Dopo un periodo prolungato di rialzi dei tassi per contrastare l'inflazione, le principali banche centrali mondiali hanno avviato una fase di allentamento monetario. La Federal Reserve, la BCE e la Bank of England hanno già iniziato questo percorso di riduzione, segnalando l'inizio di una nuova era per i mercati obbligazionari.
In questo contesto, molti investitori si chiedono se sia ancora il momento giusto per investire in obbligazioni, dato che i rendimenti sono destinati a scendere nei prossimi mesi. Per rispondere a questa domanda, è fondamentale comprendere prima di tutto il funzionamento degli strumenti obbligazioni ed in una seconda fase le dinamiche di mercato che si stanno delineando.
La relazione prezzi e rendimenti
Il primo step di questa analisi è comprendere il meccanismo che ne governa il funzionamento: la relazione tra tassi d’interesse e prezzi delle obbligazioni.
Come già spiegato in un precedente articolo Perché l’aumento dei tassi fa scendere il prezzo delle obbligazioni, il principio base è questo: quando i tassi d’interesse di mercato scendono, il valore delle obbligazioni già in circolazione tende ad aumentare.
Questo meccanismo è facilmente comprensibile se pensiamo alle obbligazioni come strumenti che offrono un flusso regolare di pagamenti (le cedole) più il rimborso del capitale a scadenza. Immaginiamo di possedere un’obbligazione che paga una cedola del 4% annuo, acquistata quando i tassi erano più alti. Se oggi i tassi scendono e le nuove obbligazioni vengono emesse con cedole del 3%, la nostra obbligazione diventa automaticamente più preziosa. Questo meccanismo funziona anche al contrario: quando i tassi salgono, il valore delle obbligazioni esistenti tende a diminuire, poiché i nuovi titoli offrono rendimenti più attraenti. Perché detenere un’obbligazione che rende il 3% se ci sono sul mercato quelle che offrono il 4%?
È importante notare che questo meccanismo di prezzo opera continuamente sul mercato, influenzando quotidianamente le valutazioni dei titoli obbligazionari. Tuttavia, per un investitore che mantiene l’obbligazione fino alla scadenza, queste oscillazioni di prezzo hanno un impatto limitato: continuerà infatti a ricevere le cedole pattuite e il rimborso del capitale a scadenza, indipendentemente dalle variazioni dei tassi di mercato.
Come sfruttare al meglio la discesa dei tassi
Compreso questo meccanismo fondamentale, sorge spontanea una domanda: in uno scenario di tassi in discesa, per quali investitori e per quali obiettivi le obbligazioni possono rappresentare ancora un'opportunità interessante?
In uno scenario di tassi in discesa, le obbligazioni non sono affatto uno strumento da mettere da parte. Al contrario, la loro versatilità le rende particolarmente interessanti per diversi obiettivi di investimento. Da un lato possono offrire la certezza di flussi cedolari superiori ai futuri tassi di mercato, dall'altro permettono di beneficiare dell'apprezzamento dei prezzi legato alla discesa dei tassi. La chiave sta nel comprendere le caratteristiche dei diversi strumenti disponibili e scegliere quello più adatto ai propri obiettivi.
I prodotti finanziari che offrono esposizione al mercato obbligazionario possono generalmente essere classificati in due categorie: singole obbligazioni ed ETF obbligazionari.
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Le obbligazioni singole
Le singole obbligazioni rappresentano nella loro essenza un prestito con caratteristiche ben definite: una data di scadenza precisa, un rendimento conoscibile al momento dell'acquisto e flussi cedolari prestabiliti. Nella loro versione a tasso fisso la loro peculiarità fondamentale è la capacità di "cristallizzare" i rendimenti attuali per l'intera durata dell'investimento.
Questa caratteristica diventa particolarmente rilevante in uno scenario di tassi in discesa. Un'obbligazione decennale acquistata oggi con cedola del 4% continuerà a pagare quel tasso per tutti i dieci anni, indipendentemente dall'andamento futuro dei tassi. Per un investimento di 100.000 euro, questo significa la certezza di ricevere 4.000 euro all'anno fino alla scadenza, più il rimborso del capitale investito.
Questo vantaggio emerge con particolare evidenza se confrontato con strumenti di gestione della liquidità come i conti deposito o, ancora peggio, i conti correnti. Questi prodotti, sebbene comodi per la gestione della liquidità a brevissimo termine , non rappresentano una soluzione efficiente non appena l'orizzonte temporale si allunga anche solo di qualche mese. Le obbligazioni, se selezionate con attenzione valutando la solidità dell'emittente, offrono infatti rendimenti superiori con un livello di rischio contenuto, proteggendo al contempo il capitale dall'inflazione. In poche parole, mentre un conto deposito potrebbe passare in pochi mesi da un rendimento del 4% a uno del 2%, adeguandosi rapidamente ai tagli dei tassi, chi ha investito in obbligazioni a tasso fisso non solo continuerà a beneficiare delle cedole più elevate fissate al momento dell'acquisto, ma avrà anche la certezza di ricevere indietro il capitale investito a scadenza. Una differenza sostanziale in termini di efficienza dell'investimento, che diventa ancora più rilevante in uno scenario di tassi in discesa.
