Dopo un rally che ha permesso ai principali indici globali di testare nuovi livelli di massimo storico, il mercato, soprattutto quello statunitense, sta ora attraversando una situazione di correzione, trainata da fattori di diversa natura.
Durante il mese di febbraio si è innescata una serie di vendite che si sono protratte anche con l’inizio di marzo in scia ad una serie di notizie che hanno scosso i mercati.
Per comprendere meglio questa dinamica e orientarsi nelle opportunità che si presentano, analizziamo i quattro principali elementi che stanno caratterizzando l'attuale fase di mercato. Partiremo dal contesto geopolitico, per poi esaminare le nuove politiche commerciali americane, l'evoluzione dell'economia reale e infine il ribilanciamento in atto nel settore tecnologico.
1.Tensioni geopolitiche
Il 2025 sta evidenziando una profonda trasformazione degli equilibri internazionali che influenza direttamente i mercati finanziari. Dopo decenni di relativa stabilità, l'ordine geopolitico sta attraversando un periodo di significativo riadattamento.
La situazione in Ucraina ha catalizzato importanti cambiamenti, evidenziando nuove dinamiche nelle relazioni internazionali. In questo contesto, la posizione americana, dopo l’elezione di Trump, ha subito un'evoluzione significativa, con una ridefinizione delle priorità strategiche nel quadro globale.
Guardando il quadro d'insieme, assistiamo a una trasformazione dell'architettura di sicurezza globale che mette alla prova strutture e accordi consolidati. Sebbene la storia mostri che i sistemi internazionali abbiano capacità di adattamento, l'attuale livello di complessità e la velocità dei cambiamenti presentano sfide considerevoli per la stabilità globale. Le relazioni economiche e diplomatiche continuano ad evolversi in un contesto di maggiore competizione e rivalità strategica, richiedendo una revisione delle tradizionali metriche di valutazione del rischio geopolitico.
I mercati, che prosperano sulla stabilità e sulla prevedibilità, si trovano ora a dover valutare uno scenario internazionale in rapida evoluzione, dove alleanze storiche vacillano e nuove configurazioni di potere emergono con conseguenze difficili da quantificare per l'economia globale.
Grafico 1: Indice di Incertezza della Politica Economica per gli Stati Uniti
Fonte: Federal Reserve
L'Indice di Incertezza della Politica Economica per gli Stati Uniti (vedi Grafico 1) ha recentemente toccato livelli che non si vedevano dalla pandemia di COVID-19. Il brusco aumento registrato nei primi mesi del 2025 riflette le crescenti preoccupazioni per le politiche commerciali dell'amministrazione Trump, le tensioni geopolitiche e i potenziali impatti economici delle decisioni politiche.
2. La politica dei dazi di Trump
In questo scenario già teso, la politica economica americana ha introdotto un elemento dirompente che ha ulteriormente destabilizzato i mercati.
L'amministrazione Trump ha tradotto le promesse elettorali in azione, implementando una politica commerciale aggressiva annunciando dazi del 25% su Canada e Messico e l'aumento sui beni cinesi al 20%.
Questa svolta protezionistica, attesa ma temuta dagli analisti, rappresenta un punto di rottura con l'ordine commerciale precedente. L'impatto di queste misure colpisce le catene di approvvigionamento, aumenta i costi per i consumatori e penalizza gli investimenti aziendali.
Come evidenzia il grafico che segue, i settori più colpiti da queste politiche sono proprio quelli dove negli ultimi decenni si sono sviluppate le più complesse catene del valore transnazionali. Macchinari, elettronica e prodotti automobilistici rappresentano le aree più vulnerabili, con una significativa esposizione verso tutti e tre i principali partner commerciali nel mirino della politica tariffaria americana.
