Perché i prezzi salgono?

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Inflazione: una parola che hai sentito sicuramente tante volte.
Ai notiziari, nelle discussioni al bar, quando si parla di stipendi, affitti o costo della spesa. Sul mio profilo

Cos’è l'inflazione?

Inflazione: una parola che hai sentito sicuramente tante volte. 

Ai notiziari, nelle discussioni al bar, quando si parla di stipendi, affitti o costo della spesa. Sul mio profilo. 

Ma cos’è davvero l’inflazione? 

Se aprissi un manuale di economia questa è la definizione che troveresti:

“L’inflazione è l’aumento generalizzato e continuato nel tempo del livello generale dei prezzi di beni e servizi in un’economia.”

Corretto, preciso, ma poco immediata forse. 

Per capire davvero di cosa stiamo parlando, serve tradurla in qualcosa di più concreto.

Pensiamo all'inflazione come a un termometro dei prezzi. Così come il termometro misura la temperatura media del corpo, l'inflazione misura come si muovono, nel complesso, i prezzi nell'economia. 

Quando questo "termometro" sale, vuol dire che in media i prezzi stanno aumentando. Se invece resta stabile o scende, il costo della vita cresce più lentamente o rimane fermo.

Ora, quella parola "in media" che abbiamo usato è più importante di quanto sembri. Ci dice esattamente come funziona questo termometro. 

L'inflazione risponde a una domanda precisa: quanto deve spendere in più, oggi rispetto a un anno fa, una famiglia per comprare le stesse cose?

Per rispondere, guarda centinaia di prezzi diversi - dal pane alla benzina, dall'affitto al parrucchiere - e li mette insieme in una media. 

Ma attenzione: non è una media semplice dove tutti i prezzi contano uguale. È una media ponderata, dove ogni prezzo ha un peso diverso in base a quanto davvero lo usi nella tua vita quotidiana.

Facciamo un esempio. Tu spendi 800 euro al mese per l'affitto e 50 euro per i vestiti. Se l'affitto aumenta del 10%, devi trovare 80 euro in più. Se i vestiti aumentano del 10%, sono solo 5 euro in più. L'affitto pesa sedici volte di più nel calcolo dell'inflazione perché pesa sedici volte di più nel tuo bilancio.

Ecco perché alcuni prezzi contano più di altri. Se aumenta quello che compri spesso - energia, benzina, cibo, affitto - l'inflazione sale anche se altri prezzi restano fermi. La media riflette come spendi davvero i tuoi soldi. 

E proprio questo ci riporta alla definizione: "aumento generalizzato e continuato". Non ogni aumento è inflazione. Si parla di inflazione solo quando l'aumento è diffuso (molti settori), duraturo (mesi o anni) e trasversale (tocca la vita quotidiana).

Capito questo, diventa evidente perché non ogni aumento di prezzo è inflazione.

  • Se le fragole costano più a gennaio che a giugno, non è inflazione: è stagionalità, un fenomeno prevedibile e limitato nel tempo.
  • Se il nuovo iPhone costa più del modello precedente, non è inflazione: stai acquistando un prodotto diverso, con più tecnologia e caratteristiche nuove. 

A questo punto ti starai chiedendo: ma come fanno a dire che l'inflazione è al 2% o al 3%? Chi decide questo numero e come lo calcolano?

In Italia se ne occupa l'Istat, l'ente ufficiale che raccoglie dati su economia e società. Ogni mese l'Istat osserva l'andamento dei prezzi di milioni di beni e servizi, seguendo un elenco preciso chiamato paniere.

Puoi pensare al paniere come a un grande carrello della spesa che contiene tutto ciò che una famiglia media acquista nel corso di un anno: cibo, vestiti, elettrodomestici, affitto, bollette, parrucchiere, abbonamenti.

E qui torniamo a quel concetto di media ponderata. Il paniere funziona esattamente così: ogni voce ha un peso proporzionale a quanto spendiamo. 

Il calcolo diventa quindi semplice da capire. Se a gennaio 2023 il paniere medio italiano costava 1.000 euro e a gennaio 2024 lo stesso identico paniere costa 1.050 euro, la differenza è di 50 euro. Rapportata ai 1.000 euro iniziali, equivale a 0,05, cioè al 5%. È così che nasce quel "5% di inflazione" di cui senti parlare nei notiziari.

Questo indicatore si chiama IPC (Indice dei Prezzi al Consumo) ed è lo strumento con cui ogni paese misura l'inflazione nazionale.

Andiamo a vedere gli ultimi 10 anni per capire meglio. 

Le bollette di luce e gas sono praticamente raddoppiate. Se nel 2004 pagavi 100 euro al mese, oggi ne paghi quasi 200. 

I trasporti sono aumentati del 64%. La benzina, le assicurazioni, la manutenzione dell'auto - tutto costa significativamente di più rispetto a vent'anni fa. 

La spesa al supermercato è salita del 60%: quel carrello che riempivi con 100 euro oggi richiede 160 euro per le stesse identiche cose.

