Cosa sono le obbligazioni perpetue?

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Quando si pensa ad un titolo obbligazionario viene subito in mente il più comune e diffuso strumento finanziario in Italia: il BTP (Buoni del Tesoro Poliennali).

Da sempre le obbligazioni (https://davideberti.it/blog/obbligazioni-i-must-know-dell-investitore) e i buoni fruttiferi postali (https://davideberti.it/blog/gli-strumenti-del-risparmio-postale-buoni-postali) sono stati lo strumento ricorrente dell’investitore italiano. Andiamo con ordine: cosa sono le obbligazioni? 

Le obbligazioni sono dei “titoli di debito” che possono essere emessi da società o enti pubblici (come ad esempio uno stato), titoli che consentono al possessore di di ricevere il denaro investito più gli interessi maturati nel tempo in determinate date di scadenza

La struttura di un bond (termine inglese per definire l’obbligazione) semplice consiste nel rimborso dell’intero ammontare investito alla fine della durata dello strumento mentre invece periodicamente vengono erogati gli interessi maturati, definiti con il termine “Cedola” o in inglese “Coupon”. 

I più famosi titoli obbligazionari sono quelli emessi dagli stati; le differenziazioni vengono fatte in funzione della durata del bond e dal tipo di pagamento cedolare. In Italia, ad esempio, abbiamo: 

  • BOT: I Buoni Ordinari del Tesoro hanno durata che varia dai 3 ai 12 mesi;
  • CTZ: Certificati del Tesoro Zero coupon durano 24 mesi;
  • BTP: I più famosi Buoni Poliennali del Tesoro durano solitamente dai 3 ai 30 anni ;
  • CCT: Certificati di credito del Tesoro hanno una durata complessiva di 7 anni; 

Immagine 1: Esempi di vecchie obbligazioni cartacee 

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Fonte: www.Finaria.it

Caratteristiche delle Obbligazioni 

 Utilizzando poche semplici definizioni possono essere spiegate le principali caratteristiche di un bond: 

  • Emittente: l’emittente è colui che riceve i soldi degli investitori promettendo di ripagare nel tempo la somma che gli è stata data più una quota d’interessi. Un’obbligazione sarà tanto più sicura quanto l’emittente è solido in termini finanziari.
  • Scadenza: è fondamentale per poter stabilire il rendimento dello strumento finanziario e capire quando verrà rimborsato l’importo investito. La scadenza può essere di breve, media o lunga. 
  • Interesse: viene solitamente erogato tramite cedole. In termini semplici è il prezzo/tasso al quale l’investitore è disposto a prestare la somma di denaro. Il tasso d’interesse è più alto quando c’è il rischio che l’emittente non ripaghi il debito contratto. Esistono infatti delle scale che identificano quanto sia rischioso ciascun emittente (tabella 1). 
  • Rendimento: può essere determinato dal suo tasso d’interesse e dal fatto che il titolo sia stato acquistato ad un prezzo minore rispetto a quello che verrà rimborsato a scadenza. 

La tabella 1 mostra le scale di rating delle principali agenzie di rating. Un’emittente è tanto più solida (e quindi le sue obbligazioni sono tanto meno rischiose) quando il rating assegnato è superior alla tripla B e tendende alla tripla A.

Tabella 1 – Tabella riepilogativa del rischio associato a ciascun emittente secondo la scala riportata dalle varie agenzie di rating

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Comprese le basi del mondo delle obbligazioni e delle principali determinanti, andiamo ad approfondire una particolare tipologia di bond: le obbligazioni Perpetue. 

Cosa sono i bond perpetui?

I “Perpetual Bond”, anche detti nell’ambiente finanziario “Matusalemme Bond”, sono delle obbligazioni che non prevedono un rimborso effettivo della quota investita perché effettivamente hanno una scadenza lunghissima o addirittura non ce l’hanno

Le obbligazioni perpetue possono essere un vantaggio per l’emittente perché consentono di ottenere finanziamenti di lungo termine senza dover rimborsare il capitale e senza dover affrontare il rischio di rinnovo. Un ulteriore vantaggio per l’emittente è dato dal fatto che gli interessi pagati sono fiscalmente deducibili

I vantaggi lato investitore sono riconducibili al fatto di avere una rendita costante e prevedibile, particolarmente attraente in periodi di bassi tassi d’interesse. 

Tra i principali rischi per l’investitore rientrano le fluttuazioni di prezzo, movimenti che in caso di rialzi o ribassi improvvisi dei tassi potrebbero essere molto importanti (https://davideberti.it/blog/perche-l-aumento-dei-tassi-fa-scendere-il-prezzo-delle-obbligazioni).

Come viene calcolato il Valore (V) di un’obbligazione perpetua? 