Grafico 2: Top 5 prodotti importati negli USA nel 2024 (in miliardi di $)
Fonte: U.S Census Bureau
Quello che non piace al mercato è il carattere imprevedibile di queste politiche commerciali. Nel giro di appena sei settimane, l'amministrazione ha mostrato un approccio contraddittorio: prima ha imposto dazi "definitivi" su Canada e Messico, per poi fare marcia indietro concedendo esenzioni solo 24 ore dopo. Un simile scenario si è verificato con la Cina, dove l'incertezza sulla data effettiva di applicazione delle nuove tariffe ha costretto le autorità doganali a emettere chiarimenti ufficiali.
Questa volatilità nelle decisioni amplifica notevolmente l'incertezza dei mercati ed impatta direttamente la pianificazione aziendale di molte società. Che questa imprevedibilità sia diventata una caratteristica strutturale della nuova politica commerciale è stato implicitamente confermato dallo stesso Trump quando, interrogato sulle future misure, ha dichiarato che i dazi "potrebbero aumentare con il passare del tempo".
Una domanda che gli analisti si pongono è “quale sia l'obiettivo a lungo termine di questa politica”. La strategia infatti appare multidimensionale:
- Una tattica negoziale per rafforzare la posizione americana
- Un mezzo per ristrutturare gli equilibri commerciali riducendo il deficit
- Uno strumento per aumentare le entrate fiscali
L'impatto di questi dazi sui mercati dipenderà in modo significativo dalla loro strutturazione futura: saranno implementati come misure temporanee e circoscritte o diventeranno elementi fondamentali di una rinnovata politica commerciale anche a lungo termine?
3. L’economia reale in affanno
Al quadro geopolitico e commerciale si aggiunge la preoccupazione per l'evoluzione dell'economia americana, con la Federal Reserve intrappolata in quello che gli analisti definiscono un "dilemma da stagflazione".
Da un lato, l'inflazione permane sopra l'obiettivo del 2% della Fed, particolarmente nei servizi, dove la componente inflattiva mostra maggiore persistenza. Dall'altro, alcuni indicatori suggeriscono un rallentamento economico nel primo trimestre.
La Fed sta navigando con attenzione tra due scenari: mantenere una politica monetaria attenta alla stabilità dei prezzi, oppure adattare la politica monetaria per sostenere la crescita. I verbali della riunione di gennaio del FOMC indicano che i responsabili della politica monetaria attendono "ulteriori progressi sull'inflazione" prima di procedere con tagli dei tassi, cercando il giusto equilibrio tra controllo dell'inflazione e supporto alla crescita.
Il dato che ha avuto un impatto significativo sulla recente fase di ribasso del mercato è stato il deterioramento della fiducia dei consumatori americani. L'indice, sceso inaspettatamente sotto i 65 punti contro previsioni di 72 (successivamente riviste a 68), ha evidenziato come i timori legati alle nuove politiche tariffarie stiano impattando le aspettative di spesa delle famiglie. Questo indicatore assume particolare rilevanza considerando che i consumi rappresentano il principale motore dell'economia statunitense, contribuendo a circa due terzi del prodotto interno lordo. Una prolungata debolezza del sentiment dei consumatori potrebbe quindi tradursi in un rallentamento della domanda interna, con potenziali ripercussioni sulla crescita economica complessiva.
4. Valutazioni elevate (settore tech)
Quarto ed ultimo punto della nostra analisi: le valutazioni di mercato. Dopo un periodo di prolungati rialzi (guidati sia dall’entusiasmo verso il futuro dell’AI ma anche da una effettiva crescita degli utili), i multipli si sono estesi ben oltre le medie storiche, creando una situazione difficilmente sostenibile nel lungo periodo.
Come evidenzia il Grafico 3, lo Shiller PE Ratio dell'S&P 500, le valutazioni attuali si trovano a livelli storicamente elevati. Questo indicatore, che misura il rapporto prezzo-utili aggiustato per l'inflazione su un periodo di 10 anni, offre una prospettiva più equilibrata rispetto al tradizionale P/E, filtrando le fluttuazioni cicliche di breve termine. L'attuale lettura suggerisce che gli investitori stanno pagando un premio significativo per gli utili futuri attesi.
