Le novità in tema di pensione della Legge di Bilancio 2026

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Il governo Meloni ha da poco approvato la Legge di Bilancio 2026, la manovra economica che definisce le risorse e gli interventi dello Stato per il prossimo anno. 

Tra le varie misure coinvolte, ce ne sono alcune che riguardano direttamente un tema che tocca tutti i lavoratori: la previdenza complementare.

Ormai è chiaro a tutti che le pensioni pubbliche garantiranno sempre meno. Le proiezioni parlano del 60-65% dell'ultimo stipendio per chi andrà in pensione tra 20-30 anni. Cosa significa in pratica? Se oggi guadagni 2.000 euro netti al mese, potresti ritrovarti con una pensione INPS di 1.200-1.300 euro. La differenza - circa 700-800 euro al mese - dovrai colmarla tu, con risparmi personali o con la previdenza complementare.

Di fronte a questo scenario, lo Stato ha scelto un approccio diverso dal passato. Invece di promettere pensioni generose che non potrà mantenere, dice apertamente: "Costruisciti una pensione integrativa. Io ti aiuto alleggerendoti le tasse oggi, se tu metti da parte soldi per domani". 

Ed è proprio su questo che interviene la Legge di Bilancio 2026, con cinque novità concrete.

Vediamo nel dettaglio cosa cambia per noi e come ciò può impattarci.

Le novità della legge di Bilancio 2026

Prima novità: l’adesione automatica ai fondi pensione

È probabilmente la novità più dirompente introdotta dalla manovra.
Dal 1° luglio 2026 scatta l’adesione automatica ai fondi pensione per tutti i neoassunti.

Ma cosa significa, in concreto?

Fino a oggi, al momento dell’assunzione, il datore di lavoro ti informava della possibilità di destinare il TFR – il trattamento di fine rapporto, che matura mese dopo mese come una sorta di salvadanaio forzoso – a un fondo pensione, invece di lasciarlo in azienda.
Avevi sei mesi di tempo per decidere.

Se entro quei sei mesi non avessi fatto nulla, il meccanismo sarebbe stato semplice:
il TFR restava in azienda, rivalutato ogni anno secondo la formula prevista per legge. Nessun automatismo, nessuna conseguenza. Potevi rimandare la scelta all’infinito.

Ed è esattamente quello che è successo.

I dati COVIP parlano chiaro: meno del 30% degli under 34 ha aderito a un fondo pensione. Meno di uno su tre.

Un vero paradosso, perché proprio chi inizia presto è quello che può sfruttare al massimo il fattore tempo.
Pensate che a parità di contributi mensili, grazie alla capitalizzazione composta, chi comincia a 30 anni può accumulare un capitale due o tre volte superiore rispetto a chi parte a 50. 

Una differenza enorme, che dimostra quanto sia penalizzante rimandare (se vuoi capire esattamente quanto ti costa aspettare, calcoli alla mano, ti rimando qua sotto a questo mio articolo sull'interesse composto: Interesse composto, la più forte arma per i tuoi investimenti)

Eppure, nonostante ciò, questo vantaggio viene spesso sprecato per pura inerzia: il classico “ci penserò più avanti”.

Dal 1° luglio 2026, però, il meccanismo si ribalta.

Se vieni assunto dopo quella data e non esprimi alcuna scelta entro 60 giorni, il tuo TFR viene destinato automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto collettivo di riferimento. L’adesione avviene per silenzio-assenso.

L’adesione automatica ovviamente non sarà una scelta irreversibile.
Chi entra per silenzio-assenso potrà in qualsiasi momento trasferire la propria posizione a un altro fondo pensione ritenuto più adatto. L’unica cosa che non sarà più possibile fare è riportare il TFR in azienda.

E se sei già assunto e non hai mai destinato il TFR a un fondo pensione? Il momento per farlo è adesso. Lasciare il TFR in azienda significa accontentarsi di una rivalutazione minima (1,5% + 75% dell'inflazione, quindi circa il 3% annuo). 

La Legge di Bilancio 2026 non si limita a far entrare più persone nella previdenza complementare: introduce anche un incentivo fiscale concreto. Chi già versa in un fondo pensione potrà approfittare dell’aumento del limite di deducibilità, rendendo la gestione dei contributi più semplice e vantaggiosa.

Seconda novità: tetto massimo di deducibilità

La seconda novità riguarda infatti i vantaggi fiscali legati ai fondi pensione.
Dal 1° gennaio 2026, il tetto massimo di deducibilità dei contributi sale da 5.164,57 euro a 5.300 euro annui.

Può sembrare un aumento marginale, ma il meccanismo che c’è dietro è tutt’altro che secondario. Vediamo perché.

Fino a oggi, i contributi alla previdenza complementare – sia il TFR sia eventuali versamenti volontari – sono deducibili dal reddito. In altre parole, su quella parte di reddito non paghi tasse: il vantaggio è immediato.

Ma attenzione: c’è un tetto massimo, 5.164,57 euro all’anno. Superata questa soglia, il beneficio fiscale svanisce.

Ed è proprio qui che entra in gioco la novità della Legge di Bilancio 2026: il tetto viene alzato a 5.300 euro, permettendoti di versare di più e pagare meno tasse subito.

Per capire l'impatto concreto di questa novità, prendiamo il caso di un mio cliente Marco: 30 anni, lavoratore dipendente con 30.000 euro lordi annui e aliquota IRPEF del 33%. Andrà in pensione tra circa 37 anni.

Insieme abbiamo costruito una strategia per massimizzare il vantaggio fiscale: Marco versa il massimo deducibile, 430 euro al mese (5165 all’anno), in un comparto con rendimento medio storico del 6% annuo. 

