Comproprietà immobiliare in coppia: cosa sapere prima di firmare

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Comprare casa è una delle scelte più importanti nella vita di una persona. Ancora di più quando lo si fa in coppia, soprattutto se si è giovani e si sta costruendo qualcosa insieme per la prima volta. 

Comprare casa in comproprietà: pro e contro

In quel momento si intrecciano due piani diversi: da una parte un progetto di vita comune, dall'altra una delle decisioni finanziarie più rilevanti da prendere insieme. Parliamo di cifre importanti e di impegni di lungo periodo, destinati ad accompagnarvi per anni. Proprio per questo, vale la pena fermarsi un attimo e ragionare con attenzione prima di fare questo passo.

Una delle prime domande che quasi ogni coppia si pone è semplice: conviene intestare la casa a entrambi oppure no?

Comprare insieme significa diventare comproprietari. Ognuno possiede una quota dell'intero immobile, nella maggior parte dei casi il 50%. Ma ha senso farlo?

I vantaggi effettivamente ci sono.

Il primo è il più evidente: aumenta la capacità di spesa. Con due redditi si può accedere a un mutuo più alto e quindi a una casa migliore, più grande, meglio posizionata, magari più vicina al lavoro. Quello che da soli sarebbe fuori portata, insieme diventa accessibile. E la rata, divisa in due, pesa molto meno sul singolo. Non è un aspetto secondario, soprattutto nei primi anni di vita comune, quando le spese sono tante e i margini spesso ridotti.

Accanto a questo c’è un aspetto meno finanziario, ma altrettanto rilevante. La casa è qualcosa di tangibile: rappresenta il progetto di vita che state costruendo insieme. Non è solo un immobile, è il luogo in cui immaginate di vivere, crescere, mettere radici. Per molte coppie, è il momento in cui quel progetto prende forma in modo concreto.

Ci sono poi altri vantaggi pratici. I costi, come il mutuo, si dividono: spese condominiali, utenze, manutenzione. Se uno dei due attraversa un periodo più complicato, l’altro può sostenere temporaneamente una quota maggiore e viceversa. E se nessuno dei due possiede già un immobile, si può accedere alle agevolazioni prima casa, riducendo in modo significativo i costi di acquisto.

Fin qui, quindi, i motivi per acquistare insieme non mancano.

Il punto però è che la comproprietà funziona finché funziona la coppia. Ragionare su questi scenari prima è molto più semplice che affrontarli dopo, quando entrano in gioco anche le emozioni.

In Italia, circa un matrimonio su tre si conclude con un divorzio. Non è una statistica per scoraggiare, ma un dato di fatto. 

E quando succede, uno dei principali elementi di contrasto è proprio la casa. Non è un caso che la divisione di un immobile tra comproprietari sia uno dei contenziosi legali più comuni nel paese. 

Vale quindi la pena capire cosa comporta nella pratica e quali sono i principali fattori da tenere a mente.

Il primo aspetto da considerare riguarda le decisioni. Per vendere l'immobile serve il consenso di entrambi: anche se uno dei due vuole vendere, senza l'accordo dell'altro non si può fare nulla.

E quando i rapporti sono tesi, trovare quell'accordo può richiedere molto più tempo di quanto si immagini. E quello che succede più spesso è quindi uno stallo. Non si decide, non si vende, non si fa nulla. Si aspetta. E quell'attesa può durare mesi, a volte anni.

E nel frattempo i costi continuano a dover essere sostenuti: IMU se nel frattempo uno dei due cambia residenza, TARI, spese condominiali. Arrivano puntuali ogni mese, su un immobile che magari nessuno dei due sta nemmeno utilizzando.

C’è poi un elemento meno visibile, ma altrettanto importante: il capitale immobilizzato. Si tratta di risorse bloccate, che non possono essere utilizzate né investite altrove perché la decisione non dipende da una sola persona.

Immagina, ad esempio, un immobile da 200.000 euro che rimane bloccato per otto anni. Se quella somma fosse stata investita con un rendimento medio del 5% annuo, sarebbe arrivata a circa 294.000 euro. Una differenza di quasi 100.000 euro. Aggiungendo i costi sostenuti nel tempo, l’impatto complessivo può diventare molto significativo.

E se la situazione si complica ulteriormente e si arriva in tribunale, i costi aumentano ancora: avvocati, perizie, tempi lunghi. In alcuni casi si può addirittura finire con una vendita all’asta, spesso a valori inferiori rispetto al mercato.

Al di là dei numeri, però, c’è un aspetto umano che non va sottovalutato. La casa non è un asset qualsiasi: porta con sé ricordi, abitudini, significati. Quando i rapporti si deteriorano, mantenere lucidità su decisioni che riguardano qualcosa di così personale è molto più difficile di quanto si possa immaginare.

A questo punto, diventa utile tradurre queste considerazioni in situazioni concrete.

Gli scenari nella vita di una coppia

Quali sono gli scenari che si possono prospettare nel caso in cui la relazione della coppia smette di funzionare?

Il primo scenario è quello in cui la relazione finisce ed entrambi decidono di vendere la casa. Sulla carta è la soluzione più lineare: si vende, si divide il ricavato e ognuno prosegue per la propria strada. Nella pratica, però, è quella meno probabile. Come detto, richiede accordo su diversi aspetti: prezzo, tempi, eventuale agenzia, gestione delle spese nel frattempo. Quando il rapporto è compromesso, anche queste decisioni possono diventare fonte di tensione. Il risultato è che i tempi si allungano, mentre i costi continuano a maturare.