Grafico 3: Shiller PE Ratio
Fonte: Robert Shiller, Multpl
È importante sottolineare, tuttavia, che questo dato aggregato è fortemente influenzato dal settore tecnologico, che rappresenta una componente sempre più rilevante dell'indice. Le aziende tech hanno infatti incorporato nelle proprie quotazioni aspettative particolarmente ambiziose per la crescita futura, soprattutto in relazione agli sviluppi dell'intelligenza artificiale.
Questa concentrazione di aspettative si riflette chiaramente nella recente evoluzione dei "Magnifici Sette", che hanno subito correzioni significative dai loro massimi: Tesla (-54%), Nvidia (-27%), Broadcom (-26%), Amazon (-19%) e Microsoft (-18%). Questi movimenti non rappresentano tanto un giudizio negativo sulla solidità fondamentale di queste aziende, quanto piuttosto una ricalibrazione del mercato rispetto alle aspettative estremamente elevate che erano state incorporate nei prezzi.
Gli operatori stanno ora valutando con maggiore attenzione il ritmo effettivo di adozione e profittabilità dell'AI, confrontandolo con le proiezioni precedentemente incorporate nei prezzi. Un ottimo esempio è la reazione ai risultati di Nvidia che, nonostante fossero oggettivamente positivi, non hanno soddisfatto le aspettative particolarmente ambiziose già riflesse nella valutazione.
L'emergere poi di nuovi attori come DeepSeek nel campo dell'AI aggiunge vivacità competitiva, stimolando l'innovazione in un settore in rapida evoluzione. L'azienda cinese ha sviluppato modelli competitivi con approcci tecnologici differenti, stimolando una sana competizione nel settore.
Collegandoci al punto precedente, un ultimo elemento rilevante da considerare è che, quando i mercati iniziano a temere una potenziale recessione tendono a spostarsi verso asset più “sicuri”. Di conseguenza i bond tendono ad apprezzarsi facendo calare i loro rendimenti mentre il “premio” richiesto per investire nelle azioni (“più rischiose”) aumenta (e ciò, di conseguenza, spiega perché si assiste un calo generalizzato dei mercati).
Le società più penalizzate tendono ad essere quelle "growth", i cui flussi di cassa attesi sono concentrati nel medio-lungo periodo. Questo spiega perché il settore tecnologico e quello dei beni di consumo discrezionali hanno subito le correzioni più marcate dai massimi, come evidenziato dal Grafico 4.
Grafico 4: Performance per settori (dai massimi e ad un anno)
Fonte: Bloomberg
Avendo analizzato i quattro fattori chiave che stanno influenzando l'attuale fase di mercato possiamo ora esaminare quali strategie di investimento risultino più appropriate per navigare efficacemente questo scenario complesso ma ricco di opportunità.
Come muoversi da investitori nell'attuale contesto
In momenti di forte incertezza come quello attuale, mantenere la calma e adottare una prospettiva di lungo periodo diventa fondamentale. I mercati sono sempre stati ciclici, alternando fasi di euforia a correzioni anche severe, ma la storia finanziaria dimostra che portafogli ben costruiti riescono ad attraversare senza grossi problemi anche queste fasi. La prima regola dell'investitore consapevole è quindi non farsi prendere dal panico.
Vale la pena ricordare che nel 2018 i mercati reagirono negativamente alle politiche commerciali di Trump, con l'S&P 500 che perse circa il 10% nell'ultimo trimestre, per poi recuperare nei mesi successivi. Tuttavia, bisogna anche sottolineare che lo scenario attuale presenta maggiore complessità: tensioni geopolitiche più diffuse, incertezza sulla guerra in Ucraina e indicatori economici più deboli rispetto a sette anni fa rendono meno prevedibile l'orizzonte di breve termine.