Il prezzo odierno (valore – V) di un’obbligazione perpetua si calcola con la formula molto semplice riportata di seguito: 

Dove: 

V = Valore del perpetual bond oggi

I = Tasso d’interesse ricevuto (anche detto tasso cedolare)

P = prezzo standard al quale viene comprata l’obbligazione 

R = rendimento richiesto dal mercato 

Solitamente le obbligazioni perpetual offrono un tasso d’interesse superiore rispetto alle obbligazioni tradizionali poiché sono molto più rischiose, fermo restando che la rischiosità di un’emissione sia dettata dal proprio rating. Ad esempio: il tasso offerto da un’obbligazione perpetua austriaca potrebbe offrire un rendimento annuo inferiore rispetto al BTP decennale italiano per via della minor rischiosità dell’Austria in qualità di emittente. 

Il pagamento dell’interesse viene garantito in funzione della stabilità e della buona salute finanziaria di chi lo emette. Anche per questo i suddetti titoli vengono assimilati ad un ibrido tra un titolo di debito (obbligazione) ed un’azione. 

Esempi storici ed attuali di emissioni di perpetual bond 

Uno dei primi esempi di obbligazione perpetua fu quella emessa in Inghilterra dal Tesoro della Corona nel 1700 per finanziare i salvataggi dovuti alla Bolla dei mari del Sud. Questi strumenti finanziari venivano chiamati consol e fu il governo di Henry Pelhman a creare il primo perpetual bond. 

Le maggiori emissioni vennero fatte intorno al 1800 con le guerre napoleoniche: in quel periodo il mercato obbligazionario ed i tassi d’interesse dipendevano molto dagli eventi militari

In caso di vittoria di una battaglia il governo fermava l’emissione riacquistando i vecchi bond poiché i tassi sarebbero scesi ed il prezzo dei vecchi bond sarebbe stato maggiore (dovuto ad un tasso d’interesse maggiore). 

Il governo canadese utilizzò anch’esso i consol in qualità di prestiti di guerra. Anche in Italia poco dopo la prima guerra mondiale i titoli di stato con scadenza a 7 anni vennero convertiti in strumenti con una cedola semestrale senza rimborso finale del capitale ed una cedola pari al 5%. Questa conversione faceva parte di un progetto chiamato Quota 90 dove l’obiettivo era quello di rivalutare la lira italiana fino ad un valore di 90 lire uguali ad una sterlina inglese. Il progetto non ha avuto gli effetti sperati e negli anni successivi quei titoli vennero poi riconvertiti in obbligazioni venticinquennali, creando malcontento tra gli investitori. 

Casi più recenti di obbligazioni perpetue sono ad esempio quello dell’Austria, che ha fatto un’emissione con scadenza al 2117 offrendo una cedola annua del 2,1% lordo. Questa emissione ha ottenuto molto successo raggiungendo il target di raccolta. Una soluzione del genere in Italia sarebbe impossibile a causa del debito troppo ed un bisogno di finanziamenti a più breve scadenza. L’Austria ha la possibilità di emetterli grazie ad un debito più sostenibile. 

Ci sono anche recenti casi di perpetual bond collocati sul mercato da parte di Intesa San Paolo e Unicredit: quello di Intesa San Paolo offre un rendimento pari al 6,37% mentre quello di Unicredit pari al 9,25%. Il differenziale di rendimento è dovuto al periodo in cui sono stati emessi i due strumenti finanziari ed alla differente “solidità” dei due istituti bancari 

Conclusioni – i perpetual bond sono dei buoni strumenti finanziari? 

I perpetual vengono generalmente sottoscritti da investitori istituzionali e non vi è la possibilità di investirci da parte degli investitori retail per via dell’elevato taglio minimo. L’investitore retail può investire in perpetual bond governativi, ad esempio nel bond emesso dall’Austria con scadenza 2117.

Tra i principali contro dell’investimento ci sono i rischi sottostanti all’investimento. Uno dei principali rischi sta nella fluttuazione del prezzo: essendo impossibile tenerle fino alla scadenza c’è il rischio di venderle ad un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto (tenendo conto delle cedole incassate). 

Il prezzo viene molto influenzato dai tassi d’interesse di riferimento e di conseguenza anche dall’inflazione. In aggiunta a questo, il mercato secondario, mercato dove vengono scambiate le obbligazioni dopo l’emissione, è molto illiquido, cioè risulta difficile trovare un acquirente per questi titoli dati i ridotti scambi. Inoltre nel caso in cui i tassi d’interesse scendessero c’è la possibilità da parte dell’emittente di riacquistare i bond, quindi il guadagno è limitato mentre la perdita nel caso di aumento dei tassi potrebbe essere significativo. 

Tra i potenziali rischi gioca un ruolo fondamentale anche il benessere finanziario dello stato/società emittente perché, ad esempio, nel caso di una società non è garantito il pagamento della cedola se questa presenta un bilancio in perdita oppure salta la distribuzione del dividendo. 

D’altra parte, le obbligazioni perpetue potrebbero avere senso in piccola quota in un portafoglio ben diversificato lato obbligazionario, seguendo ad esempio la logica del barbell portfolio.

In conclusione quindi, il perpetual bond è uno strumento finanziario interessante ma nasconde delle insidie da tenere in considerazione. L’investitore retail, qualora non capisse a fondo le logiche che movimentano il prezzo dello strumento, è bene ne stia alla larga.

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Davide Berti, consulente finanziario

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Mission

In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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