Quei 5.165 euro annui si deducono dal reddito imponibile. Con la sua aliquota del 33%, Marco risparmia circa 1.700 euro di tasse ogni anno (5.165 × 33% = 1.700). In pratica, dal suo stipendio netto escono solo 290 euro al mese invece di 430. I restanti 140 euro li recupera come minori tasse pagate.

Su 37 anni questo meccanismo genera un risparmio fiscale totale di circa 63.000 euro e un montante finale di circa 750.000 euro.

Cosa cambia con il nuovo limite del 2026?

Con il nuovo limite del 2026, Marco può dedurre fino a 5.300 euro all'anno invece dei precedenti 5.165 euro. 

Questo significa che può versare 442 euro al mese (5.300 diviso 12 mesi) invece dei precedenti 430 euro, continuando a beneficiare dello sconto fiscale su tutto l'importo.

Ciò significa che grazie alla deducibilità su questa cifra maggiore, il risparmio fiscale sale a circa 1.750 euro all'anno. 50 euro in più all’anno.

Su 37 anni il vantaggio diventa consistente: risparmio fiscale totale di circa 64.700 euro (+1.650 euro) e montante finale di circa 770.000 euro invece di 750.000 euro.

Versando 8 euro netti in più al mese - il costo di un caffè - Marco si ritrova con 20.000 euro in più al momento della pensione. 

E non è tutto: ci sono altre tre novità che cambiano il modo in cui riceverai e gestirai i tuoi risparmi previdenziali.

Terza novità: nuove modalità di erogazione in pensione

Fino a oggi, quando andavi in pensione, avevi sostanzialmente due opzioni: prendere una parte in capitale oppure trasformare tutto in rendita vitalizia. 

Il problema della rendita? Quando vieni a mancare, il capitale residuo resta alla compagnia assicurativa invece di andare agli eredi.

Dal 2026 arrivano tre nuove modalità:

  1. La rendita a durata definita: se muori prima che il capitale si esaurisca, la somma residua passa agli eredi. La gestione rimane al fondo, il capitale continua a essere investito. Tassazione dal 15% al 9%.
  2. I prelievi programmati: prelevi quando vuoi, decidendo importo e frequenza. Hai bisogno di più soldi un anno? Prelevi di più. L'anno dopo meno. Somma residua agli eredi, tassazione dal 15% al 9%.
  3. L'erogazione frazionata: ricevi il capitale dilazionato su almeno cinque anni, con pagamenti mensili, trimestrali o semestrali. Tassazione dal 20% al 15%.

L'idea è dare a ciascuno la soluzione più adatta: chi vuole liquidità prende più in capitale, chi preferisce certezza opta per la rendita, chi vuole flessibilità sceglie i prelievi programmati.

Passiamo ora a un altro cambiamento che riguarda direttamente il TFR lasciato in azienda.

Quarta novità: cambiano le soglie per il Fondo Tesoreria INPS

Fino al 2025, le imprese con più di 50 dipendenti erano obbligate a trasferirlo all’INPS. Dal 2026 la soglia cambia progressivamente: nel biennio 2026-2027 l’obbligo riguarda solo aziende con almeno 60 dipendenti, dal 2028 torna a 50, e dal 2032 scende a 40.

Questo determina dove finiscono fisicamente i tuoi soldi se lasci il TFR in azienda, ma la sostanza non cambia: sia in azienda che all'INPS viene rivalutato con lo stesso meccanismo (1,5% + 75% dell'inflazione), un rendimento garantito ma modesto rispetto al potenziale dei fondi pensione che investono sui mercati.

Dopo aver visto come cambiano le modalità di erogazione e il destino del TFR, c’è un’ultima novità che riguarda un aspetto molto concreto: il contributo del datore di lavoro.

Quinta (ed ultima) novità: il contributo del datore ti segue ovunque

Questa è forse la novità più sottovalutata, ma potenzialmente la più rilevante per chi ha già un fondo pensione.

Fino a oggi c'era un vincolo: il contributo del datore di lavoro - quella quota che l'azienda versa per te ogni mese - poteva andare solo nei fondi pensione negoziali, quelli previsti dai contratti collettivi. 

Risultato? Molte persone sono rimaste in fondi che magari non erano i più adatti - con costi più alti o rendimenti più bassi - semplicemente perché non potevano perdere il contributo del datore.

La stessa Covip lo annuncia come disclaimer: un ISC del 2% che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione di circa di circa il 18% (ad esempio lo riduce da 100.000 a 82.000 euro).

Dal 1° luglio 2026 questo vincolo scompare. Il contributo del datore può ora seguirti anche se trasferisci la posizione a un fondo aperto.

Questa novità amplia concretamente la libertà di scelta e permette di ottimizzare la propria posizione previdenziale senza più vincoli.

Prendiamo due fondi con lo stesso rendimento lordo del 5% annuo, ma costi diversi:

Fondo A (efficiente): costi 0,3% annuo
Fondo B (inefficiente): costi 1,3% annuo

La differenza è solo l'1% annuo. Versando 400 euro al mese per 30 anni, quel punto percentuale in più di costi si traduce in circa 80.000-100.000 euro in meno sul montante finale. È come buttare via quasi 100.000 euro semplicemente perché hai scelto il fondo sbagliato.

Se puoi avere il contributo del datore in un fondo che costa l’1% in meno, perché non cambiare fondo pensione?

Conclusioni

Bene, queste sono, in sintesi, le principali novità della Legge di Bilancio di quest’anno in tema di previdenza complementare

Si tratta di novità che offrono spunti interessanti, ma che richiedono la giusta attenzione per essere sfruttate al meglio e garantire una reale serenità futura.

Dedicare la giusta attenzione a questi temi è fondamentale per gestire al meglio i propri risparmi e guardare al domani con maggiore serenità.

Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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