Nel comparto obbligazionario, i recenti sviluppi suggeriscono una rinnovata attenzione alla duration degli investimenti. A differenza del 2022, oggi gli investitori in obbligazioni ricevono rendimenti iniziali molto più elevati, che forniscono un importante cuscinetto contro eventuali rialzi dei tassi. Questo contesto più favorevole non elimina tuttavia i rischi di volatilità, rendendo comunque consigliabile privilegiare scadenze brevi o intermedie per mantenere un profilo di rischio più controllato, soprattutto in un periodo di incertezza sulle future mosse delle banche centrali.
Sul fronte azionario, i comparti più difensivi – come sanità, utilities e beni di prima necessità – tendono a resistere meglio in contesti di incertezza economica, offrendo stabilità al portafoglio.
Va poi sottolineato che, nonostante la correzione degli indici principali statunitensi, la performance di altri indici internazionali mostra un quadro molto più positivo.
La Cina (vedi Grafico 4) sta registrando un significativo recupero dopo che le politiche di stimolo fiscale e monetario hanno iniziato a dare i loro frutti. Dopo anni di sottoperformance dovuta a regolamentazioni più stringenti, crisi immobiliare e tensioni geopolitiche, il mercato cinese sta ora attraendo flussi di capitale grazie a valutazioni divenute storicamente basse e alle aspettative di ulteriori misure di sostegno all'economia da parte delle autorità.
Analogamente, l'Europa, che offre storicamente multipli di valutazione sensibilmente più contenuti rispetto agli Stati Uniti, potrebbe beneficiare di diversi fattori di crescita nel 2025. Oltre al settore della difesa, che presenta prospettive particolarmente interessanti, vi sono altri elementi che potrebbero favorire una ripresa dei mercati europei.
Innanzitutto, l'impatto di un eventuale aumento delle tariffe sulle importazioni europee negli Stati Uniti dovrebbe essere limitato, poiché molte grandi aziende europee producono direttamente sul suolo americano, evitando così costi doganali. Anche nei settori più esposti, come beni di lusso e automotive, i colossi europei hanno spesso la capacità di trasferire eventuali aumenti di costo ai consumatori, riducendo l’impatto sui margini di profitto.
Inoltre, la significativa esposizione delle aziende europee agli Stati Uniti rappresenta un potenziale vantaggio, soprattutto nel caso di politiche economiche espansive da parte della nuova amministrazione americana. Una riduzione dell’aliquota dell’imposta sulle società, un’accelerazione della crescita economica e un rafforzamento del dollaro potrebbero tradursi in benefici diretti per molte società quotate in Europa.
Grafico 4: Performance principali indici YTD
Fonte: Investing
In conclusione, questi movimenti, per quanto significativi in alcuni segmenti, non rappresentano una situazione drammatica ma piuttosto un aggiustamento piuttosto fisiologico.
Cosa aspettarsi dai mercati ora? Molto dipenderà dalla percezione del rischio degli investitori. In particolare, eventuali segnali di mitigazione sul fronte dei dazi potrebbero essere accolti positivamente, suggerendo un approccio meno rigido rispetto a quanto inizialmente temuto. Grande attenzione andrà posta al 14 marzo, con la pubblicazione dei dati preliminari sulla fiducia dei consumatori: sebbene sia previsto un ulteriore calo, sarà fondamentale capire se questo risulterà meno pronunciato del previsto, segnalando una possibile stabilizzazione del sentiment.
Un portafoglio ben strutturato e adeguatamente diversificato non deve temere le fasi di volatilità, ma piuttosto interpretarle come fisiologiche opportunità di riposizionamento. Come sempre, la disciplina e la visione di lungo periodo rappresentano le migliori difese contro l'emotività di breve termine, permettendo di trasformare le incertezze del momento in potenziali vantaggi futuri.
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