Il secondo scenario è quello in cui la relazione finisce, ci sono figli, e uno dei due rimane nella casa. È probabilmente il caso più frequente. In queste situazioni, la casa viene spesso assegnata al genitore che si occupa principalmente dei figli, per garantire loro stabilità. Tuttavia, la proprietà resta condivisa. Chi lascia l’immobile continua a esserne comproprietario, pur non vivendoci, e resta legato finanziariamente a quella casa. Nella maggior parte dei casi, questo limita anche la possibilità di accedere a un nuovo finanziamento per acquistare un’altra abitazione. Una condizione che può protrarsi per molti anni.

Il terzo scenario è quello in cui uno dei due acquista la quota dell’altro. In questo modo, uno diventa unico proprietario e l’altro riceve liquidità. È una soluzione apparentemente semplice, ma che richiede alcune valutazioni. Chi vende si trova con una somma importante che, se gestita con attenzione, può essere investita e crescere nel tempo. Non è scontato che reinvestirla immediatamente in un altro immobile sia la scelta migliore: dipende dagli obiettivi e dal contesto. Chi acquista, invece, decide di concentrare risorse rilevanti su un unico asset, riducendo la propria flessibilità finanziaria in un momento spesso delicato. Una scelta sensata solo se supportata da motivazioni solide.

Tre scenari molto diversi, che possono presentarsi nella vita di qualsiasi coppia. Ed è proprio per questo che vale la pena ragionarci prima.

Ma se non la si intesta a entrambi, quali sono le alternative?

Le alternative alla comproprietà

L’alternativa principale ovviamente è che l’immobile venga acquistato da uno solo dei due. La domanda, a quel punto, diventa: da chi?

La risposta, inevitabilmente, dipende dalla situazione di ciascuno.

Ad esempio, chi crede davvero nell’immobiliare come forma di investimento potrebbe essere il candidato più naturale all’acquisto.

Lo stesso ragionamento vale per la composizione del patrimonio. Se uno dei due ha già una forte esposizione immobiliare, aggiungere un altro immobile rischia di concentrare ulteriormente il rischio sullo stesso tipo di asset. In questi casi può avere più senso che sia l’altro ad acquistare, mentre chi è già esposto diversifica altrove.

C’è poi un aspetto molto concreto: la capacità di sostenere l’impegno nel tempo. Chi parte da una situazione di buona solidità finanziaria è naturalmente più tutelato. 

Tutte queste considerazioni, però, hanno senso solo se comprare adesso è davvero la scelta più intelligente. E non sempre lo è…

Soprattutto per le coppie più giovani, intorno all'acquisto della casa c'è spesso una pressione sociale forte. Sembra il passo naturale, quasi obbligato. Si va a convivere, ci si sposa, e si compra casa. 

Ma questa sensazione, se non viene ragionata con lucidità, può portare a decisioni che nel breve termine sembrano giuste e nel lungo termine pesano sulla stabilità finanziaria della coppia.

Il rischio più concreto è che si usa tutto il patrimonio disponibile per l'anticipo, si accende un mutuo, e ci si ritrova senza un vero fondo di emergenza.

A questo si aggiunge il fatto che chi utilizza tutta la propria disponibilità e finanzia una quota elevata del valore dell'immobile tramite mutuo si trova a pagare tassi più alti: la banca, di fronte a un rischio maggiore, applica condizioni meno vantaggiose.

C'è poi un aspetto che raramente viene considerato. Chi usa tutto il capitale disponibile per comprare casa si preclude la possibilità di accedere a opzioni come il Credit Lombard, uno strumento che permette di ottenere credito usando il proprio portafoglio come garanzia. I tassi sono più vantaggiosi, la flessibilità è maggiore. Ma funziona solo se c'è un patrimonio finanziario da mettere a garanzia. Chi ha investito tutto in un immobile, questa opzione semplicemente non ce l'ha. 

Essendo un tema un po' più tecnico, vi lascio qui sotto un articolo dedicato in cui lo approfondisco: Cos’è il credit lombard e perché può essere utile in un’attenta pianificazione?

Conclusioni

Per tutti questi motivi, spesso, se si è giovani e non si ha una vera urgenza, aspettare potrebbe essere la scelta più lungimirante.

Nel frattempo, si resta in affitto, e il capitale che avreste immobilizzato in un immobile lo si fa lavorare. Il ragionamento è semplice: il canone d'affitto annuo, rapportato al valore dell'immobile, è spesso inferiore al costo degli interessi su un mutuo. In molti casi, affittare costa meno di comprare. E nel frattempo, quel capitale cresce.

Per darvi un ordine di grandezza: 80.000 euro investiti al 5% annuo per 10 anni diventano circa 130.000 euro. Cinquantamila euro in più, che al momento dell'acquisto si traducono in un anticipo più consistente, condizioni di mutuo più favorevoli e una casa molto più adatta a quello che siete diventati.

Insomma, non esiste una risposta giusta per tutti. Quello che conta è ragionarci prima, con lucidità e senza fretta.

In ogni caso, parlane con un consulente finanziario, per ragionare insieme su sé quella scelta abbia davvero senso nel vostro quadro finanziario complessivo.

Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda.

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Davide Berti, consulente finanziario

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Prima di investire in qualsiasi modo è fondamentale conoscere i pilastri dell'investimento. Non bisogna fondare le proprie scelte su impressioni o percezioni date dal "sentito dire". Delle solide basi sono necessarie per poter decidere razionalmente come gestire e investire il proprio denaro e come influenzare profondamente il proprio futuro.

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In un mondo basato sulle dinamiche economiche, dove troppo spesso le conoscenze finanziarie sono limitate o assenti, verificare la professionalità di un consulente è necessario quanto difficile. Per questo affianco al mio lavoro questo progetto di consapevolizzazione.

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