Anche andare al ristorante o prenotare una vacanza pesa di più - il 54% in più rispetto a vent'anni fa. E la salute? Visite mediche, medicine, cure sono aumentate del 37%.

C'è un unico settore dove i prezzi sono scesi: le comunicazioni. Le tariffe di telefonia e internet sono calate del 50% grazie alla concorrenza tra operatori. Ma è una voce che impatta poco…pesa poco nel bilancio mensile di una famiglia.

Pensa se i prossimi 10 anni replicassero questo andamento. Significherebbe nel 2036 400€ di bolletta dove oggi è 200€, 100€ in più per la spesa che oggi fai con 160€, 1500 euro per la vacanza che oggi ne costa 1.000 e così via. 

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Come nasce l’inflazione?

Ma perché i prezzi salgono? 

La risposta non è unica. L'inflazione può nascere da tre meccanismi diversi, che spesso si intrecciano e si rinforzano a vicenda.

Primo meccanismo: troppa domanda, poca offerta 

Immagina che sempre più persone vogliano comprare la stessa cosa nello stesso momento. Ma le aziende non riescono a produrne abbastanza velocemente.

Questo può succedere per molti motivi. 

Il più semplice è la crescita della popolazione: se siamo di più, la domanda complessiva aumenta. Più persone vogliono case, cibo, energia, trasporti. Se l’offerta non cresce allo stesso ritmo, i prezzi tendono a salire.

A volte, però, la domanda può crescere rapidamente a causa di eventi imprevisti. Dopo il Covid, nel 2021, le economie hanno riaperto e le persone hanno ripreso a viaggiare, ristrutturare le case e comprare auto. La produzione e le catene di approvvigionamento erano però ancora rallentate.

Quando tutti vogliono la stessa cosa e ce n’è poca, i prezzi salgono: le aziende possono alzarli perché c’è chi è disposto a pagare di più.

Secondo meccanismo: i costi di produzione schizzano

A volte l'inflazione non nasce dalla domanda ma dai costi. Quando costa di più produrre, le aziende devono alzare i prezzi per non andare in perdita.

L'esempio perfetto è il gas nel 2022. La guerra in Ucraina blocca le forniture di gas russo verso l'Europa. L'offerta crolla, la domanda resta alta. Risultato: il prezzo del gas naturale schizza, raggiungendo livelli mai visti. E il gas è fondamentale per decine di processi produttivi - serve per produrre acciaio, per i fertilizzanti, per i trasporti.

Le imprese che lo utilizzano vedono i costi schizzare e alzano i prezzi. Chi compra quei prodotti vede i propri costi aumentare e alza a sua volta i prezzi verso i consumatori.

È un effetto domino che si propaga attraverso tutta l'economia.

Terzo meccanismo: le aspettative che si autoalimentano

Questo è il meccanismo più insidioso. 

Si chiama spirale salari-prezzi.

I prezzi salgono. I lavoratori giustamente chiedono aumenti per mantenere il potere d'acquisto. Le aziende concedono gli aumenti, ma così i costi del personale salgono. Per non andare in perdita, devono alzare i prezzi dei loro prodotti.

I lavoratori vedono che i prezzi sono saliti ancora. L'anno dopo tornano a chiedere un altro aumento. Il capo lo concede. E alza di nuovo i prezzi.

Prezzi su → stipendi su → prezzi su → stipendi su. Un circolo che gira su se stesso, sempre più veloce.

Tre meccanismi diversi che producono lo stesso risultato: i tuoi soldi valgono meno.

Perché l'inflazione è un po' come un ladro silenzioso. Non ti ruba le banconote dal portafoglio - ti ruba il valore che c'è scritto sopra.

Ma gli effetti non si fermano qui. Quando l'inflazione sale, innesca una serie di reazioni che danneggiano l'intera economia.

Un primo impatto riguarda le aziende e gli investimenti.

Un imprenditore deve decidere se costruire un nuovo stabilimento. Milioni di euro, anni di lavori. Deve calcolare costi futuri di materiali, stipendi, prezzi di vendita.

Con inflazione al 2%, stabile e prevedibile, può pianificare. Con un’inflazione al 8% che oscilla - un mese al 6%, il mese dopo al 10% - i calcoli diventano impossibili. Troppa incertezza. Meglio aspettare.

E se migliaia di aziende aspettano? Nessuno investe, nessuno assume. L'economia si blocca. 

Ma c'è un altro effetto, forse ancora più grave: l'inflazione non colpisce tutti allo stesso modo.

Pensa a una famiglia che guadagna 1.500 euro al mese. Tra affitto, spesa e bollette se ne va quasi tutto. Quando l'inflazione sale al 6%, quelle stesse spese richiedono quasi 100 euro in più. Dove li prende? Non ha margine. Deve rinunciare a qualcosa di essenziale.

Una famiglia che guadagna 5.000 euro ha un problema diverso. Le spese fisse pesano, ma resta un ampio margine. L'inflazione è fastidiosa, ma si assorbe.

