Immagina di aver acquistato un biglietto per un concerto di un artista che ami, ma man mano che si avvicina la data dell'evento, ti rendi conto che non hai più voglia di andarci. Potresti sentirti tentato di rimanere a casa, ma il pensiero di aver già speso il denaro per il biglietto ti spinge a partecipare, anche se la serata potrebbe risultare poco gratificante.
Questo è un classico esempio di sunk cost: il denaro già speso influisce sulla tua decisione, costringendoti a un’azione che, in assenza di quell'investimento, avresti scelto diversamente.
Quando affrontiamo una decisione, è normale valutare il valore delle opzioni disponibili in base ai costi futuri e ai benefici potenziali. Tuttavia, spesso ci lasciamo condizionare dai sunk cost (“costi sommersi”): un biglietto già pagato per un concerto per il quale non si ha più voglia di andare, un abbonamento non sfruttato o un progetto avviato ma mai completato. Questo attaccamento emotivo ai soldi già spesi ci spinge a prendere decisioni poco razionali.
Immaginiamo una persona che guadagna 1.500€ al mese. Potrebbe avere una serie di abbonamenti, tra cui Netflix, un servizio di streaming musicale, e magari l’abbonamento per le partite di calcio. Aggiungendo i costi di questi abbonamenti, potremmo facilmente arrivare a 100-200€ al mese spesi per servizi che, con il passare del tempo, possono risultare poco utilizzati o addirittura non utilizzati affatto.
Nonostante ciò, questo bias cognitivo ci porta a continuare a pagare per questi abbonamenti. La ragione è semplice: abbiamo già investito denaro in questi servizi e ci sentiamo “costretti” a continuare a usarli, anche se non ne traiamo più un reale beneficio. Questo meccanismo mentale è un classico esempio di come i costi passati influenzino le nostre decisioni future, portandoci a sprecare ulteriori risorse (vedi grafico 1).
Grafico 1: Come funzionano i sunk cost
Fonte: Elaborazione Ufficio studi Davide Berti
Ma perché accade? Gli studi dei premi Nobel Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno rivelato un aspetto fondamentale del nostro rapporto con le perdite economiche: gli esseri umani sono giudici imperfetti del proprio interesse e hanno una forte avversione alla perdita. Di fatto, tendiamo a sentire il dolore delle perdite in modo più intenso rispetto al piacere dei guadagni.
Questo spiega perché, quando paghiamo un abbonamento da 15€ al mese per un servizio che non utilizziamo, la decisione di cancellarlo risulta sorprendentemente difficile. Il nostro cervello amplifica il senso di "perdita" dei soldi già spesi, anche se la scelta razionale sarebbe concentrarsi sui costi futuri che potremmo evitare. È come se il nostro cervello ci dicesse: "Hai già investito tanto in questo servizio, non puoi semplicemente abbandonarlo ora!"
Questa distorsione cognitiva è particolarmente insidiosa perché opera a livello subconscio. Non ci rendiamo conto che le nostre decisioni sono influenzate più dal desiderio di "non sprecare" l'investimento passato che da una valutazione obiettiva dei benefici futuri. È come rimanere a guardare un film noioso solo perché abbiamo già visto la prima ora - il tempo già speso non tornerà indietro, ma continuiamo a sprecare quello futuro.
L'impatto di questa tendenza psicologica si estende ben oltre gli abbonamenti digitali. Influenza decisioni in ambito professionale (restare in un lavoro insoddisfacente per via degli anni investiti), personale (mantenere relazioni disfunzionali per il tempo dedicato) e finanziario (mantenere investimenti in perdita sperando di "recuperare" quanto perso).
L'Impatto Economico
Ma quanto ci costa realmente questa distorsione cognitiva in termini monetari? Per quantificare l'impatto economico dei sunk cost nella vita quotidiana, consideriamo un esempio concreto. Se consideriamo che una persona spende tra il 5% e il 10% del proprio stipendio mensile in abbonamenti, stiamo parlando di una somma che varia tra 75€ e 150€ al mese. Molti possono facilmente giustificare queste spese, pensando che si tratti di piccoli costi in confronto al loro stipendio. Tuttavia, accumulando questi costi nel tempo, ci si rende conto che possono rappresentare una fetta significativa del budget mensile.
Per esempio, se un individuo spende 100€ al mese in abbonamenti inutilizzati per un anno, si tratta di 1.200€ all'anno. Questa cifra assume proporzioni ancora più significative se consideriamo due aspetti: da un lato, in 10 anni questi costi sommersi si accumulerebbero fino a 12.000€; dall'altro, se invece di essere spesi in abbonamenti inutilizzati, questi 1.200€ annuali fossero investiti con un rendimento lordo medio del 7%, dopo 10 anni diventerebbero circa 17.000€ (ipotizzando una tassazione del 26%, poco meno di 16.000€ netti). Puoi fare delle simulazioni personalizzate con diverse cifre e tempistiche utilizzando il calcolatore di interesse composto presente al seguente link: Calcolatore interesse composto.
Questo esempio mostra chiaramente come i sunk cost non solo ci portano a spendere più di quanto avremmo voluto nel presente, ma possono avere un impatto significativo sul nostro benessere economico futuro, privandoci di opportunità di crescita patrimoniale nel lungo periodo.
Per gestire meglio le nostre risorse finanziarie, è fondamentale adottare un approccio strutturato che ci permetta di superare il bias dei costi sommersi. Non si tratta solo di tagliare le spese, ma di sviluppare una mentalità orientata al futuro, dove ogni decisione finanziaria viene valutata per il suo potenziale e non per quanto vi abbiamo già investito. Ecco alcune strategie chiave che possono aiutarci in questo percorso:
- Revisione periodica: analizzare almeno una volta all'anno tutti i nostri investimenti e abbonamenti. I mercati cambiano, le nostre esigenze evolvono e ciò che funzionava in passato potrebbe non essere più la soluzione migliore.
- Valutazione oggettiva delle perdite: quando un investimento o un servizio non sta performando come previsto, chiedersi onestamente se esistono alternative migliori. Mantenere una posizione in perdita non significa solo perdere denaro, ma anche rinunciare ai potenziali guadagni di investimenti più promettenti.
- Piano d'azione definito: stabilire in anticipo una strategia chiara, che includa obiettivi specifici e limiti di spesa. Questo vale tanto per gli investimenti quanto per le spese ricorrenti come gli abbonamenti.
Ricordiamoci che l'obiettivo non è eliminare completamente le perdite, che sono parte inevitabile di qualsiasi attività finanziaria, ma piuttosto massimizzare il valore che otteniamo dalle nostre risorse, guardando sempre al futuro anziché rimanere ancorati alle decisioni del passato.
Conclusioni
La sottostima del danno patrimoniale causato dai sunk cost nella vita quotidiana è un tema che merita attenzione. È importante prendere coscienza delle nostre spese ricorrenti e valutare onestamente se stiamo estraendo valore dai servizi per cui paghiamo. La chiave è riconoscere che, per quanto sia difficile lasciare andare un abbonamento pagato, il costo effettivo è quello del denaro che continua a uscire dal nostro portafoglio, non quello che abbiamo già speso.
Essere consapevoli delle nostre spese e delle ragioni per cui continuiamo a sostenerle può portare a decisioni finanziarie più sagge e a un maggiore controllo sulle nostre finanze personali. Quindi, prima di rinnovare un abbonamento, chiediamoci: "Ne vale davvero la pena?" La risposta potrebbe sorprenderci e, in molti casi, risparmiare denaro e migliorare il nostro benessere economico.
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