La prevedibilità dei flussi rende le singole obbligazioni uno strumento particolarmente efficace per la pianificazione finanziaria. Immaginiamo di dover sostenere le spese universitarie di un figlio tra cinque anni: un'obbligazione quinquennale ci permette di sapere esattamente quanto riceveremo ogni anno e di avere la certezza del rimborso del capitale proprio quando servirà. Lo stesso vale per l'acquisto di una casa: possiamo strutturare un portafoglio di obbligazioni che scadono progressivamente, fornendo sia flussi cedolari regolari per accumulare parte dell'anticipo, sia il rimborso del capitale alla data prevista per l'acquisto. Anche nella pianificazione pensionistica, le obbligazioni permettono di costruire un piano di accumulo e decumulo estremamente preciso: possiamo ad esempio creare un "portafoglio a scala" con titoli che scadono in anni diversi, garantendo un flusso costante di cedole e rimborsi per integrare la pensione. Questa capacità di allineare perfettamente durata dell'investimento e momento del bisogno futuro rappresenta un vantaggio unico delle obbligazioni singole rispetto ad altri strumenti finanziari.
Il principale rischio da considerare attentamente è il rischio di credito dell'emittente: la solidità finanziaria di chi emette l'obbligazione è fondamentale per garantire il pagamento delle cedole e il rimborso del capitale. Per questo è importante diversificare gli investimenti e valutare attentamente il rating degli emittenti.
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Gli ETF obbligazionari
Gli ETF obbligazionari seguono invece una logica completamente diversa: il loro obiettivo non è fornire un rendimento certo a una data precisa, ma mantenere un'esposizione costante a una determinata tipologia di obbligazioni attraverso il meccanismo del rolling.
Il funzionamento è semplice: quando le obbligazioni in portafoglio si avvicinano alla scadenza, vengono vendute e sostituite con titoli a scadenza più lunga, mantenendo così costante la duration obiettivo del fondo. Ad esempio, un ETF che investe in titoli di Stato con scadenza 3-5 anni manterrà sempre questa esposizione temporale, indipendentemente dal momento in cui viene acquistato. Se un'obbligazione nel portafoglio si avvicina ai 3 anni di scadenza residua, verrà venduta e sostituita con un titolo a 5 anni per mantenere l'esposizione target. Per un approfondimento dettagliato di questo meccanismo vi suggerisco la lettura di questo articolo: Rolling obbligazionario: la spiegazione del meccanismo intrinseco ad un ETF obbligazionario.
Il vantaggio più evidente di questo prodotto è quindi sicuramente la diversificazione del rischio: ogni singola emissione rappresenta solo una piccola percentuale del portafoglio; quindi, anche un eventuale default avrebbe un impatto limitato sul valore complessivo dell'investimento. In pratica, se un titolo che pesa l'1% del portafoglio dovesse andare in default, l'impatto massimo sul valore dell'ETF sarebbe limitato a quella percentuale.
Tuttavia, questa flessibilità ha come contraltare una maggiore variabilità dei rendimenti, che dipenderanno non solo dalle cedole incassate ma anche dall'andamento dei tassi durante il periodo di investimento.
Immaginiamo di acquistare oggi un BTP decennale con cedola del 3,5% e un ETF che replica l'andamento dei BTP decennali. Dopo 9 anni, mentre del BTP conosciamo con certezza i flussi generati e sappiamo che rimborserà 100 a scadenza, la redditività dell'ETF dipenderà dal differenziale di prezzo tra acquisto e vendita. Se in quel momento la BCE dovesse inaspettatamente alzare i tassi, mentre il BTP prossimo alla scadenza subirebbe variazioni minime, l'ETF registrerebbe un impatto significativo proprio per il suo meccanismo di funzionamento.
Questi strumenti si prestano quindi a strategie diverse rispetto alle obbligazioni singole. Possono rappresentare uno strumento efficiente per costruire la componente obbligazionaria di un portafoglio diversificato di lungo termine grazie alla loro diversificazione intrinseca. In alternativa, attraverso ETF con duration elevata (ad esempio 10-20 anni), possono essere utilizzati in chiave più speculativa per beneficiare di un atteso ribasso dei tassi (attenzione ribasso non scontato già dal mercato) - una strategia che però comporta rischi significativi se le aspettative non dovessero concretizzarsi o i tassi dovessero muoversi nella direzione opposta.
Per approfondire tutti gli aspetti vi suggerisco la lettura dell'articolo: Meglio avere in portafoglio singole obbligazioni o ETF obbligazionari?.
Conclusioni
Le obbligazioni continuano a offrire opportunità interessanti, anche in uno scenario di tassi in discesa. Troppo spesso però l'analisi si riduce a una semplificazione eccessiva, dimenticando che la scelta dello strumento più adatto deve partire da un'attenta valutazione degli obiettivi dell'investitore.
Le obbligazioni singole, con la loro capacità di garantire flussi certi a scadenze predefinite, e gli ETF obbligazionari, con il loro meccanismo di rolling e diversificazione intrinseca, rispondono infatti a esigenze diverse.
Non esiste quindi uno strumento "migliore" in assoluto, ma strumenti più o meno adatti a seconda delle esigenze. Un'analisi approfondita dei propri obiettivi, unita a una chiara comprensione delle caratteristiche di ciascuno strumento, dovrebbe essere alla base di ogni scelta d'investimento.
Purtroppo, le logiche commerciali delle banche o di altri intermediari possono talvolta prevalere sulle riflessioni fatte. La spinta a privilegiare prodotti più remunerativi per l'intermediario rischia di mettere in secondo piano questa fondamentale fase di pianificazione, essenziale per garantire che gli strumenti scelti siano realmente allineati con gli obiettivi dell'investitore. È quindi importante essere consapevoli che un'analisi superficiale, per quanto apparentemente più semplice e immediata, potrebbe non servire al meglio i nostri interessi di lungo termine.
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