Quando i prezzi salgono, i salari dovrebbero seguirli. In Italia invece il meccanismo si inceppa. Importiamo rincari su energia e materie prime, ma gli stipendi restano fermi. Il potere d’acquisto scivola lentamente verso il basso.

E a pagarne il prezzo sono soprattutto pensionati, disoccupati e precari, che non possono negoziare aumenti e vedono il loro tenore di vita erodersi senza difese.

Il ruolo della Banca Centrale

Vedi perché l'inflazione è un problema così serio?

E la cosa peggiore è che non si ferma da sola. Anzi, tende ad accelerare, se non controllata…

Qui entrano in gioco le banche centrali - istituzioni che hanno il compito di mantenere l'inflazione sotto controllo. 

Il loro strumento principale? I tassi di interesse.

Quando i tassi salgono, prendere prestiti diventa più costoso. Il mutuo pesa di più. L'azienda trova più caro finanziare nuovi progetti. Le famiglie comprano meno, le aziende investono meno, la domanda rallenta.  quando la domanda rallenta, i prezzi smettono di salire così velocemente.

Ma rallentare l'economia ha un prezzo: aziende che chiudono, persone che perdono il lavoro.

Per evitare misure così drastiche, le banche centrali preferiscono agire presto - quando l'inflazione è ancora al 3-4%. Ed è per questo che si sono date un obiettivo preciso: mantenere l'inflazione intorno al 2% annuo. Un livello abbastanza basso da non creare problemi, abbastanza alto da sostenere la crescita.

E nella maggior parte dei casi ci riescono. Dopo mesi o anni di interventi, l'inflazione scende gradualmente verso quel 2%.

Ma qui c'è un punto cruciale che spesso si sottovaluta: quando l'inflazione rientra al 2%, i prezzi non tornano indietro.

Il pane passato da 2 euro a 3 euro resta a 3 euro. Inflazione al 2% significa che continuerà ad aumentare del 2% annuo partendo da 3 euro - quindi 3,06 euro l'anno dopo, 3,12 quello successivo. Non tornerà più a 2 euro.

Il potere d'acquisto perso è perso per sempre. E gli stipendi ci mettono anni a recuperare. Nel frattempo, il divario resta.

Supponiamo che tu abbia 100.000 euro che vuoi tenere da parte per 15 anni - magari per lanciare un tuo progetto…o per i tuoi figli.

Supponiamo il caso base: le banche centrali fanno perfettamente il loro lavoro e l'inflazione resta stabile al 2% per tutti i 15 anni.

Cosa succede ai tuoi 100.000 euro fermi sul conto?

Tra 15 anni avrai ancora 100.000 euro. Ma il loro potere d'acquisto sarà sceso a circa 74.000 euro di oggi. Hai perso più di un quarto del valore reale semplicemente restando fermo.

E questo è lo scenario ottimistico. Se l'inflazione dovesse salire al 3%, i tuoi 100.000 euro varrebbero come 64.000 euro di oggi.

Conclusioni 

Di fronte a questo quadro, viene spontaneo chiedersi: siamo condannati a subirla passivamente? Esistono modi per proteggersi?

La risposta, fortunatamente, è sì.

Nella mia esperienza, quando costruisco strategie di investimento, uno dei primi obiettivi è sempre proteggere i risparmi dall'inflazione. E la differenza, dopo anni, tra chi investe e chi lascia tutto fermo è evidente.

La chiave sta nel far lavorare i tuoi risparmi con un rendimento superiore all'inflazione. Se l'inflazione cresce del 3% e i tuoi investimenti rendono il 5%, non solo mantieni il potere d'acquisto ma guadagni anche quel 2% in più.

E qui i dati storici parlano chiaro. I mercati azionari mondiali negli ultimi 50 anni hanno reso mediamente intorno al 10% annuo, battendo ampiamente l'inflazione media del 2-3%.

Torniamo all'esempio dei 100.000 euro. Cosa succederebbe se li investissi in un portafoglio ben diversificato?

Con un rendimento medio del 7% annuo – un numero conservativo, sotto la media storica - dopo 15 anni quei 100.000 euro diventerebbero circa 276.000 euro. E anche togliendo l'inflazione del 2% annuo, il potere d'acquisto reale sarebbe di circa 204.000 euro in termini di oggi.

Vedi la differenza? Da una parte 74.000 euro di potere d'acquisto. Dall'altra 204.000. Non solo hai recuperato i 100.000 euro iniziali - li hai quasi raddoppiati in termini reali.

Come si fa concretamente? Attraverso un portafoglio efficiente e ben diversificato. Certo, se si vogliono fare le cose bene esistono strumenti specifici per contesti inflazionistici - obbligazioni legate all'inflazione, azioni di settori che trasferiscono i costi. Ma il concetto fondamentale è uno: la cosa peggiore che puoi fare è restare fermo.

Ed è proprio qui che molti sbagliano. Pensano che investire sia una scommessa, un rischio da evitare. Ma la verità è diversa: investire non è un lusso per chi ha capitali da far fruttare. È una necessità per chiunque voglia proteggere il valore dei propri risparmi.

Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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