la parola chiave di tutto l'articolo: concessione. Funziona così. Lo Stato possiede l'autostrada, ma non la gestisce direttamente. Dice a un'azienda privata: «Te ne occupi tu. La mantieni, la metti in sicurezza, ci investi, e in cambio per qualche decennio ti tieni i soldi dei pedaggi. Poi me la restituisci». È un affitto, in sostanza. Lo Stato resta il proprietario di casa, ma dà le chiavi a un inquilino che incassa da chiunque entri.
E allora viene la domanda successiva: se lo Stato è il proprietario, perché non gestisce direttamente e si tiene lui i soldi, magari abbassando i pedaggi? Prima bisogna capire quanto vale, questo affitto.
Quanto vale il pedaggio
La cifra che leggi al casello non esce a caso da una macchinetta. È una tariffa per ogni chilometro, moltiplicata per i chilometri che percorri, più l'IVA al 22%: sì, si paga l'IVA anche sull'autostrada.
Il punto interessante è quella tariffa al chilometro, perché non è uguale dappertutto. Dipende dal tipo di veicolo — più è grande e pesante, più si paga — e da com'è fatta la strada. La regola che semplifica tutto è questa: più una tratta è costata da costruire e costa da mantenere, più si paga per percorrerla. Ecco perché le autostrade di montagna, piene di gallerie e viadotti da controllare uno per uno, costano più di una tratta dritta in pianura. Non è un capriccio: dentro quel pedaggio ci sono la manutenzione e la sicurezza dell'autostrada che si sta percorrendo.
Solo Autostrade per l'Italia, il principale concessionario, nel 2024 ha incassato circa 4,4 miliardi di euro di ricavi, chiudendo l'anno con oltre un miliardo di utile netto. I due euro del singolo casello, moltiplicati per milioni di automobilisti ogni giorno, diventano uno dei business più solidi del Paese.
Chi decide gli aumenti
Ma se la tariffa segue una formula, chi decide quando aumenta? Gli aumenti sono legati all'inflazione programmata: un numero che ogni anno fissa il Ministero dell'Economia, una specie di obiettivo di crescita dei prezzi. I pedaggi si adeguano a quel valore. Dal primo gennaio 2026, ad esempio, sono saliti dell'1,5%.
Detta così sembra burocrazia. Ma proprio quest'anno il Ministero delle Infrastrutture ha provato a bloccare quegli aumenti, a congelarli. E la Corte Costituzionale gli ha dato torto: gli aumenti si devono fare, perché sono scritti nei contratti — le convenzioni — firmati con i concessionari. Sono impegni vincolanti. Il proprietario di casa ha le mani legate dal contratto d'affitto che ha firmato lui stesso.
Il conto del Ponte Morandi
Torniamo a Genova. Dentro il pedaggio c'è la manutenzione: chi gestisce l'autostrada incassa i soldi degli automobilisti e in cambio si impegna a tenerla sicura. Il crollo del Ponte Morandi ha messo l'Italia davanti alla domanda più dura: se l'inquilino incassa l'affitto ma non fa la manutenzione promessa, chi paga il conto?
In quegli anni l'autostrada era gestita da Autostrade per l'Italia, che faceva capo alla famiglia Benetton. Dopo il crollo si è aperto uno scontro durissimo tra lo Stato e i concessionari.
Non tocca a chi scrive emettere sentenze, ci pensano i tribunali. Ma il punto economico si può spiegare: una concessione è un patto di fiducia. Lo Stato si fida di un privato e gli affida un pezzo di Paese e la sicurezza di chi ci viaggia. Quando quel patto si rompe, ci si accorge che quei due euro al casello non erano mai stati «solo due euro».
Dopo il Morandi qualcosa è cambiato. I Benetton sono usciti di scena: nel 2022 hanno ceduto la loro quota di Autostrade per l'Italia. A comprare è stata una cordata guidata da Cassa Depositi e Prestiti — che è sostanzialmente lo Stato — insieme a due grandi fondi d'investimento internazionali, Blackstone e Macquarie.
Oggi la ex Autostrade dei Benetton è tornata a controllo pubblico. Ma non è tutta «dello Stato»: dentro ci sono ancora grandi capitali privati, solo che adesso il timone ce l'ha il pubblico. Una via di mezzo. C'è anche chi ha contestato l'operazione, sostenendo che lo Stato abbia pagato troppo per ricomprarsi un pezzo di qualcosa che, in fondo, era già suo: un dubbio che resta legittimo, senza entrare nel merito di chi abbia ragione.
Le autostrade gratuite del Sud
C'è però una parte d'Italia dove tutto questo semplicemente non esiste. Da Salerno a Reggio Calabria, per oltre 400 chilometri, non si incontra un casello. Non si paga niente.
La Salerno-Reggio Calabria — oggi A2 — è gratuita, e con lei circa 900 chilometri di autostrade italiane, soprattutto al Sud e nelle isole. Il motivo è storico: quando fu costruita, negli anni Sessanta, si scelse di non metterci il pedaggio proprio perché doveva essere lo strumento per far crescere un Mezzogiorno economicamente arretrato. Un'infrastruttura pubblica, gestita direttamente dallo Stato tramite l'ANAS, pensata come motore di sviluppo e non come fonte di incasso.
Ma attenzione a tirare la conclusione facile, cioè che «il pubblico gratis è meglio». Chi quella tratta la percorre lo sa bene: la Salerno-Reggio Calabria è diventata negli anni il simbolo dei cantieri infiniti, dei restringimenti, dei lavori che non finiscono mai. Gratis al casello, sì, ma non certo sinonimo di servizio impeccabile.
Vale allora una domanda che riguarda le autostrade come tanti altri servizi: meglio pagare qualcosa in più e pretendere un servizio che funziona, o non pagare al casello e accettare i disagi? È la stessa scelta che si ripropone, ad esempio, con la sanità: il privato che si paga ma scorre, o il pubblico gratuito ma con le liste d'attesa. Non c'è una risposta ovvia.
Conclusioni
«Gratis» è una parola bugiarda. Quell'autostrada non è gratis, si paga lo stesso — solo che non la si paga al casello, la si paga con le tasse di tutti gli italiani. È un altro modo di distribuire il conto. Nel modello a pedaggio paga chi viaggia; nel modello pubblico paga la collettività. Non esiste il pasto gratis: esiste solo la scelta di chi mette i soldi sul piatto.
Il modello a concessione: paga solo chi viaggia, lo Stato non sborsa, ma affida a un privato la sicurezza di chi viaggia, con i rischi che il Morandi ha mostrato. Il modello pubblico e gratuito al casello: pagano tutti con le tasse, lo Stato tiene il controllo, ma si accolla costi enormi — solo nel 2024 Autostrade per l'Italia ne ha investiti circa 2,6 miliardi in manutenzione. Qualcuno quei soldi li mette, sempre.
Lo si vede anche fuori dall'Italia: la Francia, come l'Italia, ha scelto le concessioni a pagamento; la Germania per anni ha tenuto le autostrade gratuite per le auto, pagandole con le tasse di tutti. Stessa strada, due idee opposte di società.
Il modo in cui lo Stato gestisce le infrastrutture non è materia di un consulente finanziario; il modo in cui ciascuno gestisce i propri risparmi e i propri investimenti, sì. Se vuoi ragionare su come allocare al meglio il tuo patrimonio, come sempre resto a disposizione.
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