Rischio specifico e rischio sistematico. Cosa ci insegna il caso di Netflix?

Il 19 aprile 2022 dopo la chiusura dei mercati americani, l’azienda di streaming Netflix ha rilasciato i propri dati relativi al primo trimestre del 2022, deludendo le attese e facendo registrare un calo di 200.000 abbonati nei primi 3 mesi del 2022.

Il crollo di Netflix

La notizia ha fatto il giro del mondo in quanto il mercato, come è solito fare, ha reagito immediatamente alla notizia: l’azione di Netflix ha perso il 30% nella giornata successiva (mercoledì 20 aprile), bruciando circa 50 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.

Lo scopo di questo approfondimento non è quello di tediarvi con l’ennesimo “eh ma era scontato il titolo sarebbe scoppiato prima o poi, i multipli erano insostenibili e il mercato dello streaming è saturo”, bensì quello di capire l’impatto che ha avuto il crollo dell’azione Netflix in un due differenti portafogli: uno composto tra le tante single stock anche dall’azione Netflix e uno composto dall’indice a cui appartiene l’azione.

Supponiamo infatti il caso di due portafogli dal valore di 100.000€. Il portafoglio A, molto aggressivo e composto da singoli titoli azionari , in data 19 aprile era composto per un 5% da azioni Netflix. Il portafoglio B invece, molto più equilibrato, quel 5% lo aveva allocato nell’indice cui Netflix appartiene, ossia il NASDAQ100.

Mantenendo ferme tutte le altre componenti e focalizzandoci solo su questa porzione di portafoglio, il portafoglio A in data 20 aprile avrebbe fatto registrare 1500€ di perdita (5000*-30%).

Il peso di Netflix nell’indice NASDAQ100 replicato dall’ETF di iShares alla data dell’ultimo ribilanciamento era pari allo 0,77%. Mantenendo ferme tutte le altre componenti dell’indice, la discesa del 30% del titolo avrebbe contribuito a causare una perdita di 11,55€ al portafoglio B (5000*0,77%*-30%).

Ovviamente i calcoli sopra svolti sono grossolani e si focalizzano solo su una componente dell’indice, ipotizzando la staticità degli altri costituents. Ma ciò che dovrebbe trasparire è la differenza di impatto che ha avuto il crollo di un singolo titolo su due differenti tipologie di portafogli, uno composto da poche singole azioni e uno composto da strumenti ben diversificati come ETF o fondi.

Il grafico che segue vuole mostrare l’andamento nell’ultimo anno (da aprile 2021 ad aprile 2022) del titolo Netflix e dell’indice Nasdaq100, evidenziando la pesante decrescita nelle quotazioni del titolo del colosso dello streaming e la discesa più contenuta dell’indice di riferimento.

Quanto avvenuto ad aprile a Netflix

Quanto avvenuto ad aprile a Netflix permette di approfondire quelli che sono due differenti tipologie di rischio:

  • il rischio specifico: è quella porzione di rischio, “che può essere eliminata mediante la diversificazione, rappresentativa del rischio peculiare di una specifica impresa o dei diretti concorrenti”;
  • il rischio sistematico: “fattore di rischio associato all'andamento del mercato nel suo complesso”.

Come eliminare il rischio specifico

Eliminare il rischio specifico mediante l’acquisto di molte singole azioni rappresentative di un mercato è dispendioso per l’investitore, sia in termini di costi commissionali, sia in termini di tempo. L'investitore dovrebbe infatti acquistare molti titoli azionari rappresentativi di un mercato, creandosi in autonomia un portafoglio diversificato.

Al fine di eliminare il rischio specifico ed esporsi solamente al rischio sistematico, ossia al rischio di mercato, l’investitore dovrebbe investire in prodotti come ETF o fondi che mirano a replicare l’intero andamento di uno specifico mercato, evitando così importanti perdite come quelle avvenute al portafoglio A dell’esempio di partenza, con la consapevolezza che è molto difficile battere il benchmark (per approfondire leggi anche Gestione attiva vs gestione passiva. Perché è così difficile battere il benchmark?)

A titolo di esempio, le immagini che seguono mostrano le prime venti componenti (al 22/04) dell’ETF di iShares replicante l’indice NASDAQ100, il cui NAV (costo) al 25 aprile era pari a 765,12$.

Le prime venti componenti dellETF di iShare replicante lindice NASDAQ100

Le prime venti componenti dellETF di iShare replicante lindice NASDAQ100

Non assumersi il rischio specifico della singola azione, investendo l’intero ammontare destinato al mercato tech americano in uno strumento come un ETF o un fondo, permette di investire allo stesso tempo in molte aziende (nell’immagine sono elencate le prime venti componenti dell’indice), senza dover acquistare azioni di ogni azienda, ma delegando il tutto al momento dell’acquisto del prodotto.

La diversificazione è uno dei concetti chiave dell’investimento. Avere un portafoglio ben diversificato, esposto ai principali mercati e ai principali trend con le dovute proporzioni è uno dei pilastri per provare ad ottenere un rendimento di lungo periodo almeno pari all’inflazione (per approfondire questi concetti leggi l'articolo PAC vs conto corrente. Dove è meglio mettere i propri soldi?)

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Davide Berti, consulente finanziario

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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